partner di Yahoo! Italia

Fizz - Idee e risorse per il marketing culturale !

Scanner - Cultura Opinioni Online
links redazione pubblicità info redazione@scanner.it


   


Le Luci della Centrale Elettrica
Si spengono in tour
Fiumani – Spalck
Il primato dell’immaginazione
Antonio Aiazzi
Lnea gialla
Max Gazzè
Alchemaya
M.E. Giovanardi e il Sinfonico Honolulu
Maledetto colui che è solo
Viola
Sheepwolf
Lory Muratti
Scintilla
Simone Cristicchi
Album di famiglia
Francesco Guccini
L'ultima Thule
Franco Battiato
Apriti Sesamo

 


Ricerca avanzata

 

 

Arte Musica Libri Cinema Live Interviste Home Vignette Gallery Hi-Tech Strips Opinioni Gusto Ospiti TV

  26/02/2020 - 23:35

 

  home>musica > italiana

Scanner - musica
 


Jovanotti
Il quinto mondo
[SoleLuna 2002]

 




                     di Paolo Boschi


Lorenzo 1999. Capo Horn
Il mio nome è mai più
Il grande boh
Lorenzo Live
Cancella il debito!
Il quinto mondo
Safari
Ora


L’ultimo album di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini da Cortona interrompe, almeno nel titolo, l’attitudine diaristica espressa nei precedenti lavori del più noto dei rappers nostrani da Lorenzo 1992 fino a Lorenzo 1999. Capo Horn. Rispetto al passato fin dal primo ascolto si avverte che Jovanotti è maturato ancora, il che non significa che Il quinto mondo sia il più riuscito della discografia dell’artista, ma il più coraggioso sul versante testuale ed il più complesso sul fronte musicale (sicuramente), anche il più umanista, per ammissione dello stesso Jovanotti. Lungo la tracklist si alternano ben quattordici canzoni per oltre settantotto minuti complessivi, un percorso assai variegato in cui l’hip hop fa da collante ritmico ad uno zibaldone di generi che alterna reggae, una dose di Bacharach, bossa nova, guaguancò, acid jazz, spruzzi di classica, ragamuffin, ritmi latini, rock, elettronica: insomma, un cocktail davvero ricco, molto gustoso e spesso anche parecchio ispirato. L’apripista è l’ormai famigerata Salvami, singolo di lancio dell’album che poco ha in comune col resto de Il quinto mondo, brano trascinante e gioiosamente arrabbiato che costituisce un’ideale cornice per il disco, cui corrisponde alla fine della scaletta il contraltare riflessivo di 30 modi per salvare il mondo: due facce opposte della stessa moneta nate entrambe dopo la tragedia dell’11 settembre, una sorta di cornice contemporaneizzante delle dodici tracce centrali, tutte più o meno focalizzate sull’uomo (non a caso il secondo brano s’intitola proprio L’uomo) in un’ideale escalation che tocca l’apice in Date al diavolo un bimbo per cena. La particolare organizzazione de Il quinto mondo autorizzerebbe a definirlo un concept album per il suo rigore strutturale e, spingendoci un po’ oltre, vista la progressione tematica e la cornice fortemente attualizzante, potremmo anche considerarlo una sorta di Decameron del rap, definizione che di sicuro Lorenzo apprezzerebbe. Non si tratta di un album perfetto perché in pratica Jovanotti non ha mai timore di affondare le parole e magari talvolta finisce per cadere in semplificazioni troppo naïves (come in La vita vale o in Noi), ma rivelandosi sempre molto coraggioso, forse peccando per eccesso di ambizione. L’album nel complesso è ricchissimo d’idee, torrenziale per la felicità d’invenzione verbale, talora dirompente nella capacità di metabolizzare i contenuti, e forte anche sotto il profilo delle collaborazioni: la ritmica carioca di Carlinhos Brown colora Salato parte uno, i Jarabe de Palo supportano efficamente Jovanotti nel guacancò della vivace (Storia di un) Corazòn. Ci sono anche un paio di perle, come la soave e deliziosa Ti sposerò, un solare country all’aroma di Bacharach, o l’arguzia concettuale della title track, e c’è qualcosa che sta a mezzo tra una gemma ed una summa teologica dell’arte jovanottesca, Date al diavolo un bimbo per cena, quasi dodici minuti di fosforo testuale a ritmo incalzante. Le pajettes delle polemiche televisive per i molteplici passaggi di Salvami (alimentati dai fatidici versi “la giornalista-scrittrice che ama la guerra / perché le ricorda quand’era giovane e bella”, riferiti ad Oriana Fallaci) sembrano poca cosa se confrontati a questo brano, alla forza delle parole in esso contenute, alla sua capacità dialettica (ed anche al luminoso assolo di sax di Kenny Garrett nella parte centrale), un brano tutto da scoprire, da ascoltare a più riprese per assorbirne ogni singolo verso.

Jovanotti, Il quinto mondo [SoleLuna 2002]

Voto 8- 

        Invia Ad Un Amico

© Copyright 1995 - 2010 Scanner