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  25/08/2019 - 10:27

 

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Andrea Camilleri
La luna di carta
Palermo, Sellerio, 2005, pp. 267
Montalbano colpisce ancora

 




                     di Paolo Boschi & Hans Honnacker


La vampa d'agosto
La luna di carta
Privo di titolo
La prima indagine di Montalbano
La presa di Macallè
Il giro di boa
Le inchieste del commissario Collura
Camilleri legge Montalbano
La linea della palma
La paura di Montalbano
Il ladro di merendine in Cd-rom
Il re di Girgenti
L'odore della notte
La scomparsa di Patò
La testa ci fa dire
La gita a Tindari
Gli arancini di Montalbano
La mossa del cavallo
La concessione del telefono


Nell’ultima fatica di Camilleri, La luna di carta, il più famoso commissario letterario d’Italia si trova stretto nella morsa di due belle “fìmmine”, entrambe insidiose sebbene caratterialmente agli antipodi, due donne che finiranno per mettere a dura prova la capacità di Montalbano di resistere alle tentazioni. D’altra parte sono proprio loro a distogliere il protagonista dallo scenario di malinconia esistenziale che lo avvolge all’inizio del romanzo, in cui lo scopriamo da qualche tempo assillato da un “mezzo” pensiero ricorrente, purtroppo relativo all’inesorabile avvicinamento al giorno della propria morte. E poi arriva l’inevitabile “ammazzatina” dalle modalità improprie che assorbirà, come sempre, le attenzioni (conscie e non) del nostro eroe liberandolo dall’ossessione del memento mori: la vittima stavolta risponde al nome di Angelo Pardo, un informatore medico-scientifico, trovato morto nel suo appartamento in una posa oscena peraltro discordante con lo stato del cadavere, che esclude la possibilità di rapporti sessuali prima dell’assassinio. L’impagabile commissario di Vigàta inizia così ad indagare alternandosi tra le due donne più vicine alla vittima – la sorella nubile e l’amante sposata –, trovandosi presto stretto in un’intricatissima rete di illusioni fuorvianti: prima conosce la sorella, volutamente dismessa, morbosamente gelosa del fratello, dotata di temperamento chiuso ed introverso, ma divorata da ardori segreti; quindi passa all’amante, estroversa e sensuale, franca fin quasi all’imbarazzo, con un passato dimenticato da ex tossica strappata alla strada da un marito anziano e voyeur. Le due vanno sgambettandosi a vicenda, irretiscono il buon commissario in un recinto di mezze verità, trappole emotive ed esche scenografiche. E Montalbano vacilla davanti alla luna di carta che vede prender forma davanti ai suoi occhi: “Quann’era picciliddro, una volta so patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna ‘n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il padre gli diciva, ci aviva criduto. E ora maturo, sperto, uomo di ciriveddro e d’intuito, aviva nuovamente criduto come un picciliddro a dù fìmmine […], che gli avevano contato che la luna era fatta di carta”. La solita ‘esplosione’ intuitiva del protagonista gli consente di stringere una verità utile soltanto a completare lo scenario di tragica passione che ha innescato l’omicidio. Secondo consuetudine, anche ne La luna di carta non mancano allusioni esplicite alla situazione politica attuale: la mordace digressione di Montalbano su “Mani Pulite”, dieci anni dopo, esprime tutta l’amarezza di Andrea Camilleri riguardo alla classe politica di oggi, corrotta ed inquinata da vizi inconfessabili. Insieme al caratteristico impasto linguistico siculo-italiano che da sempre caratterizza l’opera camilleriana, in questo ennesimo capitolo della saga di Moltalbano sono le irresistibili idiosincrasie del commissario nazionale che continuano a funzionare, rendendo unico ed amato in tutto il mondo un personaggio che, nonostante tutto, continua a credere nella giustizia e – perché no? – anche nell’amore. In attesa di ulteriori sviluppi, il caso Montalbano resta aperto...

Andrea Camilleri, La luna di carta, Palermo, Sellerio, 2005, pp. 267

Voto 8 

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