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  25/08/2019 - 05:22

 

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La ragazza con l'orecchino di perla
Regia di Peter Webber
Cast: Colin Firth, Scarlett Johansson, Tom Wilkinson; drammatico; Gran Bret./Lussemb.; 2003; C.
Dall'omonimo romanzo di Tracy Chevalier

 




                     di Paolo Boschi


Come per Leonardo nel caso dell’enigmatico sorriso della Monna Lisa, anche l’indecifrabile espressione de La ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer, pittore olandese di metà Seicento, ha innescato numerose ipotesi sull’identità, di fatto ignota, della modella ritratta nel dipinto. Un mistero intrigante, peraltro alimentato dalla scarsità di notizie sulla vita dell’artista di Delft. La scrittrice americana Tracy Chevalier ha colmato la lacuna lavorando di fantasia e tessendo una seducente ipotesi sulla genesi del famoso quadro nell’omonimo romanzo, recentemente traslato sul grande schermo dall’esordiente regista inglese Peter Webber, che ha già raccolto consensi in tutto il mondo oltre a tre prestigiose nominations agli Oscar 2004 – un piccolo miracolo per una produzione europea indipendente come questa –. La storia prende avvio a Delft, alle soglie dell’inverno del 1665: per sfuggire alla miseria familiare l’avvenente Griet viene assunta come servetta nella casa del maestro Johannes Vermeer, sposato con una moglie cattolica arrogante ed insicura che gli ha dato una prole numerosa: una casa di fatto amministrata con piglio dispotico dalla granitica e facoltosa suocera. Griet viene addetta alle pulizie dello studio del maestro, con l’avvertenza di spolverare minutamente ogni cosa senza spostarla di un millimetro. Un giorno dopo l’altro tra la timida ragazza ed il pittore s’instaura curiosamente una relazione che travalica il normale rapporto tra serva e padrone, un’impalpabile corrispondenza di animi intimamente avvezzi all’arte, perché nonostante la sua limitata istruzione Griet sembra non ignorare i nessi cromatici, rivela un talento innato per la composizione, è affascinata dai colori ed intuisce la valenza della luce nei dipinti di Vermeer. Mentre la relazione si dipana sull’esile filo che separa l’affinità elettiva dall’attrazione fisica, la ragazza finisce per colpire l’occhio del torbido mecenate del padrone, che commissionerà espressamente al suo protetto il ritratto della ragazza. La fine è nota: tra un’inoppurtuna seduzione ed un capolavoro immortale Vermeer lascerà che le circostanze (e la gelosia della moglie) gli impongano la seconda opzione. Il dipinto in questione, noto anche col titolo di Fanciulla col turbante, turbò non poco i moralisti coevi per l’espressione sensuale della modella, ritratta in una mise enigmatica e seducente al tempo stesso, peraltro con le labbra inumidite (dettaglio unanimemente giudicato inopportuno). La ragazza con l’orecchino di perla, pur nell’esprema semplicità dell’immaginosa trama, si rivela un film latore di un’ininterrotta fascinazione visiva: da compito ex studente d’arte l’esordiente Peter Webber costruisce le sue scene filmiche come un’impeccabile sequenza di dipinti, riuscendo nel non facile intento di ricreare l’atmosfera (e la luce crepuscolare, particolare non secondario) della pittura olandese di fine Seicento. A rendere il film un piccolo gioiello contribuisce non poco la recitazione ‘silenziosa’ di Scarlett Johansson, sempre più brava ad ogni sua nuova interpretazione nonostante la giovane età. Una vera delizia per gli occhi. Una pruderie per l’immaginazione. Non c’è che da augurare a questo film ogni fortuna in vista della notte delle stelle…<

La ragazza con l'orecchino di perla - The girl with a pearl earring, regia di Peter Webber, con Colin Firth, Scarlett Johansson, Tom Wilkinson; drammatico; Gran Bret./Lussemb.; 2003; C.; dur. 1h e 35'

Voto 8 

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