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  17/10/2017 - 16:47

 

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Wolverine: Origini
Una miniserie imperdibile
MARVEL MINISERIE N. 44, mensile, pp. 52 [Marvel Italia]
Snikt... è il migliore in quello che fa

 




                     di Paolo Boschi


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Il fuorilegge mutante affiliato agli X-Men noto come Wolverine, l’ex Arma X dei servizi segreti canadesi, l’avventuriero di Madripoor conosciuto come Guercio, l’uomo chiamato Logan, soltanto Logan. Un mutante dotato di un incredibile fattore di guarigione che ne rende praticamente impossibile l’eliminazione, letali artigli retrattili agli avanbracci, lo scheletro (artigli compresi) ricoperto anni prima di adamantio (la lega più impenetrabile del Marvel Universe) in un esperimento che ha privato Logan della memoria, un istinto bestiale in perenne conflitto con la propria umanità. Senza dubbio nessuno poteva immaginarsi che l’enigmatico passato di Wolverine sarebbe diventato una delle sue carte vincenti quando il personaggio, abbigliato con la caratteristica uniforme gialla, blu e nera, fece la sua comparsa nella serie regolare dell’incredibile Hulk nel 1974, creato come avversario occasionale del golia verde da Len Wein, John Romita Sr. ed Herb Trimpe. Il piccolo ma tostissimo mutante canadese dovette comunque impressionare molto Chris Claremont, che ripescò il personaggio un anno dopo per la sua operazione di restyling totale della serie degli X-Men, all’epoca praticamente sull’orlo del baratro: Wolvie divenne così un pilastro del gruppo del Prof. X – peraltro l’unico ‘studente’ uso a rivolgersi al maturo telepate chiamandolo “Chuck” – e più tardi arrivò addirittura a conquistarsi l’onore-onere di una serie personale, tutt’ora pubblicata. Ma il passato profondo di Wolverine fino ai sei numeri (nell’edizione americana) della miniserie Wolverine: Origini non è mai stato svelato, creando un’insostenibile attesa da parte dei lettori. Ora che si è conclusa anche la riproposta italiana, è d’obbligo tirare le fila di quanto il formidabile trio di sceneggiatori costituito da Paul Jenkins, Bill Jemas e Joe Quesada ha deciso di rivelarci attraverso le poderose matite di Andy Kubert. La prima conferma arriva dal punto di vista dell’ambientazione geografica e storica: in Canada, nella villa maestosa di John Howlett, ricco possidente terriero, ai primi anni del ventesimo secolo (Wolverine, lo sapevamo, invecchia molto più lentamente dei normali esseri umani). Dal punto di vista narrativo è d’obbligo rilevare l’ottimo espediente scelto da Jenkins e compari per introdurci nel background del nostro mutante artigliato preferito: la prospettiva principale è offerta infatti dagli occhi ingenui di Rose, un’orfana accolta dagli Howlett per badare al piccolo e gracile James, unico erede di John Howlett. Ai margini della proprietà vive anche il rude Dog, coetaneo di Rose e di James, e figlio di Thomas Logan, il giardiniere degli Howlett, pieno di rancore verso il proprio padrone ed incredibilmente somigliante ad un mutante canadese di nostra conoscenza. Cacciato da John Howlett, Thomas ed il figlio penetreranno di notte nella villa padronale per vendicarsi e rapire Rose e Lady Elisabeth, l'instabile madre di James. Gli eventi precipiteranno prendendo una piega inaspettata: mentre John tenta di fermare il giardiniere e viene freddato da quest’ultimo, il giovane James sta accorrendo sulla scena del delitto e, sconvolto per la morte del padre, assale i due criminali, ferisce Dog e sventra Thomas Logan per mezzo di artigli ossei che gli sono spuntati dalle mani. Per il terribile shock e la sconvolgente trasformazione del suo corpo James fugge via, inseguito da Rose: Lady Elisabeth, impazzita, si suicida e Dog decide di sfruttare l’assenza dei due ex compagni d’infanzia per accusarli di omicidio plurimo. Usciti dall’Alberta, Rose e James, che ha deciso di cambiare il proprio nome in Logan, riparano in una cittadina mineraria della Columbia britannica: qui il giovane Logan, che ha rimosso la drammatica notte di sangue, cresce e diventa un esperto minatore. Ma Dog è sulle sue tracce, Rose si è innamorata di Smitty, il migliore amico di Logan, ed un nuovo lutto è alle porte. Per sommi campi la trama complessiva di Wolverine: Origini è questa: va da sé che la miniserie contiene numerosi dettagli, citazioni in serie, intriganti allusioni. Basti pensare agli incontri di lotta in gabbie di ferro, chiaro omaggio al film di Bryan Singer (dove Wolvie fa così la sua entrée), oppure alla comparsa sibillina di un libro dedicato ai samurai, che spiega l’interesse del personaggio per la cultura nipponica. Nella miniserie si aprono anche inquietanti interrogativi – sulla probabile identità futura di Dog, ad esempio – destinati a trovare soluzione nell’immancabile sequel, doveroso e (c’è da augurarselo) della stessa qualità di questa imperdibile prima tranche di storie dedicate al passato remoto di Wolverine.

MARVEL MINISERIE N. 44, Wolverine: Origini (parte 3 di 3), mensile, pp. 52 [Marvel Italia]

Voto 8 

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