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  26/02/2020 - 19:28

 

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Invictus
Regia di Clint Eastwood
Cast: Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern, Julian Lewis Jones, Scott Eastwood, Adjoa Andoh; drammatico; U.S.A.; 2009; C.
Il miracolo sportivo che rese il Sudafrica una nazione

 




                     di Paolo Boschi


Gli spietati
Un mondo perfetto
I ponti di Madison County
Potere assoluto
Fino a prova contraria
Space Cowboys
Debito di sangue
Mystic River
Million Dollar Baby
Flags of our fathers
Lettere da Iwo Jima
Changeling
Gran Torino
Invictus
Hereafter
J.Edgar


Dopo Gran Torino, ennesimo capolavoro della sua infinita carriera, Clint Eastwood è tornato dietro la macchina da presa per dirigere un'altra storia centrata sul razzismo, stavolta vera, dato che si tratta di un significativo pezzo della storia recente che il regista americano ha tratto da Ama il tuo nemico, un libro in cui John Carlin racconta come Nelson Mandela, proprio all’inizio del suo mandato presidenziale, intravide nell’imminente coppa del mondo di rugby un’imprescindibile occasione per unire il popolo sudafricano ancora dilaniato dai postumi dell’Apartheid. Per riuscirci gli Springboks – così erano soprannominati gli atleti della variopinta nazionale di rugby del Sudafrica, tutti rigorosamente bianchi con un solo compagno di colore – avrebbero dovuto compiere un’impresa a dir poco proibitiva dal punto di vista strettamente sportivo: vincere la coppa del mondo del 1995, organizzata in patria, la prima alla quale avrebbero avuto il permesso di partecipare dopo anni di esclusione dalle competizioni internazionali a causa dell’Apartheid. Nel disegno di Mandela, profondamente convinto che lo sport sia molto più efficace degli interventi politici e giuridici per superare le barriere razziali, l’impresa degli Springboks sarebbe diventata il collante della ritrovata unità nazionale, il simbolo del nuovo Sudafrica deciso a voltare pagina e superare un tragico passato recente. Per realizzare il suo piano Nelson Mandela (rispettosamente Madiba per tutto il suo entourage) chiama a sé il capitano degli Springboks, François Pienaar, il giocatore più rappresentativo dell’intera compagine, che accetta il peso di questa responsabilità e cerca di motivare i suoi compagni a cementare la loro nazione sul campo da gioco. Il resto è storia: contro tutti i pronostici gli Springboks raggiunsero la finale con i forti Neozelandesi, i terribili All Blacks di Jonah Lomu, riuscendo a prevalere nei supplementari e riuscendo così a riunire per la prima volta intorno a un comune simbolo nazionale sudafricani bianchi e neri. Per riuscirci prima dell’impresa Mandela inviò i nazionali di rugby in varie periferie sudafricane per avvicinare la squadra alla maggioranza dei neri che, come lui stesso durante i ventisette anni di prigionia a Robben Island, avevano sempre tifato contro gli Springboks, considerati un simbolo dell’apartheid. Lo sport dunque diventa metafora del perdono (da sempre tematica privilegiata del cinema di Eastwood), un fondamentale mattone per ricostruire una nazione fino ad allora divisa: lo stesso Mandela dette l’esempio indossando cappello e maglia degli Springboks per il saluto rituale alle squadre sul campo da gioco prima della finale, gesto altamente simbolico considerando che quella stessa maglia verde oro nessun bambino povero dei sobborghi l’avrebbe mai messa per paura di essere picchiato. Felicemente sospeso tra il genere storico e la leggenda sportiva stile Fuga per la libertà, l’ultima fatica di Clint Eastwood è un film dall’impianto classico, che sfiora l’agiografia ma non esita a rivelare l’acuto calcolo politico elaborato di un lungimirante Mandela, interpretato proprio da Morgan Freeman, l’attore che lo stesso ex presidente sudafricano avrebbe visto volentieri calato nel proprio personaggio – e l’attore americano ha risposto con la consueta bravura, come testimonia la candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista, mentre Matt Damon ha ricevuto la nomination come miglior interprete non protagonista –. Invictus è una splendida storia di sport, di tolleranza, di perdono e di irriducibilità, in ossequio all’omonima poesia che William Ernest Henley compose nel 1875 ed i cui versi avevano aiutato Mandela a sopravvivere a quasi trent’anni di carcere, versi che suonano più o meno così: “Sono il comandante del mio destino, / Sono il capitano della mia anima”.

Invictus, regia di Clint Eastwood, con Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern, Julian Lewis Jones, Scott Eastwood, Adjoa Andoh; drammatico; U.S.A.; 2009; C.; dur. 134'

Voto 7/8 

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