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  19/07/2019 - 20:42

 

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Ricordati di me
Regia di Gabriele Muccino
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Silvio Muccino, Monica Bellucci, Nicoletta Romanoff, Enrico Silvestrin; commedia; Italia; 2002; C.
Tutti volevano diventare qualcuno...

 




                     di Paolo Boschi


Ecco fatto
Come te nessuno mai
L'ultimo bacio
Ricordati di me - Presentazione
Ricordati di me - Recensione
Ricordati di me - Colonna sonora
La ricerca della felicità
Sette anime
Baciami ancora


Il diritto ai quindici minuti di celebrità catodica prefetizzato da Andy Warhol sembra perfettamente esemplificato dalla società italiana contemporanea: lo dicono numerosi sondaggi, lo dicono moltissime ragazzine che sognano di sfondare in TV come veline, e se è accorto anche Gabriele Muccino che in Ricordati di me, la sua ultima fatica sul grande schermo, ha cristallizzato in modo efficacissimo l’insorgente aspirazione nazionale per l’apparire. Allo scopo (e con molta onestà) il giovane regista romano, già cantore della generazione dei trentenni ne L’ultimo bacio e di quella degli adolescenti in Come te nessuno mai, ha deciso di continuare a focalizzarsi sull’ambiente che meglio conosce, la borghesia romana medio-alta ritratta dalla prospettiva di un universo familiare determinato ma in cui tutti gli spettatori potranno ritrovarsi o in cui, almeno a tratti, avranno timore di identificarsi.: una classica famiglia romana composta da un padre, una madre, un figlio diciannovenne ed una figlia diciassettenne. Tutti volevano diventare qualcuno: Carlo voleva scrivere romanzi, Giulia studiava recitazione e voleva sfondare in teatro, ma sono diventati genitori e i loro sogni sono rimasti isolati nel limbo delle possibilità perdute, rimandati ed infine dimenticati per le esigenze di una famiglia in crescita. E’ arrivato Paolo, che adesso è un timido diciannovenne con l’esame di maturità in vista ed una possibile relazione con una fanciulla no global che lo intriga a forza di concetti eticamente solidali, idee e cognizioni che il ragazzo ignora tout court, anche se adora ascoltarli dalla voce del suo oggetto d’amore, per quanto si senta al contempo terribilmente inadeguato. E poi è arrivata anche Valentina, quasi diciotto anni, che al contrario del fratello ha idee molto precise su cosa vuole e come fare ad ottenerlo: lei aspira ad arrivare sul piccolo schermo ed imporsi come soubrette, velina, presentatrice, una qualunque tipologia televisiva insomma, e per riuscirci è disposta a qualunque compromesso. Se i primi tre componenti della famiglia di Ricordati di me vegetano in un limbo agrodolce di cui si rendono conto ma in cui in fondo possono restare, la sfrenata ambizione di Valentina costituisce la miccia che innescherà le velleità esibitorie dei tre parenti, oltre al caso che, ad una soporifera festa di vecchi compagni di liceo, farà incontrare nuovamente a Carlo l’ex fidanzata del tempo che fu, ovvero Alessia, ancora bellissima ed in crisi aperta col marito fedifrago. Per Carlo la passione rioffiorante per l’amante ritrovata procederà di pari passo con la riscoperta del suo romanzo nel cassetto, mai concluso e probabilmente dalla gestazione infinita, inconscio appiglio ad un sogno giovanile che altrimenti svanirebbe per sempre. Nel frattempo Giulia, ispirata dalle brusche reazioni di Valentina alle sue (comprensibili) preoccupazioni materne per l’ambiente professionale scelto dalla figlia, trova il coraggio per calcare nuovamente il palcoscenico di un teatro off e, in reazione all’evidente adulterio maritale, innamorarsi del sensibile regista, magari senza accorgersi (in giro lo sanno tutti) della sua omosessualità. L’apparenza diventa insomma il binario privilegiato attraverso il quale i vari personaggi tentano di realizzarsi e trovare il proprio equilibrio, in perfetto accordo con la battuta-tormentone di Ricordati di me: “Ma tu, come mi vedi?” Paradossalmente Muccino congela l’unità di questa famiglia in dispersione libera soltanto in due istantanee: una foto incorniciata su un tavolo (presente anche come sfondo del PC domestico) e la posa di gruppo finale che riunisce i quattro protagonisti. Molto bravi gli attori principali – Muccino bravissimo come di consueto in fase di direzione del cast –, una Morante in piena frenesia da maturità caotica ed un Bentivoglio volutamente sommesso, in particolare il suo sguardo dissonante nella fotografia che chiude la storia vale da solo il prezzo del biglietto e sintetizza senza sforzo apparente il senso riposto del film: la famiglia in dispersione resta miracolosamente in piedi ma l’ipocrita consapevolezza dell’ipotesi di rottura non percorsa fino in fondo rimane, a livello conscio, nell’immaginario del personaggio di Carlo. Sul fronte registico Muccino conferma tutta l’efficacia del suo stile ritmato e privo di pause, a tratti convulso, quasi frenetico, spesso alternandosi con la steady cam per evidenziare alcuni passaggi particolarmente vorticosi della storia che, a prescindere dal peso specifico non indifferente del tema centrale, trasuda verve ed entusiasmo lungo tutto l’arco del plot. Nell’ottima colonna sonora corre l’obbligo di segnalare una notevole cover di Almeno tu nell’universo di Mia Martini, interpretata con intensità straordinaria da Elisa. Un film da non perdere.

Ricordati di me, regia di Gabriele Muccino, con Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Silvio Muccino, Monica Bellucci, Nicoletta Romanoff, Enrico Silvestrin; commedia; Italia; 2002; C.; dur. 1h e 55'

Voto 8 

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