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  18/08/2022 - 15:35

 

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Kedma - Verso oriente
Regia di Amos Gitai
Cast: Helena Yaralova, Andrei Kashkar, Yaël Abecassis, Juliano Mer; drammatico; Fran./Israele/Ita.; 2002; C.

 




                     di Paolo Boschi


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Amos Gitai, autore di Kadosh e Kippur, torna dietro la macchina da presa per narrare con taglio documentaristico una storia ambientata in Palestina nel maggio del 1948, nei giorni immediatamente precedenti al discorso in cui Ben Gourion proclamerà la creazione dello stato d’Israele. L’obiettivo di Gitai prende avvio dal tenero abbraccio di due amanti stretti in un letto: allargando l’obiettivo l’intima stretta dei due si scioglie rivelando il gremito scenario della Kedma, una vecchia nave da carico diretta verso Oriente, alla volta della Palestina, un’arrugginita imbarcazione occupata in ogni spazio possibile da centinaia di Ebrei sopravvissuti alla tragedia della Shoah. I protagonisti di Kedma - Verso oriente impariamo a distinguerli tra la variopinta umanità che affolla il cargo: c’è Rosa, profuga dalla Russia, il suo tormentato compagno Yanoush, il giovane cantore Menachem e Roman, fuggito dal ghetto. Sulla terraferma, dove i combattimenti tra Arabi ed Ebrei durano da sei mesi, gli immigranti sono attesi da due blocchi contrapposti di militari: da una parte i combattenti del Palmach, l’esercito segreto degli Ebrei, dall’altra i soldati Inglesi, che tra due settimane lasceranno la Palestina, ma nel frattempo si impegnano ad impedire sbarchi illegali. Sorpresi dai britannici appena scesi dalla nave, i viaggiatori della Kedma si disperdono in piccoli gruppi guidati dai membri del Palmach: attraverso percorsi diversi, dopo ore di marcia in cui incontreranno alcune famiglie arabe sfollate da Gerusalemme, molti riusciranno ad arrivare ad un accampamento improvvisato lungo l’itinerario per il kibbutz di destinazione. La strada è bloccata, due colline più avanti, da un fortilizio che impedisce di avanzare: a causa dell’emergenza ogni uomo abile riceve un fucile per aiutare gli elementi del Palmach ad espugnare l’ostacolo. L’azione riesce a prezzo di un gran numero di morti da entrambe le parti: il convoglio degli Ebrei può procedere mentre Yanoush, sconvolto, vaga tra i superstiti sviscerando l’assurdità della guerra. Kedma - Verso oriente non intende spiegare le ragioni storiche che si sono stratificate nella questione mediorientale, bensì evidenziarne con uno tra i mille esempi possibili l’insita confusione, la complessità e, come si evince dallo straziante monologo finale, l’assurdità. I campi lunghi attraversati dai personaggi nel corso della narrazione sembrano quasi dimostrare, con la vena allegorica tipica del regista israeliano, come l’unica certezza di questi uomini in viaggio sia la terra su cui stanno camminando verso la meta, il costituendo stato israeliano, una terra già abitata dal popolo Palestinese, esemplificato dalla vibrante e lirica protesta di un vecchio viandante arabo: “Qui resteremo, malgrado voi, come un muro. Avremo fame, saremo mal vestiti, ma vi sfideremo. Comporremo poesie. Qui resteremo, malgrado voi, come un muro. E riempiremo le strade delle nostre manifestazioni. Alleveremo figli rivoltosi, generazione dopo generazione”. Dalla selezione ufficiale in concorso a Cannes 2002.

Kedma - Verso oriente (Kedma), regia di Amos Gitai, con Helena Yaralova, Andrei Kashkar, Yaël Abecassis, Juliano Mer; drammatico; Fran./Israele/Ita.; 2002; C.; dur. 1h e 40'

Voto 7+ 

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