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  07/04/2020 - 15:46

 

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Oscar 2004
Il trionfo del Signore degli Anelli
11 statuette all'atto finale della trilogia di Peter Jackson

 




                     di Paolo Boschi


Oscar 2004
Nominations 2004
Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re
21 Grammi
Tutto può succedere
Big Fish - Le storie di una vita incredibile
La ragazza con l'orecchino di perla
Lost in translation - L'amore tradotto
Mystic River
L'ultimo samurai
La maledizione della prima luna
Alla ricerca di Nemo
Appuntamento a Belleville
Oscar 2003
Oscar 2002
Oscar 2001


Per l’ennesima volta gli Academy Awards confermano le attese della vigilia, che indicavano con notevole insistenza Il signore degli anelli – Il ritorno del re come logico favorito con le sue undici nominations. Ma che nella 76a edizione degli Oscar si verificasse un en plein di dimensioni così estese era davvero difficile immaginarlo: il film di Peter Jackson tratto dalla terza parte del capovolavoro di Tolkien è dunque riuscito nell’ardua impresa di aggiudicarsi undici statuette su undici candidature, molte delle quali andate a segno nelle categorie principali. Storicamente un simile exploit si era verificato soltanto due volte: nel 1959 con Ben Hur e nel 1997 con Titanic, ma nel caso de Il ritorno del re il riconoscimento equivale anche al definitivo sdoganamento del fantasy da parte di Hollywood, che fino ad ora non aveva mai tributato al genere eccessive soddisfazioni: miglior film, miglior regia, sceneggiatura non originale, miglior canzone (Into the west), miglior colonna sonora, miglior scenografia, costumi, miglior montaggio, miglior sonoro, effetti speciali visivi e miglior trucco. Complessivamente la saga de Il signore degli anelli dall’edizione 2002 all’edizione 2004 ha incassato ben diciassette statuette. Nonostante l’ambientazione acquatica ed il ragguardevole bottino di dieci nominations, ha rischiato di rimanere a bocca asciutta Master & Commander - Sfida ai confini del mare di Peter Weir, che ha ottenuto soltanto gli Oscar per la miglior fotografia e per gli effetti sonori. Si è ben difeso l’inossidabile Clint Eastwood con il suo Mystic River, ultimo capolavoro di una lunga serie, che ha fruttato le statuette per il miglior attore protagonista e per il miglior attore non protagonista ai bravissimi Sean Penn e Tim Robbins, a coronamento di due carriere vissute nel segno di scelte artistiche sempre difficili e di posizioni politiche spesso scomode. L’Oscar per la miglior attrice è invece stato assegnato alla bella Charlize Theron, irriconoscibile nei panni della sua prostituta lesbica e deforme in Monster, mentre la statuetta per la miglior attrice non protagonista finalmente è andata a Renée Zellweger – alla terza candidatura consecutiva – per la sua interpretazione in Ritorno a Cold Mountain (soltanto un Oscar su sette nominations). La sorprendente figlia d’arte Sofia Coppola, terza donna regista ad essere nominata nella storia dell’Academy, ha mancato l’Oscar più prestigioso, ma si è comunque consolata con la statuetta preferita dai cinefili, ovvero quella per la miglior sceneggiatura originale per il suo notevole Lost in translation. Confermate le attese della vigilia anche per quanto concerne l’Oscar per il miglior film straniero, categoria in cui si è imposto il canadese Le invasioni barbariche di Denys Arcand. Non c’è stata storia neppure nella categoria del miglior film d’animazione dove, secondo le previsioni, si è imposto il pixariano Alla ricerca di Nemo. Un verdetto complessivo tutto sommato abbastanza condivisibile, per quanto l’Academy non abbia voluto osare di più su Lost in translaction o azzardare su un gioiello come La ragazza con l’orecchino di perla. E che dire di un capolavoro come il burtoniano Big Fish? Poteva essere candidato in una qualunque delle categorie principali ma ha ricevuto soltanto la nomination (puntualmente andata a vuoto) per la miglior colonna sonora. Nella cerimonia di premiazione, presentata dal rientrante Billy Crystal, il momento più divertente è stato indubbiamente la consegna da parte di Jim Carrey dell’Oscar alla carriera al grande Blake Edwards, regista di Colazione da Tiffany e del ciclo della Pantera Rosa: seduto su una carrozzella elettrica a rotelle, Edwards ha strappato la statuetta al volo dalla mano di Carrey per poi sfracellarsi su un muro di cartapesta. Un ritiro davvero degno dell’Ispettore Clouseau...

Voto 6/7 

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