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  22/08/2019 - 06:58

 

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Scanner - libri
 


Andrea Camilleri
La mossa del cavallo
Milano, Rizzoli, 1999

 




                     di Paolo Boschi


La vampa d'agosto
La luna di carta
Privo di titolo
La prima indagine di Montalbano
La presa di Macallè
Il giro di boa
Le inchieste del commissario Collura
Camilleri legge Montalbano
La linea della palma
La paura di Montalbano
Il ladro di merendine in Cd-rom
Il re di Girgenti
L'odore della notte
La scomparsa di Paṭ
La testa ci fa dire
La gita a Tindari
Gli arancini di Montalbano
La mossa del cavallo
La concessione del telefono


Una delle costanti della narrativa di Andrea Camilleri - nato a Porto Empedocle nel 1925, sceneggiatore e regista teatrale e televisivo - è l'ambientazione tipicamente siciliana dei suoi romanzi, talmente siciliana da oltrepassare la realtà, perché la cittadina di Vigàta - dove 'vive' e 'lavora' il commissario Montalbano, protagonista di quattro romanzi polizieschi e di una raccolta di racconti, tutti di straordinario successo - è pura (e felice) invenzione narrativa: "il centro più inventato della Sicilia più tipica", insomma, stando ad una riuscita definizione. Nella Vigàta di fine Ottocento Camilleri si è ritagliato anche lo spazio per una seconda serie di romanzi, gialli atipici (e storici) come La stagione della caccia , Il birraio di Preston o il fortunatissimo La concessione del telefono - tutti editi da Sellerio -, ai quali appartiene anche La mossa del cavallo. Altra costante della narrativa di Camilleri è il fortunatissimo impasto linguistico di italiano e dialetto siculo che spesso affiora nelle sue pagine: un mélange caratteristico e intrigante, perché costringe il lettore ad impadronirsene gradualmente. Gli habitués del narratore siciliano saranno non poco sorpresi perché La mossa del cavallo li costringerà a raddoppiare i propri sforzi, nel tentativo di comprendere il ben più arduo dialetto genovese che emerge dal monologo interiore del protagonista: che è nato a Vigàta ma - e qui sta l'innovazione - ha passato tutta l'infanzia a Genova . Giovanni Bovara, tornato nel paese natale come ispettore capo ai mulini di Montelusa, è per l'appunto "un siciliano che parla genovese", ben deciso a svolgere il suo compito senza avvisi preliminari delle ispezioni, costanti nell'operato dei due suoi predecessori, entrambi misteriosamente uccisi. Bovara impiega poco tempo per conoscere la 'fauna' e le usanze locali: una vedova prosperosa e prezzolata, la sua padrona di casa, della quale s'invaghisce subito; il classico boss della provincia, che sembra avere le mani in pasta ovunque, anche in affari poco leciti; l'amministrazione locale, apparentemente indifferente a tutto; e il prete del paese, interessato più alle grazie terrene delle sue parrocchiane che alla salvezza delle loro anime. Il protagonista si rivela incorruttibile e motivato. Bovara è poi casuale testimone dell'omicidio del prete ma, resa la sua testimonianza, nel giro di poche ore si trova intrappolato negli ingranaggi di un'estemporanea macchinazione allestita ai suoi danni, in seguito ad un interrogatorio in siciliano dove lui non ha la prontezza di capire che sta succedendo. E' allora che il protagonista pensa alla mossa del cavallo per 'saltare' i suoi avversari e vincere la partita. Come per gli altri romanzi storici, anche per La mossa del cavallo Camilleri ha tratto liberamente spunto dagli appunti di Leopoldo Franchetti per la sua inchiesta sulle condizioni socio-economiche della Sicilia ottocentesca.

Andrea Camilleri, La mossa del cavallo, Milano, Rizzoli, 1999

Voto 7½ 

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