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  30/03/2020 - 20:55

 

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L'ora di religione
Regia di Marco Bellocchio
Cast: Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Gigio Alberti, Piera degli Esposti; drammatico; Italia; 2002; C.

 




                     di Paolo Boschi


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L'ora di religione
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Comincia con un bambino che parla da solo in giardino L’ora di religione, l’ultimo film di Marco Bellocchio. Alla madre, Irene, che gli chiede spiegazioni in merito, il bambino, Leonardo, risponde che sta rivolgendosi a Dio perché ha appreso dall’insegnante di religione che Dio è onnipresente e dunque, stando così le cose, ritiene di non avere uno spazio solo per sé, in cui essere completamente libero. La madre, turbata, ne parla col padre, Ernesto Picciafuoco, che da tempo non vive più insieme alla famiglia e si ripromette di discuterne quanto prima con l’insegnante del figlio. Quarantenne, laico convinto, pittore di talento, per sopravvivenza illustratore di libri per bambini (al soldo di un editore volgare ed insensibile), Ernesto tornando al suo studio-abitazione apprende da un prete sconosciuto, Don Pugni, che la sua famiglia ha avviato da tre anni il processo di beatificazione della defunta madre, uccisa da uno dei suoi quattro figli, da anni mentalmente instabile. Ai religiosi preoccupati di ricostruire la verità sul martirio della madre da una parte, ed ai fratelli sconfitti dalla vita dall’altra (concentrati a recuperare d’un colpo la rispettabilità familiare perduta), il pittore contrappone lo stesso sorriso ironico e distaccato derivatogli dalla defunta, una donna che ha sempre considerato passiva, semplicemente stupida ed anche un po’ fredda. Bellocchio è riuscito a rappresentare con efficacia l’incoercibile incredulità del protagonista nella sequenza in cui Ernesto si trova circondato dalla gigantografia del viso materno, che gli campeggia intorno al suo volto scettico e disincantato, giusto un attimo prima di essere travolto da una zia non meno diffidente di lui in materia di fede, ma pronta a ricavare ogni beneficio possibile dalla beatificazione della parente, una forma di assicurazione sull’anima, latrice di immense possibilità in terra. Nella convinta laicità del pittore protagonista, in libera deriva esistenziale, combattuto tra l’opportunismo e la propria coerenza, L’ora di religione afferma un rispetto a prescindere, se non per la religione in se stessa, per la religiosità personale. Ernesto non afferma la propria convinzione sulla non-esistenza di Dio, ma si limita a dichiarare di non credere in Dio. Questione di dettagli: in mezzo a questo iato ontologico resta significativamente spazio per la fede, non la fede verso Dio, ma la fede nell’amore per una donna. Il pittore si barcamena tra visite ai parenti, una serata mondana (quasi felliniana per la sua visionarietà), un colloquio con un cardinale, un illogico duello con un laico aristocratico fuori dal tempo per cui l’onore è tutto, e l’incontro con una giovane donna misteriosa che dovrebbe essere l’insegnante di religione del figlio ma forse non lo è: una donna per la quale la porta dello studio del protagonista resta sempre aperta, curiosamente, per tutta la durata della storia. L’atto di fede del pittore, interpretato da un Castellitto sempre più bravo, è intrinsecamente rivolto verso una donna indecifrabile, da accettare nel suo mistero, di cui innamorarsi tout court. L’ora di religione sarà l’unico film che rappresenterà l’Italia in concorso a Cannes, e c’è da augurargli tutta la fortuna possibile. Se la merita: è una pellicola coraggiosa e di rara intensità, assolutamente da non perdere.

L'ora di religione, regia di Marco Bellocchio, con Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Gigio Alberti, Piera degli Esposti; drammatico; Italia; 2002; C.; dur. 1h e 42'

Voto 8 

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