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  17/12/2018 - 21:28

 

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Nella Tela del Ragno
Dal fumetto al grande schermo
Analisi dell'adattamento di Spidey dalla carta alla celluloide
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                     di Paolo Boschi


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Per lo spettatore comune, che dell’Uomo Ragno non ha mai letto neppure un’avventura, visionare Spider-Man di Sam Raimi costituirà probabilmente la scoperta di un universo fantastico di sorprendente complessità e dall’ambientazione molto realistica. Il primo elemento di diversificazione rispetto alle origini dell’arrampicamuri, datate 1962 e firmate Lee-Ditko, consiste nel ragno che innesca la mutazione di Peter Parker: non più un ragno morente per contaminazioni radioattive ma, più in accordo con l’attualità scientifica, un ragno mutato geneticamente per assemblare le caratteristiche di diverse specie di aracnidi – peraltro sulla falsa riga della rilettura contemporanea delle origini del tessiragnatele realizzata dallo sceneggiatore Brian M. Bendis nella ragno-collana più recente, ovvero “Ultimate Spider-Man” –. Tra i nuovi poteri ‘naturali’ che il giovane Parker scopre di possedere – superforza, premonizione dei pericoli, agilità sovrumana, aderenza alle superfici – c’è anche la capacità di produrre ragnatele dai polsi, diversamente dalla serie a fumetti in cui Peter, scienziato in erba fin dall’adolescenza, aveva sintetizzato chimicamente un adesivo che utilizzava tramite lanciaragnatele da polso: sembrerà un particolare di poco conto, ma nel corso della carriera dell’Uomo Ragno molte volte l’esaurimento delle capsule dei lanciaragnatele ha finito per rivelarsi un elemento drammatico aggiuntivo per le avventure di Spidey. Se mancano i lanciaragnatele, c’è invece un costume che rilegge correttamente la versione fumettistica: Peter in fase di progettazione ne realizza alcuni schizzi degni di un professionista, anche perché li ha realizzati il disegnatore Phil Jimenez. Il film di Raimi, focalizzandosi sui primordi del personaggio, descrive Peter Parker esattamente per quello che è, ovvero un tipico esponente della cerchia dei nerds dei colleges americani: in una parola il classico studente sfigato, perdutamente innamorato (e dalla prima elementare!) dell’altrettanto classica bellezza della porta accanto, ovvero la favolosa Mary Jane Watson, sua vicina di casa da sempre nonché la ragazza più “in” della scuola (chiaramente Peter non ha mai trovato il coraggio per dirle una parola). Nella realtà... del fumetto (scusate l’ossimoro) le cose non stanno esattamente così, il che è perfettamente ovvio, considerando che lo sceneggiatore David Koepp ha dovuto sintetizzare in una sola storia quattro decadi di continuity ragnesca e, quindi, semplificare: la prima ragazza di Peter Parker fu Betty Brant, che in Spider-Man s’intravede per pochissimo, la timida segretaria del direttore del “Daily Bugle” J.J. Jameson. Si trattò di una relazione piuttosto breve, comunque: poco dopo Peter fu costretto a conoscere la famigerata Mary Jane Watson, costretto perché il loro primo incontro fu organizzato come una sorta di appuntamento al buio dalla zia May e da Anna Watson, zia di M.J. che accolse Peter con la storica frase: “Ammettilo tigrotto, stavolta hai fatto centro!”. M.J. non divenne la ragazza di Peter ma ne sarebbe divenuta la storica sposa oltre trent’anni dopo (ma la cronologia dei fumetti è molto più dilatata rispetto alla realtà): il primo amore di Spider-Man da liceale sbocciò poco tempo dopo con l’indimenticabile Gwen Stacy, figlia (di lì a poco orfana) del commissario Arthur Stacy, che scoprì l’identità segreta di Parker. Oltre allo zio Ben, ucciso dal (primo) ladro che Spidey si lasciò scappare per indifferenza, fu proprio Gwen una delle prime co-protagoniste della serie a perire per mano di uno degli avversari dell’Uomo Ragno, ovvero Goblin, che ne provocò la morte gettandola dal ponte di Brooklyn. La scena, mutatis mutandis, è stata adattata anche nella trama di Spider-Man: al contrario della fonte fumettistica, nel film Peter Parker riesce a salvare Mary Jane, mentre Goblin in versione metalizzata finisce la sua carriera criminale esattamente come nel fumetto, ovvero trafitto dal suo aliante ultratecnologico. Altra curiosità è relativa alla scena conclusiva, in cui Peter si allontana da una M.J. infine sentimentalmente corrispondente: oltre alla frase dello zio eletta a monito del suo operato supereroistico (da grandi poteri derivano grandi responsabilità), un’altra caratteristica tematica costante dell’Uomo Ragno è infatti quella di perdere anche quando vince, in ossequio alla sfortuna che continua a bersagliarlo anche dopo aver acquisito i suoi stupefacenti poteri – che gli consentono di compiere azioni eroiche puntualmente stravolte dalla stampa, e per le quali finisce sempre per mettere in pericolo i suoi cari –. Per quanto riguarda l’ambientazione Raimi è andato sul sicuro, ritoccando digitalmente qua e là il naturale scenario delle spettacolari imprese del nostro eroe, cioè i grattacieli di Manhattan. In tale contesto mancano le Twin Towers che un anno fa costituivano parte integrante nel trailer e sono scomparse in fase di post-produzione digitale in seguito alla tragedia dell’11 settembre 2001: le torri sono state lasciate in una sola inquadratura, come omaggio postumo, riflesse fugacemente nelle lenti di Spider-Man. Perfette nel complesse le scelte attoriali: spiccano ovviamente le prove dei tre protagonisti Tobey Maguire/Peter Parker, Kirsten Dunst/M.J. Watson e Willem Dafoe/Norman Osborn, ma non sfigurano neppure i personaggi di contorno, in particolare Cliff Robertson nei panni di Ben Parker e J.K. Simmons in quelli del vulcanico J. Jonah Jameson. L’ultima nota la riserviamo ad un dettaglio squisitamente lessicale: nel film vari personaggi descrivono l’arrampicamuri come “stupefacente”, in perfetto accordo col titolo completo della serie madre del personaggio (ovvero “Amazing Spider-Man”), ma nessuno usa l’aggettivo “spettacolare”, il secondo epiteto più utilizzato in ambito fumettistico. A prescindere dallo straordinario successo di pubblico riscontrato in tutto il mondo, Spider-Man è solo il primo tassello della saga saga cine-fumettistica dedicata all’arrampicamuri, sulla scia di quelle dedicate a Superman ed a Batman, personaggi targati DC Comics, mentre la Marvel ha già in produzione il sequel di X-Men, un film dedicato all’incredibile Hulk ed un altro a Devil, l’uomo senza paura. Vedremo...

Spider-Man, regia di Sam Raimi, con Tobey Maguire, Willem Dafoe, Kirsten Dunst, James Franco, Cliff Robertson, J.K. Simmons; fantastico/azione; Usa; 2002; C.; dur. 2h e 1'

Voto 7½ 

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