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  23/02/2020 - 02:21

 

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Wolverine
Un mutante chiamato Logan
MARVEL MINISERIE N. 42, Origini (parte I di III), mensile, pp. 52 [Marvel Italia]
Svelato l'enigma del passato di Wolvie

 




                     di Paolo Boschi


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Il suo nome di battaglia è Wolverine, gli amici lo conoscono semplicemente come Logan. Segni particolari: mutante, dotato di artigli retrattili ossei agli avanbracci e di un incredibile fattore rigenerante che gli consente di superare qualunque malattia o ferita, e di invecchiare molto lentamente. E’ un professionista, il migliore in quello che fa. Il suo passato è oltremodo nebuloso: prima di entrare nelle file degli X-men è stato sottoposto forzatamente al progetto Arma X, in cui ha subito un radicale lavaggio del cervello ed il suo scheletro (artigli compresi) è stato ricoperto di indistruttibile adamantio. La prima apparizione del personaggio è datata 1974: Wolvie nasce dalla fantasia di Len Wein, Herb Trimpe e John Romita Senior, creato come estemporaneo avversario dell’incredibile Hulk e già caratterizzato dal classico costume giallo con bordature nere e blu. Charles Xavier lo reclutò per entrare negli X-Men targati Chris Claremont nell’anno di grazia fumettistica 1975 e da allora, nonostante il carattere secco e scontroso, Wolverine è diventato uno dei pilastri del gruppo, anche a livello di gradimento del pubblico, tanto da conquistarsi una serie personale. Ma la particolarità principale di Wolverine è indubbiamente riposta nel suo enigmatico passato: nel mondo dei comics i misteri non durano mai a lungo, mentre la verità sull’infanzia del mutante chiamato Logan non è mai stata chiarita in quasi tre decadi di vita (fumettistica) del personaggio. Nel corso degli anni sono emersi vari dettagli: si sa, ad esempio, che Logan era attivo già nella seconda guerra mondiale, che ha fatto parte di un supergruppo composto anche da Sabretooth e Volpe d’Argento, che dopo essere stato sottoposto al progetto Arma X è diventato un superagente canadese, che ha una conoscenza perfetta del giapponese (e infatti ha poi sposato Lady Mariko del clan Yashida). In tale contesto Wolverine: Origini è una miniserie in tre numeri dalla quale i molti fans di Wolverine non potranno prescindere: lo sceneggiatore Paul Jenkins, supportato a livello grafico dal grande Andy Kubert, ci porterà nei meandri dell’infanzia perduta del mutante artigliato più famoso del mondo, recentemente impersonato (con grande efficacia) sul grande schermo dall’attore Hugh Jackman. Il gioco è condotto da Jenkins in modo spiazzante ed imprevedibile. Non ci sono supereroi in costume né i classici sfondi metropolitani nei primi due capitoli: i lettori si ritroveranno catapultati in una realtà rurale – magnificamente resa dalla colorazione digitale di Richard Isanove –, per l’esattezza nell’avita ed isolata villa Howlett, una famiglia di notabili dell’Ottocento. Ottima anche la prospettiva scelta da Jenkins per introdurci in questo scenario inedito: cominciamo a conoscere gli attori delle origini di Wolverine dagli occhi di Rose, orfana di tredici anni chiamata alleviare la solitudine del signorino James, malaticcio, malinconico e sensibile rampollo di casa Howlett. Gli altri protagonisti sono il vecchio Howlett, spietato affarista, suo figlio John Howlett (il padre di James), padrone giusto e cordiale della tenuta, la ritirata moglie di John, Elisabeth, lo scontroso Thomas Logan, scapestrato guardiano della villa (molto somigliante ad un mutante canadese di nostra conoscenza), avvezzo a bere ed a picchiare il figlio, noto semplicemente come Dog. Tra Rose, James e Dog, gli unici ragazzi della zona, nascerà un’amicizia destinata ad infrangersi tra conflitti di cuore e contrasti di classe. Insomma, un’ambientazione romanzesca quasi sulla falsa riga di Cime tempestose: la sorprendente rivelazione ‘anagrafica’, neanche a dirlo, arriverà solo alle ultime due pagine del secondo capitolo. Un albo epocale.

MARVEL MINISERIE N. 42, Wolverine: Origini (parte I di III), mensile, pp. 52 [Marvel Italia]

Voto 8 

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