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  10/12/2019 - 05:53

 

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Elmore Leonard
Tishomingo Blues
Torino, Einaudi, 2003; pp. 308
L'ennesimo capolavoro del mitico Leonard

 




                     di Paolo Boschi


La scorciatoia
Chili con Linda
Tishomingo Blues
Killshot


«Stavo per suicidarmi, poi ho letto che Elmore Leonard aveva scritto un nuovo libro»: magari questo aforisma anonimo degli anni Novanta esagera nella forma, non nel concetto di base, dato che Elmore Leonard, classe 1925, è da almeno cinquant’anni l’indiscusso protagonista del crime novel e probabilmente il miglior scrittore di dialoghi attualmente in circolazione, almeno secondo l’autorevole giudizio di Stephen King nel suo saggio sull’arte della scrittura On writing. Da questo punto di vista non fa eccezione neanche Tishomingo Blues, un romanzo che ha tutte le caratteristiche per essere definito un piccolo capolavoro: oltre ai soliti dialoghi che costituiscono il marchio di fabbrica di Leonard da Get Shorty a Out of sight – agili, movimentati ed estremamente realistici –, l’ultima fatica dello scrittore di New Orleans brilla di originalità per la particolare ambientazione e l’eterogeneità dei vari personaggi, insomma è dotata di tutte le qualità che hanno portato gli altri romanzi leonardiani sul grande schermo. E la cosa è perfettamente ovvia, dato che le pagine di Leonard risultano quasi naturalmente cinematografiche per lo stesso stile dell’autore, che scrive i suoi romanzi per microsequenze, riservando un’estrema cura per i dialoghi ed i dettagli scenici. Basti pensare all’intrigante incipit, che ci cattura portandoci all’interno del personaggio di Dennis Lenahan, un maturo tuffatore dai nervi d’acciaio, un tipo decisamente cool: Dennis porta in giro per casino e luna parks il suo show itinerante di tuffi acrobatici, e tutti i giorni rischia la vita dalla torre della sua piscina smontabile, larga sette metri e profonda due metri e mezzo, dall’alto dell’ultimo trampolino sembra una moneta da cinquanta centesimi. Un giorno Dennis arriva a Tunica, Mississippi, ingaggiato dal Tishomingo Lodge&Casino, un hotel che prende nome da un capo indiano ed in cui circolano strani tipi: quando dalla torre da venticinque metri il nostro protagonista vede due tizi strani che ne ammazzano un terzo e si accorgono di lui, comprende che sarà dura uscire indenne del suo ingaggio più recente. Il tutto raccontato in un’atmosfera oltremodo variegata: perché a Tunica si possono trovare vecchi lanciatori di baseball che sparano balle a tutto spiano, insospettabili trafficanti di droga, numerosi reenactors, ovvero attori seriamente impegnati nella ricostruzione di battaglie della Guerra Civile tra Sudisti e Nordisti, perfino una banda di malavitosi forestieri. Uno di loro si chiama Robert Taylor ed è un forbito ed intrigante gangster di Chicago con una passione d’altri tempi per il blues, in particolare il blues di Robert Johnson, che proprio da questi parti ad un crocevia vendette l’anima al diavolo in cambio del suo irresistibile talento alla chitarra. Nel particolarissimo mélange narrativo di Tishomingo blues spiccano inoltre le signore, donne belle e sensuali, spesso irremovibili a diventare pedine nei giochi dei protagonisti maschili. Un romanzo imperdibile: Leonard ci cattura dalle prime righe e costringe il lettore a ‘divorare’ la storia un capitolo dopo l’altro fino alla fine. Traduzione ricca di verve a cura di Wu Ming 1.

Elmore Leonard, Tishomingo Blues, Torino, Einaudi, 2003; pp. 308

Voto 8+ 

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