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  07/04/2020 - 15:40

 

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Manuel Vázquez Montalbán
L'uomo della mia vita
Milano, Feltrinelli, 2000; pp. 231
Amori passati ed un insolito delitto a sfondo satanico-erotico-politico

 




                     di Paolo Boschi


Ho ammazzato J.F. Kennedy
Storie di padri e figli
L'uomo della mia vita
Il premio
Storie di fantasmi
Quintetto di Buenos Aires
O Cesare o nulla


Dopo la parentesi argentina del Quintetto di Buenos Aires, Manuel Vázquez Montalbán torna con una nuova avventura catalana del solito Pepe Carvalho: il teatro consueto dell'avventura al centro de L'uomo della mia vita è infatti Barcellona, ritratta al solito dallo scrittore catalano attraverso l'abitudinario taglio misto tra socio-economico e storico-cronachistico, puntuale sintesi della città attuale e del bagaglio di sapori, facce, profumi, viste e sensazioni che il capoluogo catalano garantiva nel passato (e che Pepe ben ricorda). Ne L'uomo della mia vita l'impagabile detective per lavoro e gourmet a tempo perso, superato il ciglio della mezza età, si trova inizialmente al centro della spinta contrapposta di due fantasmi che si riaffacciano dal suo passato. Nelle prime pagine rientra infatti in scena una Charo matura ma sfavillante: l'ex prostituta dal cuore d'oro, già transfuga ad Andorra, si è rigenerata grazie alle attenzioni del facoltoso notaio catalano Quimet, che ha sistemato anche il suo ritorno a Barcellona ( da Carvalho, l'uomo della sua vita), aprendole un'erboristeria di grido - un ritorno che qualche imbarazzo al protagonista lo crea, dato che la relazione di un tempo sette anni dopo pare essersi trasformata in una solida amicizia -. Quimet cercherà a suo modo di sistemare anche Carvalho, coinvolgendolo attivamente nella costituenda rete di servizi segreti catalani: il tutto nell'ottica di una nascente e complessa entità sovranazionale denominata Région Plus che unirebbe in un triangolo economico-politico Barcellona, Tolosa e Milano. Il secondo fantasma del passato si materializza invece attraverso copiosi ed enigmatici fogli di carta eruttati dal fax del quale anche Carvalho (unica sua concessione al progresso) ha dotato il proprio ufficio. Trattasi di donna misteriosa che il detective etichetta inizialmente come "la balena del fax", una signora che ha continuato negli anni a seguire dai giornali le sue vicende professionali, e che si rivela poi essere Jessica Stuart-Pedrell, conosciuta da Carvalho come Yes, la figlia ventenne dell'imprenditore che non arrivò mai alle spiagge del Pacifico ne I mari del Sud: ovvero la ragazza tossica e viziata a suo tempo amata dal detective e quindi dirottata a Katmandu da un suo biglietto, con istruzioni seguite finora alla lettera dalla splendida quarantenne di oggi che, pure, non ha potuto evitare alla fine di incontrare di nuovo l'uomo della sua vita, la presenza latente che ha condizionato negli anni le sue scelte affettive e professionali. Nel bel mezzo di tali riaffioranti relazioni l'autore spagnolo non manca di affidare al buon Carvalho un caso intricato secondo copione: il protagonista dovrà indagare sul misterioso omicidio a sfondo erotico-satanico-politico di un giovane di un prestigiosa famiglia della Barcellona-bene, coinvolto in una torbida relazione con il guru di una setta satanica locale - un caso che offre il destro a Carvalho per investigare nel fitto sottobosco della religiosità contemporanea -. L'uomo della mia vita è la solita complicata avventura carvalhiana di Manuel Vázquez Montalbán: il plot a sfondo giallo procede in modo sinuoso e sotterraneo tra le derive romantiche delle due donne che, contemporaneamente, hanno eletto il malinconico e cinico detective catalano ad uomo delle rispettive vite: un Carvalho di fine millennio, ironico e disincantato, che secondo consuetudine continua a bruciare libri nel suo villino di Vallvidrera, a cucinare, indagare e ricucire enigmi personali e professionali sul suggestivo sfondo della capitale della Catalogna.

Manuel Vázquez Montalbán, L'uomo della mia vita, Milano, Feltrinelli, 2000; pp. 231

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