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  16/06/2024 - 10:57

 

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La tigre e la neve
Regia di Roberto Benigni
Cast: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno, Giuseppe Battiston, Tom Waits; commedia; Italia; 2005; C.
amore, guerra e... poesia

 




                     di Paolo Boschi


La tigre e la neve
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Per amare questo film basterebbe la splendida definizione che Benigni ha architettato per spiegare alle figlie adolescenti (del suo impagabile protagonista) cosa sia la poesia: se stesso da bambino, un uccellino che plana sulla sua spalla, il cuore che inizia a palpitare forte, l’incapacità di condividere questa grande suggestione con la madre, donna pur sensibile, la scelta di diventare poeta per spiegare un’emozione a chi ti legge, scegliendo le parole giuste per fargliela sentire dentro, non una di più né una di meno. Difficile trovare una definizione più semplice ed efficace per il concetto di poesia, ma Benigni d’altra parte è stato capace d’incantare il gentile pubblico declamando l’ultimo canto del Paradiso dantesco in un luogo fuori contesto come lo schermo televisivo, arrivando comunque allo scopo, un artista che dell’afflato lirico ha fatto un’arte d’intrattenimento qualificato. Il protagonista de La tigre e la neve si chiama Attilio – come l’amato Bertolucci –, fa il poeta ed insegna poesia all’università, è padre due figlie, è separato, ed ogni notte sogna di sposarsi in guisa discinta e biancovestita con la stessa donna, nello stesso posto, con gli stessi convitati, e sempre con Tom Waits che canta in sottofondo la magnifica ballata You can never hold back spring con la sua impareggiabile ugola cartavetrata. Nella vita quotidiana il nostro eroe cerca di avverare in ogni modo il suo sogno impalmando la bella Vittoria, che condivide con lui l’ambito letterario – è una studiosa intenta a scrivere la biografia del maggior poeta iracheno vivente, Fuad, peraltro vecchio amico di Attilio – ma che non sembra avere intenzione alcuna di ricambiarne l’amore. Fuad, da anni residente in Francia, decide di far ritorno al natio Irak in vista dell’imminente guerra con gli americani – l’azione è ambientata nella primavera del 2003 –: Vittoria lo raggiunge per terminare il libro e, vittima di un attentato, finisce su un lettino d’ospedale in coma, sospesa tra la vita e la morte. Appresa la notizia, Attilio raggiunge l’amata in Irak e, con un’ostinazione capace di abbattere qualunque ostacolo gli si pari innanzi, cerca un modo per salvarla oltre ogni ragionevolezza, costretto a scovare in fretta i medicinali necessari, introvabili nella Bagdad sotto assedio. Ma da un poeta ci si può a buon diritto attendere un amore in grado di smuovere le montagne e superare un deserto a piedi. Non siamo ai livelli eccelsi de La vita è bella, ma anche La tigre e la neve – titolo nonché condizione impossibile di un amore senza speranza… – annovera molteplici frecce filmiche al proprio arco: innanzitutto un Benigni in grande forma, che ha trovato in Attilio un nuovo personaggio di chapliniana memoria, quindi numerose citazioni dei maggiori poeti d’ogni tempo felicemente integrate nel tessuto narrativo, almeno un tributo onirico (riuscitissimo) consumato per il nume tutelare di Fellini, molte battute (non solo atte al riso) da ricordare – il clou: "Come sono belle le donne quando decidono di fare l'amore tra poco" – ed infine il tentativo (che qualcuno potrà anche ritenere pleonastico) di affrontare la contemporaneità sempre e comunque, anche nei suoi momenti di più imbarazzante tragedia. Un film assolutamente da non perdere.

La tigre e la neve, regia di Roberto Benigni, con Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno, Giuseppe Battiston, Tom Waits; commedia; Italia; 2005; C.; dur. 1h e 58'

Voto 8 

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