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  18/12/2017 - 09:50

 

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Wu Ming 5
Havana Glam
Roma, Fanucci, 2001; pp. 408

 




                     di Paolo Boschi


Wu Ming Project
Havana Glam - Wu Ming 5
54 - Wu Ming


Uscito a firma Wu Ming 5, Havana Glam è il solito impeccabile romanzo facente capo alla filiale narrativa Wu Ming, il collettivo senza nome fondato a Bologna all’inizio del 2000, dopo il suicidio rituale effettuato nel 1999 dai quattro fondatori del Luther Blissett. L’autore è Riccardo Pedrini, ultima leva del laboratorio narrativo bolognese, ex musicista punk ed insegnante di arti marziali, nonché autore dell’allucinante Libera Baku ora. Il romanzo appartiene a tutti gli effetti al genere fantascientifico, solitamente poco praticato dalla narrativa nazionale (eccettuando i particolarissimi approcci di Calvino o Primo Levi): l’intreccio si alterna di continuo tra futuro e passato, dall’apocalittico scenario radioattivo degli Usa del 2045, governati dall’amministrazione Wank, quando la tecnologia rende possibile viaggiare nel tempo e dunque, teoricamente, anche modellare con interventi mirati il continuum spazio-temporale, scongiurando così l’agghiacciante scenario contemporaneo. L’idea di base sarebbe di infiltrare agenti segreti ai massimi vertici americani per scatenare la furia atomica contro l’Unione Sovietica, evitando così i futuri conflitti causati dall’onda di ritorno del Dopoguerra e della guerra fredda, e soprattutto impedendo il declino degli States come superpotenza mondiale. Le cose vanno storte ma le spie venute dal futuro rimangono infiltrate nella rete d’Intelligence americana con l’obiettivo di contrastare la minaccia comunista. E Havana Glam, tra un salto temporale e l’altro, passa alla Giamaica del 1972, nel clima arroventato delle elezioni presidenziali, decisive per le sorti della Rivoluzione Cubana e, forse, per il destino del Comunismo stesso: la Cia sostiene il candidato conservatore, Cuba ha inviato in loco i due agenti Rosendo Martinez e Diego Dieguez Torres (detto DDT) per proteggere il candidato di sinistra, perché un governo fantoccio di marca capitalista nel bel mezzo delle Antille costituirebbe un grosso problema per Fidel Castro. Nel frattempo a Cuba l’annuncio che David Bowie, smessa la maschera di Ziggy Stardust, si senta attratto dal Comunismo e sia entrato nel suo periodo cubano, provoca il caos nell’isola caraibica e, soprattutto, nella brava gioventù rivoluzionaria cubana, confusa ed intrigata dal verbo del glam rock, con grande imbarazzo dei dirigenti del partito. E nel futuro? Serpeggia la reazione dell’opposizione al piano disperato del presidente Wank, sicuramente fallimentare, dato che non ha cambiato il devastato volto degli Usa, ma latore di strani ed inspiegabili cambiamenti: tribù pellerosse scomparse si riaffacciano nelle foreste, specie animali date per estinte risultano vive e prolifiche, e Bowie si è realmente convertito al Comunismo negli anni Settanta. Un romanzo assolutamente contagioso e d’intrigante complessità, in continua alternanza tra il glam rock di Bowie ed il reggae di un certo Robert Nesta, spie future e passate, reale e possibile: dopo aver dispiegato tutte le trame sulla propria lavagna narrativa, Wu Ming 5 tira le fila accelerando il ritmo in direzione del sorprendente finale. Havana Glam è la dimostrazione esplicita che il romanzo fantascientifico italianio, incredibile a dirsi, ha un futuro...

Wu Ming 5, Havana Glam, Roma, Fanucci, 2001; pp. 408

Voto 7½ 

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