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  16/12/2017 - 16:04

 

  home>musica > rock

Scanner - musica
 


Rolling Stones
Bridges to Babylon
[Virgin 1997]

 




                     di Paolo Boschi


Stripped
Bridges to Babylon
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Sono rimasti in quattro ed hanno ampiamente superato la cinquantina ma sono un pezzo più unico che raro della storia del rock. Alle soglie del Duemila gli Stones 'ruggiscono' ancora con questo ottimo album - in copertina campeggia appunto un leone - e lo fanno rielaborando in modo originale la propria musica, osando perfino proporre qualcosa di nuovo allo stratificato marchio di fabbrica delle pietre rotolanti. Incredibile a dirsi, i sempreverdi Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ron Wood riescono per l’ennesima volta ad evitare il rischio di mostrarsi come la parodia di se stessi: lo si avverte fin dal ritmo indiavolato di chitarra e batteria che contrassegna l’apripista Flip the Switch, quasi a tranquillizzare i vecchi fans del proprio stato di forma. Gran parte del “qualcosa di nuovo” cui alludevamo prima è dovuto alla ballata Anybody seen my baby?, singolo di lancio di Bridges to Babylon, marcato da un sound suggestivo, ipnotico e decisamente di tendenza. Altra traccia e tornano i vecchi Stones di sempre, con una rock ballad di ruvida efficacia come Low down, che costituisce un dittico con la successiva Already over me, una ballata più canonica, vagamente ombrosa ed interpretata in punta di voce da Jagger. A ruota gli Stones propongono una delle chicche del disco, ovvero la sferzante Gunface, pompata a mille dalle tramature chitarristiche del sempre valido Richards il quale, subito dopo, azzarda l’interpretazione vocale personale con You don’t have to mean it, una curiosa contaminazione di sonorità caraibiche e hawaiane. Il corpo centrale di Bridges to Babylon presenta prima l’insostenibile crescendo rock di Out of control e quindi la gemma assoluta del disco, ovvero la trascinante e contagiosa Saint of me, aperta in chiave gospel e quindi sviluppata in modalità davvero coinvolgenti in direzione soul rock. L’album ha ancora carte da giocare: l’hard rock cupo e rallentato (per quanto possa sembrare una contraddizione) di Might as well get juiced, la splendida ballata Alwais suffering, lo sfrenato dinamismo chitarristico di Too tight, nonché due interpretazioni ‘confidenziali’ di Richards in Thief in the night e nella conclusiva How can’t stop. Riassumendo: tredici canzoni con cui la premiata ditta Jagger-Richards firma l'album più convincente dei Rolling Stones dai tempi di Steel Wheels.

Rolling Stones, Bridges to Babylon [Virgin 1997]

Voto 7½ 

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