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  14/08/2022 - 00:24

 

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Isabel Allende
La città delle bestie
Milano, Feltrinelli, 2002; pp. 242
La nuova trilogia allendiana tra avventura e mistero

 




                     di Paolo Boschi


Afrodita
La figlia della fortuna
Ritratto in seppia
La città delle bestie
Il mio paese inventato
Il regno del Drago d'Oro


Isabel Allende, nata a Lima nel 1942 ma vissuta in Cile fino al golpe del 1973, è una scrittrice che non ha bisogno di presentazioni di sorta: basta pensare alla qualità della sua produzione dall’esordio nel 1982 con La casa degli spiriti fino al recente Ritratto in seppia. La città delle bestie costituisce l’ennesimo esempio di perfetta sintesi tra i temi cari alla Allende (la magia delle piccole cose, l’inspiegabile, l’avversità, la complessità dei rapporti familiari, l’avventura) e la sua vena di narratrice pura, capace di inchiodare il lettore alla storia fin dalle prime pagine. In tal senso l’ultimo romanzo della serie è l’ennesima conferma alla consolidata regola: nel breve volgere del primo capitolo la Allende ci proietta a piè pari, dalla prospettiva del quindicenne protagonista Alex, in una crisi familiare innescata da una grave malattia della madre, che rischia di preludere alla dissoluzione della famiglia in questione. Per tentare di risolvere il problema il gruppo di Alex dovrà dividersi e Alex dovrà vivere una grande avventura in compagnia di Kate, l’eccentrica nonna paterna, reporter di professione, anziana ma ancora validissima. Già da questa sintetica anticipazione sulla trama si evince però una piccola ma sostanziale differenza rispetto alla precedente produzione della Allende: anziché puntare sul ‘consueto’ romanzo ambientato parzialmente (o integralmente) in un passato più o meno lontano, stavolta la scrittrice cilena sembra aver scelto l’attualità (ovvaimente in ossequio alle sue tematiche privilegiate), ricercando l’attenzione di una fascia di pubblico più giovanile – e non a caso La città delle bestie costituisce il primo capitolo di una trilogia dedicata alle nuove generazioni –. La storia in sé segue le perizie di una spedizione scientifica finanziata dalla prestigiosa rivista “International Geographic”, diretta verso il cuore profondo dell’Amazzonia in cerca di risposte al mistero di una bestia mostruosa ed imponente che suole paralizzare con un odore ripugnante le sue sfortunate vittime. Del gruppo, oltre ad Alex e Kate, fanno parte anche un fotografo inglese con assistente messicano al seguito, un antropologo francese prestigioso quanto arrogante, una bella dottoressa brasiliana, la guida locale e sua figlia, la tredicenne Nadia, di madre inglese ma sempre vissuta in rapporto simbiotico con la foresta amazzonica, di cui conosce tutti i segreti, come pure gli idiomi degli indios. I due ragazzi in breve diventeranno amici inseparabili, scopriranno un intrigo interno alla variegata spedizione che minaccia di sterminare le tribù locali, saranno entrambi catturati dal misterioso Popolo della Nebbia (una tribù di indios vissuti in isolamento pressoché totale dall’alba dei tempi), si ritroveranno in una città perduta nel mito (magari in cui zampilla una leggendaria acqua di lunga vita) e, ovviamente, scopriranno il mistero della bestia, decisamente più complicato di quanto ci si potrebbe immaginare a priori. Il tutto nel bel mezzo di un’evoluzione individuale – con l’indispensabile aiuto dello sciamano Walimai – che metterà in contatto i due giovanissimi protagonisti con i rispettivi animali totemici, rendendoli così Giaguaro e Aquila. La città delle bestie è un romanzo a tinte fabulistiche sull’armonia possibile tra l’uomo e la natura, e costituisce in effetti una ragguardevole novità nell’ambito del repertorio allendiano: indicato per gli adolescenti, a tratti narrativamente perfino po’ scontato anche se, senza dubbio, molti lettori inveterati della scrittrice cilena vorranno farsi trasportare a briglia sciolta dal fascino ambientalistico della trama.

Isabel Allende, La città delle bestie, Milano, Feltrinelli, 2002; pp. 242

Voto 7- 

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