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  10/12/2019 - 06:03

 

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Andrea Camilleri
La scomparsa di Patò
Milano, Mondadori, 2000; pp. 255
Chi ha incastrato Antonio Patò?

 




                     di Paolo Boschi


La vampa d'agosto
La luna di carta
Privo di titolo
La prima indagine di Montalbano
La presa di Macallè
Il giro di boa
Le inchieste del commissario Collura
Camilleri legge Montalbano
La linea della palma
La paura di Montalbano
Il ladro di merendine in Cd-rom
Il re di Girgenti
L'odore della notte
La scomparsa di Patò
La testa ci fa dire
La gita a Tindari
Gli arancini di Montalbano
La mossa del cavallo
La concessione del telefono


Cinquant'anni prima, durante le recite del "Mortorio", cioè della Passione di Cristo secondo il cavalier D'Orioles, Antonio Patò, che faceva Giuda, era scomparso, per come la parte voleva, nella botola che puntualmente, come già un centinaio di volte tra prove e rappresentazioni, si aprì: solo che (e questo non era nella parte) da quel momento nessuno ne aveva saputo più niente; e il fatto era passato in proverbio, a indicare misteriose scomparizioni di persone o di oggetti": così scriveva Leonardo Sciascia in A ciascuno il suo, e da queste righe in limine prende avvio La scomparsa di Patò, l'ultimo (almeno per ora) romanzo che Camilleri ha dedicato a fatti e curiosità della Vigàta storica, un non luogo immaginario che da sempre nella sua narrativa costituisce un vero concentrato di sicilianità. Il gioco che stavolta Andrea Camilleri sceglie di giocare è lo stesso alla base del notevole La concessione del telefono: capita infatti che la vicenda centrale (ovvero la scomparsa di Antonio Patò) sia evocata anche in questo caso attraverso un variegato dossier dei documenti 'ufficiali' del tempo, ovvero i dispacci del questore, del prefetto e del capitano dei Carabinieri di Montelusa (la provincia immaginaria dell'immaginaria cittadina), e dei rispettivi subordati di stanza a Vigàta, dal quotidiano locale "L'Araldo di Montelusa", ossequioso all'establishment, e dal giornale panormita "La Gazzetta dell'Isola", schierato invece all'opposizione, dalle scritte apparse sui muri, dalle lettere anonime, firmate e firmate con croce inerenti alla vicenda, perfino dal volantino in stile "Chi l'ha visto?" fatto stampare dalla moglie del fantomatico protagonista. Si comincia in sordina il 20 marzo del 1890 con la presentazione dell'evento vigàtese per definizione: la 'colossale' messa in scena del "Mortorio" in programma l'indomani, un allestimento teatrale con oltre cento comparse, attori professionisti e dilettanti. Di quest'ultima categoria fa parte anche Antonio Patò, stimato direttore della locale filiale della Banca di Trinacria, marito e padre esemplare, parente di un sottosegretario alla difesa con qualche collusione mafiosa di troppo: Patò da qualche anno recita con crescente bravura il ruolo di Giuda, protagonista della scena clou del "Mortorio", ovvero la scomparsa fulminea in una botola nascosta. Un espediente di puro teatro: anche stavolta il pubblico s'infiamma nel momento in cui la terra pare inghiottire di colpo il grande traditore, ma Antonio Patò non si riunirà agli altri attori sul palco per la salva finale di applausi. Da quel preciso istante di Giuda-Patò si perde ogni traccia e cominciano a fiorire le più svariate congetture ed ipotesi sul suo enigmatico destino: dal rapimento all'amnesia, o la lunga mano della Mafia, o forse una spaccatura nel continuum spazio-temporale ipotizzata dal Reale Astronomo britannico Alistair O'Rodd, o infine l'attuarsi in loco della straordinaria "scala di Penrose" a giudizio dell'Archeologo di Corte Michael Christopher Enscher. Insomma, del caso di Patò finiscono per parlarne tutti e tutti della strana vicenda daranno la propria (talvolta esilarante) interpretazione. La ridda di documenti ufficiali (e non) dell'epoca è il meccanismo esclusivo adottato da Camilleri per raccontare la storia: un espediente che peraltro consente all'autore sicialiano di sperimentare la corrispondente varietà di registri linguistici - dal giornalistico celebrativo (o di denuncia) al burocratese spinto, dal popolare con velleità culturali al dialetto più triviale -. La scomparsa di Patò è un divertente romanzo giallo su un caso intricato e misterioso mostrato dai molteplici punti di vista dei protagonisti contemporanei. Andrea Camilleri continua a rivelarsi uno scrittore intrigante e capace di focalizzare (a tratti in modo esilarante) la società siciliana nei rispettivi vizi e virtù, rapporti palesi e relazioni sotterranee, amicizie manifeste e nascoste antipatie, ed un buon numero di segreti nel cassetto: l'ultimo destinato a rimaner tale è proprio la sorprendente (e scomoda) soluzione dell'indagine stessa. Il caso Camilleri continua...

Andrea Camilleri, La scomparsa di Patò, Milano, Mondadori, 2000; pp. 255

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