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  26/02/2020 - 19:36

 

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Lettere da Iwo Jima
Regia di Clint Eastwood
Cast: Ken Watanabe, Kazunari Ninomiya, Shido Nakamura, Tsuyoshi Ihara, Ryo Kase, Yuki Matsuzaki, Hiroshi Watanabe, Takumi Bando; bellico/drammatico; U.S.A.; 2006; C.
L'altra faccia di

 




                     di Paolo Boschi


Gli spietati
Un mondo perfetto
I ponti di Madison County
Potere assoluto
Fino a prova contraria
Space Cowboys
Debito di sangue
Mystic River
Million Dollar Baby
Flags of our fathers
Lettere da Iwo Jima
Changeling
Gran Torino
Invictus
Hereafter
J.Edgar


Fate quello che ritenete giusto, perché è giusto”. Il messaggio è di una semplicità assoluta: in Lettere da Iwo Jima capita di sentirlo leggere da una missiva della madre che un soldato stringeva in mano poco prima di morire. Capita anche di risentire il messaggio come ultimo monito da parte di un nobile ufficiale giapponese accecato ai propri soldati, poco prima di togliersi la vita. E forse la chiave di lettura dell’ultima fatica di Clint Eastwood dietro la macchina da presa consiste proprio nell’uguaglianza, banalizzante e significativa al tempo stesso, tra giapponesi ed americani nell’epica battaglia di Iwo Jima, che cambiò le sorti della guerra nel Pacifico e offrì agli Stati Uniti una base d’appoggio ideale per attaccare il Giappone direttamente e chiudere il discorso con la bomba atomica che sarebbe stata lanciata contro Hiroshima pochi giorni dopo. Alla battaglia di Iwo Jima il regista americano, sempre più sorprendente col passare degli anni, aveva dedicato Flags of our fathers, un film giocato sull’impatto propagandistico della leggendaria foto scattata ai soldati americani che innalzavano lo stars and stripes sul monte Suribachi: con Lettere da Iwo Jima il grande Clint chiude il circolo raccontandoci la storia e la stesso episodio dal punto di vista del nemico nipponico, attraverso il fil rouge delle lettere dei soldati giapponesi (e soprattutto del loro geniale comandante, il generale Kuribayashi) ritrovate nel 2005 e sceneggiate a quattro mani dalla nippo-americana Iris Yamashita e dal fidato Paul Haggis. E curiosamente le prospettive dei due popoli in guerra finiscono per confondersi, risultando simili, se non identiche: e la guerra si riduce ad un fatto di onore e dedizione alla patria, anche se il popolo contro cui si sta puntando il fucile è un popolo conosciuto, anche se se ne è visitato il paese, se vi si è stretto amicizie. Il film ricostruisce fedelmente dal punto di vista storico l’impari scontro che oppose gli americani ai giapponesi, sovrastati dai nemici in proporzione di cinque a uno e equipaggiati in modo assai inferiore dal punto di vista degli armamenti: nonostante l’evidente superiorità le forze armate statunitensi impiegarono ben più dei 5 giorni stimati per impadronirsi dell’isola, perché Kuribayashi, consapevole del suo incolmabile svantaggio, aveva fatto realizzare ai propri soldati una fitta rete di cunicoli e gallerie che gli consentì di difendere l’isola per 36 giorni, ed avrebbe resistito anche di più se non avesse dovuto combattere con l’insubordinazione di alcuni ufficiali riottosi alle sue scelte strategiche. Alla fine, di ventimila soldati giapponesi se ne salvarono poco più di mille e anche l’irriducibile coraggio dimostrato in questa occasione contribuì alla scelta della bomba atomica per chiudere la guerra. Come in Flags of our fathers Eastwood abbandona quasi del tutto il colore per raccontarci la battaglia dal punto di vista dei giapponesi, così che, quando a metà della storia gli americani arrivano sui bombardieri, il rosso acceso delle esplosioni ci risulta ancora più spiazzante e caotico. Se nel film precedente i giapponesi sembravano semplici ombre nemiche, in Lettere da Iwo Jima acquistano tutte le sfumature dell’umanità attraverso la fotografia dei tre personaggi principali, di cui Eastwood ricostruisce brevemente le storie personali tramite un efficacissimo uso del flashback: c’è ovviamente il generale Kuribayashi, uomo intelligente e molto umano, che ha vissuto in America e non odia il nemico americano ma farà ugualmente il suo dovere fino in fondo per salvare il suo paese anche un solo giorno di più; c’è il prode barone Nishi, campione olimpico di equitazione alle olimpiadi di Los Angeles del 1932, uno che ha conosciuto le celebrità di Hollywood ma è disposto a suicidarsi prima di arrendersi; e c’è infine il soldato semplice Saigo, un ex panettiere che desidera con tutto se stesso tornare a casa dalla moglie e dalla figlia che non ha mai visto. In mezzo c’è la follia della guerra tratteggiata in tutte le sue gamme di grigio e raccontata spesso attraverso inauditi squarci di realistica umanità dalle lettere mai spedite dei soldati giapponesi al fronte. Un film toccante, bellissimo, in grado di tenere gli spettatori incollati alla poltrona per due ore e venti ad ascoltare dialoghi in lingua originale sottotitolati. L’inossidabile Clint Eastwood continua a stupire. Un film assolutamente da non perdere.

Lettere da Iwo Jima - Letters from Iwo Jima, regia di Clint Eastwood, con Ken Watanabe, Kazunari Ninomiya, Shido Nakamura, Tsuyoshi Ihara, Ryo Kase, Yuki Matsuzaki, Hiroshi Watanabe, Takumi Bando; bellico/drammatico; U.S.A.; 2006; C.; dur. 2h e 20’

Voto 8½ 

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