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  16/12/2017 - 12:09

 

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Scanner - musica
 


Mauro Grossi
Colori
La poesia del piano solo
Philology, 2008

 




                     di Giovanni Ballerini


"E’ stato un piccolo grande viaggio compiuto con la sola compagnia di un bellissimo piano da concerto nuovo fiammante, docile, potente, sensuale e pericoloso come un grande felino nero che ti sfida a domarlo. Ma da domare, da incanalare c’erano in realtà il flusso creativo e la mia avida voglia di colore. Lo strumento è solo una tavolozza, il tempo è la tela, le mani sono i pennelli: ci sono quadri da dipingere, alcuni pensati altri estemporanei" dice Mauro Grossi nelle note di copertina del suo ultimo album “Colori”, il primo che lo vede in perfetta solitudine solcare il suo pianoforte per tornare a scoprire le sue radici in maniera diversa, per sconfinare a suo piacimento in tutti i lati della musica.

Grossi, dopo l’azzeccato Cd Distanze (pubblicato da Music Center nel 2007), che lo vedeva in trio (ARS3) con Attilio Zanchi e Marco Castiglioni, si concentra su un progetto per piano solo che pubblica per Philology.

"Colori" per il pianista livornese è un modo per mettere un punto fermo alla sua produzione, ma anche per mettersi in gioco. Non vincolato dalle dinamiche del gruppo Mauro si muove in tutta libertà, passando dalla musica barocca al jazz, dai ritmi latini al pop rock, dal repertorio colto all'impressionismo francese, recuperando alcuni standard e lasciandosi sedurre dalla tradizione yiddish. Il risultato è un album seducente, un gioiello che risplende di contemporaneità, pur essendo intarsiato (eccellentemente) alla maniera antica. Da questo guardarsi in avanti e indietro di Grossi nascono brani originali come Inverno 1971, omaggi come Tristaura (in cui Mauro strizza l’occhio a Lennie Tristano), Bartox, che recupera la lezione di Bela Bartok e A Salty Dog, che ripropone l’incedere elegante dell’immortale successo dei Procol Harum. Tante tradizioni musicali a confronto, per un album fresco e ricco di contrasti per un jazz con citazioni mediterranee, arabe e mediorientali, per una preziosa performance pianistica, che illumina di colori vivaci e cangianti i ritmi preferiti di Grossi. Che risulta convincente anche quando abbraccia con maestria le tensioni ritmiche della musica Yiddish, quando si avventura in un mondo di note tutte sue che ha voglia di comunicare e condividere con il suo pubblico. Davvero un ottimo lavoro questo colori che ci fa conoscere più intimamente il mondo creativo di Mauro Grossi da una nuova prospettiva. Quella solistica. Questo non vuol dire che il musicista ha intenzione di abbandonare la formula del gruppo. Anzi. Continuano infatti, insieme alle presentazioni di Colori (ne abbiamo seguita una davvero riuscita in cui il compositore e pianista supportava a meraviglia con la sua musica la presentazione editoriale del romanzo Lo sguardo dell’ombra di Chicca Gagliardo) i concerti con varie formazioni ed è in preparazione un nuovo album del trio di Mauro Grossi.

Voto 7 ½ 

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