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  15/12/2017 - 14:43

 

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Scanner - musica
 


Bob Marley
One love
The very best of Bob Marley
[Universal 2001]

 




                     di Paolo Boschi


Bob Marley, un uomo, un musicista, una leggenda del reggae: il sound di Bob Marley & the Wailers spiccò il volo dai sobborghi di Kingston per diffondere un ideale di musica e libertà per tutti i sobborghi del mondo, in particolare del cosiddetto terzo mondo, dove la musica di Marley è viva e vegeta ad un ventennio dalla sua precoce scomparsa. L'ultimo omaggio in merito è Mr. Bobby, una delle gemme di Proxima estacion: esperanza di Manu Chao, mentre l'ultima testimonianza in ordine di tempo è l'ennesima raccolta, stavolta intitolata One love. The very best of Bob Marley, venti tracce per celebrare un mito forse meglio rappresentato dalle 'sole' quattordici tracce di Legend già nel 1984: ma l'ultima antologia ha il merito di festeggiare in qualche modo il re del reggae anche nel terzo millennio in corso, curiosamente durante la guerra della globalizzazione, che Marley avrebbe certo osteggiato. La vita di Robert Nesta Marley fu breve e, come ogni leggenda musicale che si rispetti, complessa e vissuta al massimo della velocità: Marley nacque a St. Ann, in Giamaica, il 6 febbraio del 1945, dalla diciottenne indigena Cedella Malcolm e da Norval Sirclay Marley, ufficiale della marina che lo abbandonò da bambino. A fine anni Cinquanta il fatale trasferimento con la madre a Kingston, dove il suo talento musicale incrociò la strada di Bunny Livingstone, Peter Tosh, Junior Braithwaite, Benerly Kelso e Cherry Smith, ovvero i Teenagers, quindi The Wailing Rudeboys ed infine The Wailers: nonostante nei primi anni Sessanta il giovane gruppo avesse conquistato le classifiche locali, nel 1966 i Wailers si sciolsero, mentre Marley emigrò negli States a lavorare in fabbrica. La leggenda si rianima nel 1969 sotto la direzione di Lee "Scratch" Perry, mentre il lancio europeo parte dalla Gran Bretagna nei primi anni Settanta, passa per l'abbandono di Livingston e Tosh nel 1974, il successivo reclutamento del trio vocale delle I-Threes (tra le quali Rita, moglie di Bob), trionfali concerti ovunque (con il clou dei 100.000 spettatori a Milano nel 1980) e si conclude con la precoce scomparsa di Marley, stroncato a Miami da una malattia incurabile nel 1981. In mezzo trovano spazio ben diciassette delle venti gemme che compongono questa raccolta antologica, che ordina le hits di Bob Marley secondo un corretto criterio cronologico. Si parte dal 1973, l'anno in cui furono lanciate Stir it up, la pressante Get up stand up e I shot the sheriff (che arrivò al numero uno in Usa con la cover di Eric Clapton), si passa per l'immortale versione live di No woman non cry (1975), quindi per la funkeggiante Exodus, Jammin', splendida Waiting in vain e la solare One love/People get ready (tutte del 1977), per arrivare ai brividi acustici di Redemption song ed al mitico attacco di Could you be loved, entrambe datate 1980. Postume uscirono Buffalo soldier (da Confrontantion del 1983) e Iron lion zion (da Songs of freedom del 1992): la tracklist del best of si completa con I know a place in versione single remix. Il successo di One love. The very best of Bob Marley fa piacere a prescindere dalla perversa logica di siffatte antologie, costituendo l'ennesima testimonianza dell'amore che schiere di fans non hanno mai smesso di tributare alla leggenda di Bob Marley.

Bob Marley, One love. The very best of Bob Marley [Universal 2001]

Voto 8 

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