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  16/07/2024 - 01:19

 

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Roberto Benigni
E l'alluce fu
A c. di M. Giusti, Torino, Einaudi, 1996
Un must dell'arte comica di Benigni

 




                     di Paolo Boschi


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E l'alluce fu


Il distillato del Benigni-pensiero in un volume che accorpa, in un’agile cavalcata nel fertile terreno della comicità, le battute più micidali, i monologhi più taglienti, le dichiarazioni più audaci del popolare comico toscano: E l’alluce fu fondamentalmente è un testo non scritto, una silloge di memorabilia raccolte con amore certosino dal curatore Marco Giusti ed introdotte a suo modo dallo stesso Benigni, con uno lucido contributo critico di Cesare Garboli in appendice. Il tutto senza grossa attenzione alla cronologia comica di Benigni né preoccupazioni di sorta per la sistematicità della proposta: per certi versi E l’alluce fu è una sorta di Bignami dell’arte del comico più amato su scala nazionale – senza dubbio il comico italiano più apprezzato nel mondo – , nel senso che delle tirate più esilaranti e degli assoli più incredibili non ne manca nessuno all’appello. Ottimo ed esaustivo come compendio comico della carriera di Benigni, il volume funziona anche sul fronte sottilmente umoristico, pur privo della controparte scenica, decisamente caratterizzante degli spettacoli del folletto toscano. Anche sulla pagina scritta emerge con vigore l’afflato talvolta insostenibilmente lirico, altre volte beceramente mordace, altre ancora sapientemente rurale che Benigni letteralmente trasuda sul grande e sul piccolo schermo, ed in particolare sul palcoscenico, il suo luogo di espressione ideale a livello quasi fisiologico. Esemplificare sprazzi di E l’alluce fu è un po’ come cercare di dare l’idea di un torrente in piena: ci limitiamo ad osservare che i bersagli satirici ed i soggetti comici sono quelli di sempre. Benigni affronta luoghi comuni del quotidiano, sviscera dubbi inconsueti in materia religiosa, parla di donne, di cinema, di assurdi geografici, fustiga i politici, ammalia anche sotto il versante canoro alternandosi tra l’apologia scatologica de L’inno del corpo sciolto, la satira politica di Quando penso a Berlusconi ed il lirismo sentimentale di Quanto t’ho amato. Il titolo del volume allude al chiarimento di una delle numerose falle concettuali della Bibbia: Mosè scrisse “E la luce fu”, Dio notò invece che Adamo ed Eva inciampavano perché privi del dito d’appoggio, e per risolvere il problema disse “Sia l’alluce e l’alluce fu” (questione di dettagli...). I monologhi e le gags del comico toscano sono, a detta dello stesso Benigni, un miracolo irripetibile in quanto questo libro è ascrivibile alla produzione degli autori “scritti” e non “scriventi”: distinzione non da poco, considerando che nella storia gli unici altri due esempi del settore sono il pensiero socratico (redatto da Platone) ed i Vangeli (raccolti dai quattro evangelisti), e che, a differenza di Gesù e di Socrate, il comico di Vergaio è vivo ed in grado di introdurre il proprio materiale. Nella migliore tradizione del fool shakespeariano, mentre una risata tira l’altra, spirano molte verità tra le pagine de E l’alluce fu. Imperdibile: Benigni at his best.

Roberto Benigni, E l'alluce fu, a c. di M. Giusti, Torino, Einaudi, 1996; pp. 165

Voto 8 

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