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  29/02/2024 - 02:17

 

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Manuel Vázquez Montalbán
Quintetto di Buenos Aires
Milano, Feltrinelli, 1999

 




                     di Paolo Boschi


Ho ammazzato J.F. Kennedy
Storie di padri e figli
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Storie di fantasmi
Quintetto di Buenos Aires
O Cesare o nulla


Il personaggio di Pepe Carvalho, detective catalano dotato di palato da raffinato gourmet, nacque nell'ormai lontano 1972 dalla fantasia di Manuel Vázquez Montalbán. Da allora si è reso protagonista di numerose avventure, è anche un po' invecchiato ed ha cominciato ad interrogarsi sul futuro, sull'amore, sul senso della vita: è sempre rimasto però un personaggio che, letterariamente parlando, 'funziona', almeno quando la penna del suo creatore è in vena. E d'altra parte da un autore che scrive da quasi trent'anni le avventure dello stesso personaggio è quasi fisiologico non potersi attendere una qualità costante, ma Montalbán finora se l'è cavata egregiamente a minimizzare le cadute di stile e d'ispirazione. Comunque, se Pepe Carvalho è inserito in una trama avvincente, per così dire a 'pronta presa', continua a dimostrarsi un personaggio vitale e in grado di stupire i suoi (numerosi) lettori: si ricreano (e si riprovano) così le emozioni di romanzi da gustare centellinandoli pagina per pagina, come ad esempio Tatuaggio, Il centravanti è stato assassinato verso sera, Il labirinto greco, La solitudine del manager e Il premio. Quintetto di Buenos Aires è da non perdere, perché appartiene decisamente a questa categoria d'eccellenza. Il romanzo prende l'avvio nella capitale catalana, con Carvalho alle prese con la sua malinconia e in lite con l'eterna fidanzata Charo, ex prostituta, in esilio volontario per pensare al futuro della loro relazione. Il detective si turba contemplando i cambiamenti che snaturano la sua Barcellona, "città post-olimpica, [...] ormai senza inguini, città dagli inguini estirpati, trasformata in teatro profilattico per interpretare la farsa della modernità". Uno stato d'animo difficile, a togliere l'investigatore dall'impasse arriva opportunamente il classico caso dell'altrettanto classico zio d'America, emigrato in Spagna per strappare il figlio alle grinfie della dittatura militare: il suo problema è che il figlio è rientrato in Argentina, forse in cerca della figlia, desaparecida da quando gli fu strappata in fasce, forse per trovare le proprie origini o per diventare lui stesso un desaparecido. Il Leitmotiv della storia è proprio il ritrovamento di Raúl Tourón, il cugino di Pepe: per riuscirci Carvalho sbarca in un paese complesso e impenetrabile, che non conosce e che non è facile da conoscere. Il detective catalano arriva a Buenos Aires avendo in testa pochi concetti essenziali dell'Argentina: " Maradona, desaparecidos, tango" e non necessariamente nell'ordine. Carvalho cerca il cugino, lo trova, lo riperde e lo ritrova ancora, mentre aspetta che il parente decida se tornare in Spagna con lui oppure no, trova anche il tempo per fondare un'agenzia investigativa con tanto di associato locale, e di occuparsi di alcuni casi autoctoni, casi con sottofondo di tango naturalmente, pervasi da un misto singolare di tristezza, sensualità, solitudine. Casi che s'incastrano con un gioco di scatole cinesi nel caso principale: il caso di un uomo occulto, quello di una malafemmina, dello strano figlio 'naturale' di Borges e di una setta di integralisti borgesiani. E in Argentina il detective si trova anche sul limite di una storia d'amore, conosce strani personaggi (alcuni indimenticabili), non sa se restare o partire, si perde nei tanghi cantati da Adriana Varela - riportati nel testo e composti da Montalbán per la cantante argentina -. Un grande romanzo, da gustare pagina dopo pagina.

Manuel Vázquez Montalbán, Quintetto di Buenos Aires, Milano, Feltrinelli, 1999

Voto 8 

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