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  23/02/2020 - 01:51

 

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Cannes 2002: Polanski Palma d'Oro
Il regista polacco vince con "Il pianista"
Panoramica dei premi di Cannes 2002

 




                     di Paolo Boschi


Cannes 2002: la premiazione
Panoramica di Cannes 2002
Cannes 2002: 5 film da non perdere
Hollywood Ending di Woody Allen
L'ora di religione di Marco Bellocchio
Irréversible di Gaspar Noé
Kedma - Verso oriente di Amos Gitai
Il pianista di Roman Polanski
Bowling a Columbine
Sweet Sixteen
Cannes 2001
Cannes 2000
Cannes 1999


A Cannes 2002 il problema principale di David Lynch e della giuria presieduta dal regista americano è stato fondamentalmente distribuire i premi tra i film favoriti alla vigilia, che nel corso del 55° Festival du Cinéma si sono confermati i più apprezzati dal pubblico e dalla critica. Ma senza dubbio, stando ai titoli premiati, è possibile riconoscere un fil rouge d’impegno e di realismo nelle scelte della giuria. La Palma d’Oro è andato a Il pianista di Roman Polanski, autore in carriera di Rosemary’s Baby, Chinatown, Frantic, Luna di fiele e La nona porta. Il film del regista polacco racconta il dramma della Shoah a Varsavia ai tempi della Seconda Guerra Mondiale ed è tratto dall’autobiografia del pianista Wladyslaw Swpilman, che riuscì a sfuggire alle retate dei nazisti. I premi per le migliori interpretazioni se le sono aggiudicati due attori distanti anni luce dal glamour hollywoodiano, rispettivamente Olivier Gourmet, protagonista del belga Il figlio dei fratelli Dardenne, e Kati Outinen, interprete del finlandese L’uomo senza passato di Aki Kaurismaki, che ha ricevuto per il suo film il Gran Premio Speciale della Giuria. Come nell’edizione 2001 anche il premio per la miglior regia è stato assegnato ex aequo, stavolta equamente spartito tra il giovane regista americano Paul Thomas Anderson, autore di Punch-Drunk Love, ed il più maturo collega coreano Kwon-Taek Im, che a Cannes ha presentato Ebbro di pittura e di donne. Resta il premio per la miglior sceneggiatura, tributato a Paul Laverty per Sweet sixteen di Ken Loach. Nel Palmarès ufficiale spiccano chiaramente titoli incentrati su storie d’impegno civile e politico, tendenza confermata anche dal Premio della Giuria, assegnato al regista palestinese Elia Suleiman per Intervento Divino e da una novità dell’ultima ora, c’est è dire il Premio Speciale conferito al regista americano Michael Moore per il suo corrosivo documentario Bowling for Columbine. Alla Croisette non è mancata neppure la classica pellicola da scandalo, ovvero ‘annunciato stupro subito da Monica Bellucci in Irréversible di Pascal Noé, ideale per aumentare l’attenzione intorno al Festival, immediatamente stroncato dalla critica ma capace al contempo di consacrare la Bellucci come attrice. La folta rappresentanza transalpina nulla ha raccolto, come purtroppo neppure L’ora di religione, almeno sul fronte ufficiale: il film di Marco Bellocchio ha comunque incassato consensi pressoché unanimi e, dopo le molte polemiche accese in patria, il riconoscimento della Giuria Ecumenica. Nell’edizione di maggior qualità degli ultimi anni alla Croisette sono approdate come sempre stelle cinematografiche di varia grandezza da Hollywood e dintorni, e sono stati di scena numerosi eventi: il principale resta senza dubbio l’apertura con Hollywood ending di Woody Allen officiata dallo stesso regista newyorchese, l’anteprima de L’attacco dei cloni di George Lucas ed infine il trailer di venti minuti di Gangs of New York di Martin Scorsese.

Voto 8 

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