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  25/08/2019 - 09:54

 

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Andrea Camilleri
L'odore della notte
Palermo, Sellerio, 2001; pp. 225

 




                     di Paolo Boschi


La vampa d'agosto
La luna di carta
Privo di titolo
La prima indagine di Montalbano
La presa di Macallè
Il giro di boa
Le inchieste del commissario Collura
Camilleri legge Montalbano
La linea della palma
La paura di Montalbano
Il ladro di merendine in Cd-rom
Il re di Girgenti
L'odore della notte
La scomparsa di Paṭ
La testa ci fa dire
La gita a Tindari
Gli arancini di Montalbano
La mossa del cavallo
La concessione del telefono


Ormai il commissario Salvo Montalbano da Vigàta è una garanzia letteraria a prova di bomba: indipendentemente dall'esito delle vendite, comunque sempre più notevoli, il personaggio di Andrea Camilleri è come un vecchio amico da cui aspettarsi sempre nuove sorprese secondo piacevoli (e collaudati) schemi narrativi. Così avviene anche ne L'odore della notte (titolo felice e pregnante come di consueto), sesto romanzo dedicato al commissario Montalbano dopo La forma dell'acqua, Il cane di terracotta, Il ladro di merendine, La voce del violino e La gita a Tindari: storie dichiaratamente seriali che hanno visto l'emergere di nuovi caratteristi ed il graduale cambiamento dei personaggi principali, sottoposti come ai lettori all'usura del tempo. Tornando al titolo, c'è uno scambio di battute molto significativo all'interno del romanzo che si rivela una chiave di lettura primaria per la storia: "Ha detto l'odore della notte?" "Sì, a seconda dell'ora la notte cangia odore". E così nel corso del plot l'aria notturna cambia sfumature cromatico-olfattive intorno a Montalbano che, nell'inverno insulare, si ritrova giocoforza a dover risolvere un caso che non pare uno dei suoi, ma sembra anzi una banale truffa economica organizzata da un intraprendente imbroglione ai danni della povera gente, un finanziere truffaldino comunque finito cadavere in circostanze strane. Montalbano, tra l'altro, non sarebbe neppure il titolare delle indagini ma non potrà fare a meno di intromettervisi e trovare la soluzione, molto più tortuosa e drammatica di quanto gli indizi darebbero a pensare, facendo intuire una 'normale' truffa perpetrata ai danni del boom borsistico, con conseguente fuga dell'autore con i soldi incamerati da gran parte della gente di Vigàta. L'odore della notte mostra il protagonista pilotato in modo inquietante verso la soluzione del caso, che ricostruirà guidato da un'inspiegabile sensazione di déjà vu o, più precisamente, di déja lu, dato che nell'occasione Camilleri si è ispirato ad un racconto di William Faulkner intitolato Omaggio ad Emilia. Altra colorazione latente nel corso del romanzo è la tinta della nostalgia, innescata dal probabile futuro matrimoniale del braccio destro di Montalbano, Mimì Augello, impenitente donnaiolo avviato al fatidico sì: un cambiamento che richiama il commissario allo scorrere del tempo ed alla sua ormai proverbiale refrattarietà a formare una vera famiglia con l'eterna fidanzata Livia da Boccadasse, Genova. A punteggiare il turbamento del protagonista ne L'odore della notte c'è anche l'ultimo regalo di Livia, un pullover mai indossato dal commissario, finito irreparabilmente sgualcito per la sua disattenzione (forse una sorta di rimozione inconscia) e quindi occultato ad arte, ma che compare e scompare in continuazione lungo la storia, quasi a simboleggiare l'insorgenza dell'istituzione familiare nella vita del protagonista. Non c'è da augurarsi che Camilleri, classe 1925, continui a raccontarci le imprese del commissario di Vigàta con il piglio che l'ha ormai reso il caso letterario nazionale per antonomasia: il personaggio piace e 'prende', dalla carta stampata (sia in versione narrativa breve che lunga) al piccolo schermo.

Andrea Camilleri, L'odore della notte, Palermo, Sellerio, 2001; pp. 225

Voto 7½ 

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