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  15/12/2017 - 14:55

 

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Wu Ming
Cinque scrittori per nessun nome
Un collettivo di agitatori della scrittura
Quando la storia viene prima degli autori...

 




                     di Paolo Boschi


Wu Ming Project
Havana Glam - Wu Ming 5
54 - Wu Ming


I fondatori del Wu Ming, laboratorio di design letterario all’opera su vari media e per varie committenze, sono Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Luca Di Meo e Federico Guglielmi, ovvero i quattro autori di Q, western teologico divenuto un bestseller a sorpresa, cui si è aggiunto Riccardo Pedrini, autore di Havana Glam, uscito a firma Wu Ming 5. A giudizio unanime del collettivo bolognese di agitatori della scrittura le storie da raccontare sono a tutti gli effetti “asce di guerra da disseppellire”, magari nel fertile terreno in cui il Mito s’interseca con le ragioni della storia, una particolarissima concezione della narrativa di cui i cinque Wu Ming hanno offerto un notevole saggio per l’appunto in Asce di guerra, il primo atto di creazione letteraria dopo il seppuku rituale della precedente incarnazione del collettivo, ovvero il progetto Luther Blissett, il nome molteplice autodistrutto a fine 1999 per risorgere, come la fenice dalle proprie ceneri, all’inizio del 2000 con uno pseudonimo che in cinese mandarino significa “nessun nome” ed è usato in genere per siglare pubblicistica dissidente, perfetta sintesi dell’ambizione all’anonimato del collettivo. I cinque Wu Ming da questo punto di vista risultano estremamente coerenti: autori anonimi per esplicita volontà, ignorano per principio le comparsate televisive e le tipiche strategie promozionali dell’apparenza (servizi fotografici, gossip, et similia), ma esistono a tutti gli effetti come autori, concedono interviste, viaggiano per l’Italia a presentare le proprie produzioni tra centri sociali e librerie, sono estremamente presenti con il proprio pubblico. La scelta di un nome cinese è legata al fatto che i cinque scrittori sono convinti che in futuro non si possa prescindere da quanto accade in Oriente e particolarmente nella Cina continentale: è nel sud-est asiatico che si gioca il futuro del pianeta, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale che da quello delle alternative possibili. Sotto il versante strettamente letterario le principali peculiarità del Wu Ming sono il deciso rifiuto della concezione romantica del genio artistico da una parte, la messa in crisi della logica del copyright dall’altra: in estrema sintesi il collettivo bolognese non crede alla proprietà privata delle idee e si comporta, mutatis mutandis, come i programmatori e gli imprendotori operanti nel campo dell’open source software. I downloads di tutti i prodotti legati alla sigla Wu Ming sono infatti scaricabili gratuitamente dal sito ufficiale del collettivo, esattamente come accadeva nell’ambito del Luther Blissett Project; lo stesso può dirsi anche dei libri pubblicati e diffusi nel circuito delle librerie, che riportano la seguente clausola, piccola ma molto significativa. “E’ consentita la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione in via telematica ad uso personale dei lettori, purché non sia a scopo commerciale”. Da segnalare che i Wu Ming hanno rinunciato ad ogni forma di royalties e proventi sulle versioni delle proprie opere in lingua castigliana edite nella Repubblica di Cuba come modesto contributo alle attività editoriali e culturali dell’isola caraibica, messe a dura prova dal prolungato embargo economico imposto dagli Usa.

Voto 8 

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