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  25/08/2019 - 09:02

 

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Andrea Camilleri
Il giro di boa
Palermo, Sellerio, 2003; pp. 272
Montalbano colpisce ancora

 




                     di Paolo Boschi


La vampa d'agosto
La luna di carta
Privo di titolo
La prima indagine di Montalbano
La presa di Macallè
Il giro di boa
Le inchieste del commissario Collura
Camilleri legge Montalbano
La linea della palma
La paura di Montalbano
Il ladro di merendine in Cd-rom
Il re di Girgenti
L'odore della notte
La scomparsa di Patò
La testa ci fa dire
La gita a Tindari
Gli arancini di Montalbano
La mossa del cavallo
La concessione del telefono


Ormai Salvo Montalbano, commissario di stanza a Vigàta, più che un personaggio letterario è diventato una presenza costante dell’immaginario collettivo degli italiani amanti di fiction seriale (in libreria o sul piccolo schermo), per certi versi un vecchio amico, di cui riscoprire i tratti caratteristici fin dal prime pagine dell’ennesimo romanzo firmato Camilleri, ormai assurto a caso letterario permanente della letteratura italiana contemporanea. Il traguardo del settimo romanzo della serie è un vero e proprio giro di boa, in perfetto ossequio del titolo, e ci riconsegna un Montalbano irreversibilmente turbato dall’atteggiamento eccessivo tenuto dai propri colleghi verso i no global durante il G8 – l’autore aveva peraltro annunciato che il suo personaggio non avrebbe potuto restare insensibile ai tragici fatti di Genova –, turbato dalla situazione politica, rattristato dalle leggi sull’immigrazione ed ormai ben deciso a dimettersi dalla Polizia. Per scuotersi da siffatto stato d’animo, nelle prime pagine de Il giro di boa il commissario Montalbano decide di farsi una bella nuotata, stancandosi al limite delle proprie forze per dimenticare gli incubi tremendamente realistici di una pessima nottata: ed è in alto mare, in difficoltà a causa dei crampi, che Montalbano s’imbatte nell’inchiesta più pesante degli ultimi tempi, finendo casualmente in collisione con il cadavere di un morto ammazzato in brutali modalità, un probabile clandestino, assolutamente anonimo e destinato ad essere presto archiviato come un caso senza vie d’uscita. Anziché amareggiarsi ulteriormente per l’ennesimo crimine rimasto insoluto e perpetrato ai danni dei più deboli, l’orribile omicidio dissipa le malinconiche nubi che aleggiano intorno al “ciriveddro” di Montalbano, ed anzi lo spinge ad estrarre affannosamente una pista da seguire dai pochi indizi a disposizione. Solo per scoprire che il morto galleggiante era già morto prima, per dirla con  il mitico Catarella, “il morto addivintò vivendi e appresso morse nuovamenti addivintando natante”. Pagina dopo pagina l’inchiesta originaria va sdoppiandosi: Montalbano ritrova infatti cadavere un bambino disceso da un barcone di immigrati, sfuggito e riconsegnato dal commissario alla madre, nonostante l’implorante terrore negli occhi del piccolo. I delitti in apparenza sembrano indipendenti l’uno dall’altro ma risulteranno accomunati da un fil rouge di affine, inimmaginabile ferocia. Nel puzzle delle indagini le due inchieste restano segnate a lungo da misteriose “convergenze parallele”, come le definirà il protagonista, capace comunque di risolvere l’intricata matassa ritrovando l’impossibile punto di incontro (una mostruosa rete di commercio umano), ma costretto perfino a sparare per uccidere per salvarsi la vita. Il giro di boa, nonostante l’incipit all’insegna della malinconia, ci riconsegna un Montalbano più pimpante che mai, fortemente disilluso ma ben deciso a superare con l’azione un presente per lui contraddittorio e segnato da una sempre più diffusa decadenza di valori. Il romanzo narrativamente è intrigante secondo consuetudine, anche perché il commissario di Vigàta – nonostante l’aiuto attivo dei colleghi Augello, Caterella, Fazio e della spericolata (e bellissima) “svidisa” Ingrid – continua spesso a lasciarsi trasportare dalla sua vocazione di sbirro solitario, finendo talvolta anche per perdere il filo delle indagini, salvo compiere all’improvviso miracolosi balzi investigativi (spesso punteggiati da sonori nitriti). Nella consueta nota finale Camilleri svela le fonti dei (tragici) dati sull’immingrazione clandestina dei minori e del curioso caso dell’uomo che morì due volte: la realtà, anche in letteratura, spesso riesce tristemente a superare la fantasia. L’ennesima chicca della serie.

Andrea Camilleri, Il giro di boa, Palermo, Sellerio, 2003; pp. 272

Voto 7½ 

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