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  10/12/2019 - 06:08

 

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Andrea Camilleri
La paura di Montalbano
Milano, Mondadori, 2002; pp. 321

 




                     di Paolo Boschi


La vampa d'agosto
La luna di carta
Privo di titolo
La prima indagine di Montalbano
La presa di Macallè
Il giro di boa
Le inchieste del commissario Collura
Camilleri legge Montalbano
La linea della palma
La paura di Montalbano
Il ladro di merendine in Cd-rom
Il re di Girgenti
L'odore della notte
La scomparsa di Patò
La testa ci fa dire
La gita a Tindari
Gli arancini di Montalbano
La mossa del cavallo
La concessione del telefono


Il personaggio di Salvo Montalbano è senza dubbio una delle invenzioni letterarie più felici dell’ultimo decennio della letteratura italiana, una magica alchimia narrativa che si ripete inevitabilmente ad ogni nuova uscita, si tratti di un romanzo o di una raccolta di racconti. La paura di Montalbano appartiene alla seconda tipologia: con la sua ultima fatica letteraria Andrea Camilleri ci propone sei avventure del commissario più famoso a livello nazionale, nel dettaglio tre racconti lunghi e tre brevi, due dei quali già pubblicati nel 2001 sulla rivista dell’Amministrazione Penitenziaria “Le due città” (il primo della raccolta) e sul quotidiano “La Repubblica” del 15 agosto 1999 (il terzo). I tre racconti brevi, come avverte lo stesso Camilleri nell’immancabile nota finale, non sono polizieschi in senso stretto, ma storie incentrate su incontri occasionali (ma straordinari) di Montalbano: nel racconto apripista, Giorno di febbre, il commissario di Vigàta – che durante tutta la storia tenta di procacciarsi (senza esito) un termometro per riscontrare una febbre che pare certa – s’imbatterà in un barbone che è molto più di quel che sembra; da segnalare anche un omaggio a Un giorno dopo l’altro del giovin collega Lucarelli, romanzo col quale Montalbano si consola durante la sua febbricitante avventura. Nel terzo racconto, Un cappello pieno di pioggia, un Montalbano in trasferta romana ritroverà un vecchio compagno di scuola a distanza di anni – e purtroppo casualmente farà anche la sgradita conoscenza del figlio di costui –. Nel quinto racconto, che presta il titolo a tutta la raccolta, un Montalbano (lui, uomo di mare convinto) costretto da Livia ad una fastidiosa vacanza tra i monti riuscirà a salvare una donna in bilico nel vuoto leggendo al contempo nella situazione un latente omicidio. La paura di Montalbano, innescata dall’impertinente questione sollevata da un conoscente col vizio della psicologia, consiste proprio nel calarsi negli abissi dell’animo umano: operazione investigativa di cui l’impagabile commissario ha sempre fatto a meno per timore di trovare, giunto in fondo ad uno dei tanti strapiombi esistenziali percorsi nella sua carriera, uno specchio riflettente la propria faccia. L’ultima raccolta di racconti dedicata al mitico commissario di Vigàta si distingue dalle precedenti – Un mese con Montalbano e Gli arancini di Montalbano – proprio per i tre racconti lunghi, divisi in capitoli e strutturati come piccoli romanzi, intitolati rispettivamente Ferito a morte, Il quarto segreto e Meglio lo scuro. Ferito a morte è incentrato sull’indagine relativa all’omicidio di un usuraio trovato cadavere nella sua camera dalla giovane nipote Grazia, una figura ottimamente tratteggiata sotto il versante psicologico e che si rivelerà centrale per l’inchiesta. A giudizio del PM si tratterebbe di un delitto passionale legato all’ambiente omosessuale, il milieu dove i vari indizi parrebbero convergere: Montalbano, per niente convinto di questa soluzione di comodo (una “solenni pigliata per fissa”), troverà lo spunto decisivo per chiarire il mistero in un detto popolare di paterna memoria; d’obbligo segnalare uno splendido dialogo telefonico di stampo alfieriano tra Montalbano e Catarella. Notevole anche Il quarto segreto: l’episodio più articolato di tutto il libro è aperto da uno strano incubo di Montalbano, causato forse da una delle sue smodate cene di carvalhiana memoria: durante l’inchiesta, apparentemente non straordinaria e relativa alla morte di un muratore albanese caduto da un’impalcatura, il commissario stringerà un’alleanza sorprendente con Verruso, maresciallo dei Carabinieri colpito da malattia incurabile ma ben deciso, dignitosamente, a non voler lasciare casi in sospeso. Nell’indagine Montalbano si avvarrà anche dell’aiuto di Catarella, il buffo centralinista del commissariato di Vigàta. Meglio lo scuro, il racconto finale, è invece un’inchiesta sulla falsa riga de Il cane di terracotta: Montalbano dovrà investigare su un omicidio consumato mezzo secolo prima e che presenta tutte le caratteristiche deteriori di un romanzo d’appendice, aiutato al solito dalla sua memoria storica, la maestra paralitica Clementina Vasile-Cozzo. Sei racconti d’eccezione attraverso i quali il variegato mondo di Vigàta e dintorni ed i numerosi personaggi di contorno del serial montalbaniano acquistano in definizione. Una raccolta avvincente, animata dal consueto ed efficacissimo mélange italo-siciliano di Camilleri, a tratti inquietante per i realistici squarci di cronaca nera che affiorano qua e là a colorare le storie.

Andrea Camilleri, La paura di Montalbano, Milano, Mondadori, 2002; pp. 321

Voto 8 

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