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  26/09/2022 - 01:19

 

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Munich
Regia di Steven Spielberg
Cast: Eric Bana, Daniel Craig, Geoffrey Rush, Mathieu Kassovitz, Hanns Zischler, Ciarán Hinds; drammatico/thriller; U.S.A.; 2005; C.

 




                     di Paolo Boschi


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Sia per le Olimpiadi invernali che premono alle porte che per un soggetto sempre tristemente attuale come la lotta al terrorismo, era ovvio immaginarsi che Munich sarebbe diventato il film del momento. La storia prende avvio con un antefatto di sapore cronachistico in cui l’autore di Schindler’s List ad uso e consumo del pubblico ricostruisce in ‘tempo reale’ la fase operativa del sequestro a scopo di ritorsione di undici atleti israeliani realizzato durante le Olimpiadi di Monaco nel 1972 da un gruppo di mujaheddin, sequestro finito in un bagno di sangue da cui uscirono indenni soltanto tre dei sequestratori. Ufficialmente è noto che Israele rispose all’attentato bombardando via aerea alcune basi dell’Olp tra Libano e Siria, ma la vera ‘vendetta’ israeliana fu messa in atto tramite una task force di cinque agenti incaricati di uccidere gli undici diretti organizzatori della strage di Monaco, ognuno con una diversa ‘specializzazione’ (bombe, auto, documenti falsi, persino un Mr. Wolf della situazione): un'operazione non ufficiale con fondi virtualmente illimitati a disposizione e con un ex agente del Mossad come responsabile unico. La vicenda Spielberg ce la racconta più che altro dal punto di vista di quest’ultimo, al secolo Avner Kaufmann (un Eric Bana in stato di grazia), un uomo scosso come gli Ebrei di tutto il mondo dalla strage, al punto da non poter rifiutare l’incarico ricevuto direttamente dal suo primo ministro, Golda Meir, accettando d’imbarcarsi in una caccia internazionale a tempo indeterminato, lontano dal proprio paese e dalla moglie in attesa del primo figlio. Munich prosegue mostrandoci Avner e soci sulle tracce degli undici obiettivi umani, peraltro molto difficili da eliminare perché, nonostante il sangue profuso dagli attentatori, spesso ai piani alti di Settembre Nero (così si autodenominarono gli attentatori di Monaco 1972) gli organizzatori risultano insospettabili e raffinati intellettuali preoccupati di rivendicare una nazione per il proprio popolo senza patria, perché la patria è tutto per chi non ne ha una. Spielberg tratteggia nel film anche l’oggettiva difficoltà di mettere in atto sanzioni letali evitando di mietere vittime collaterali – il momento di tensione forse più culminante è nella telefonata al plastico che minaccia di uccidere sia la vittima designata insieme alla figlia adolescente –. In almeno un caso ci è perfino concesso di osservare il protagonista avviare una discussione ideologica con un avversario della controparte palestinese che si ritroverà davanti poco più tardi come bersaglio umano, arrivando perfino a condividerne alcune posizioni. Sotto il versante prettamente artistico con Munich Steven Spielberg ha decisamente fatto centro, sia per l’onestà intellettuale con cui ha saputo misurarsi con il primo attentato in diretta televisiva della storia (l’evento fu seguito da quasi un miliardo di spettatori), sia per la sagacia registica con cui è riuscito a dilatare ad libitum la suspense di un film che coniuga in modo impeccabile gli inserti documentaristici al ritmo serrato del genere thriller. L’amara conclusione di Munich innesca un dubbio topico nella mente degli spettatori, perché la vendetta parziale messa in atto si rivela inutile, semmai dannosa, dato che finisce soltanto per aggiungere violenza a violenza, in una spirale che ancora oggi non accenna a trovare soluzione. Così, dopo oltre due ore e mezza e troppo sangue versato, quando iniziano a scorrere i titoli di coda, la domanda sorge spontanea: a che serve tutto questo, dove ci conduce il film, che ci insegna? Di certo che le esecuzioni effettuate senza un processo virtualmente finiscono sullo stesso piano di un attentato e non servono a niente, se non a mettere in crisi gli uomini di buona volontà che hanno accettato di eseguirle. Forse, semplicemente, che il compromesso tra due posizioni inconciliabili magari può servire a poco, ma la violenza non è una risposta. Mai.

Munich, regia di Steven Spielberg, con Eric Bana, Daniel Craig, Geoffrey Rush, Mathieu Kassovitz, Hans Zischler, Ciarán Hinds; drammatico/thriller; U.S.A.; 2005; C.; dur. 2h e 40’

Voto 8 

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