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  21/07/2019 - 19:23

 

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Stefano Benni
Saltatempo
Milano, Feltrinelli, 2001; pp. 272
...e Benni giocò la carta del romanzo di formazione

 




                     di Paolo Boschi


Saltatempo
Dottor Niù
Spiriti
Teatro
Blues in sedici
Bar Sport Duemila


Nome: Lupetto. Epiteto: Saltatempo. Hobby ricorrente: ciclicamente tornare a scarpagnare giù per la cavedagna. Sono i dati esteriori del protagonista di Saltatempo, l'ultimo romanzo di Stefano Benni, classe 1947, già autore di una tranche notevole di bestsellers nazionali da Bar Sport fino al recente Spiriti, passando per Terra!, Baol, La compagnia dei celestini e Elianto. Il giornalista e scrittore bolognese sembra aver deciso di tentare un approccio più ambizioso del solito a livello narrativo, giocando la carta del romanzo di formazione: non a caso la storia verte su un personaggio ritratto dall'infanzia fino al preludio alla maturità, dagli anni Cinquanta fino ai giorni successivi alla drammatica strage di Piazza Fontana attraversando il boom economico dei Sessanta e la chiave di volta politico-culturale del Sessantotto. Tutto prende avvio con Lupetto bambino che scarpagna secondo consuetudine giù per la cavedagna per recarsi alla scuola elementare del paese, un orripilante cubo giallo-vomito conosciuto come Bisacconi in onore ad un 'caduto generico'. Capita stavolta a Lupetto d'incontrare una maleodorante divinità campestre dagli usi sozzamente scatologici, una sorta di uomo nuvola dotato di un'immensa barba e con un vecchio cane al seguito, un dio fa dono al bambino di un orologio interiore destinato ad accompagnarlo nel corso della vita, un orobilogio che gli darà la facoltà di correre avanti nel tempo, consentendogli di vedere che succederà nel futuro, ma allo stesso tempo permetterà a Lupetto di vivere il tempo dell'orologio 'canonico'. Da quel giorno Lupetto acquisisce il soprannome di Saltatempo e continua a fare le cose che tutti i ragazzi della sua età sono soliti fare, a differenza di amici e compagni il protagonista (e noi con lui) vive i cambiamenti 'moderni' del suo paese e dell'ambiente circostante in genere talvolta precorrendo visionariamente quello che avverrà in seguito: e la prospettiva che ne consegue risulta più spiazzante di quanto si potrebbe immaginare, in quanto il romanzo, grazie all'intelligente stratagemma narrativo dell'orobilogio, mostra pagina dopo pagina come la realtà sia il frutto di piccole 'sterzate' senza importanza destinate spesso a causare conseguenze tragiche. Saltatempo è ambientato in un piccolo paese sulle pendici di Monte Mario, la classica comunità rurale che pare incontaminata dalle mollezze cittadine, dotata del tipico bar di ritrovo, posta in mezzo ad una natura con cui esiste ancora un punto di contatto ed animata dalla variopinta combriccola locale, composta di persone vere, genuinamente solidali, autentiche, una sorta di famiglia allargata per il piccolo protagonista, figlio di un falegname comunista (ed alcolista) ed orfano di una madre che talvolta gli appare in visioni boschive. Nel corso della storia seguiremo Saltatempo crescere, frequentare le medie e le superiori cittadine, stringere amicizie, tentare i primi approcci erotici, maturare una coscienza politica, perdere e ritrovare di continuo il primo amore, Selene, una ragazzina inurbata nella capitale ma che, pur cittadinescamente viziata, conserva l'amore per la campagna natìa. Il periodo degli anni Sessanta mostra l'escalation dell'indiscriminata speculazione che cambierà il volto del paese di Saltatempo, per mano degli inghippi di un sindaco reazionario e privo di scrupoli con manipolo di industriali, guardaspalle e funzionari corrotti al seguito. Nel finale del romanzo, con la malinconica ricostruzione dell'apprendistato 'rivoluzionario' del protagonista - in assemblee studentesche animate da operai-trofei e filosofi-barboni, con divertenti flash sul futuro di alcuni di quegli studenti impegnati (uno pare il facsimile di Liguori) -, arrivano anche le prime vittime della rampante modernità di quegli anni: a livello microscopico un disastro ecologico che fa precipitare un pezzo della dissestata montagna sul paese di Saltatempo, ormai colpito dalle piaghe dell'usura e della droga, a livello macroscopico nel rincoglionimento generalizzato dal progagarsi del tubo catodico ed in una sentita rievocazione della strage di Piazza Fontana, che segnò la fine degli anni del cambiamento e che pochi oggi sembrano ricordare. Il tutto nel taglio magicamente fabulistico e corrosivamente satirico cui Benni ha abituato da sempre il suo affezionato pubblico di lettori...

Stefano Benni, Saltatempo, Milano, Feltrinelli, 2001; pp. 272

Voto 8½ 

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