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  13/08/2022 - 23:01

 

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Isabel Allende
Ritratto in seppia
Milano, Feltrinelli, 2001; pp. 272
Il Cile, la vita, gli amori, la storia ed un ritratto in seppia

 




                     di Paolo Boschi


Afrodita
La figlia della fortuna
Ritratto in seppia
La città delle bestie
Il mio paese inventato
Il regno del Drago d'Oro


Isabel Allende è nata a Lima nel 1942 ma è vissuta in Cile fino al 1973, lavorando come giornalista: nipote del presidente Salvador Allende, si trasferì in Venezuale in seguito al golpe militare che portò al potere Pinochet, e quindi negli Stati Uniti. La caotica storia cilena sembra aver trovato un’ideale traslazione nelle epopee familiari messe al centro dei romanzi della Allende, a partire dal debutto, datato 1982, con La casa degli spiriti fino al recente La figlia della fortuna, del 1999. Tra questi due estremi letterari l’autrice cilena ha messo una lunga serie di best sellers, in Italia tutti pubblicati dalla Feltrinelli: D’amore e d’ombra, Eva Luna, Il piano infinito, l’autobiografico Paula, lo strano mosaico enogastronomico di Afrodita. Racconti, ricette ed altri afrodisiaci. L’ultimo romanzo di Isabel Allende s’intitola Ritratto in seppia e si è rivelato il consueto successo annunciato: dal punto di vista della cronologia interna all’opera della scrittrice si tratta del sequel de La figlia della fortuna, e quindi si può considerarlo come il secondo capitolo di una trilogia che si chiude appunto con La casa degli spiriti. Per quanto anche in Ritratto in seppia la Allende dia prova di una consolidata scaltrezza letteraria e di un notevole mestiere, la prima impressione che si prova arrivati in fondo alla sua ennesima saga familiare è che pochi libri possono definirsi più “romanzeschi”: dentro vi si trovano, dipanati lungo il filtro della memoria della voce narrante, una lunga schiera di amori, conflitti umani, viaggi, battaglie, idee, affari, morti, conversazioni, ascese e cadute. Il titolo, oltre che suggestivo, è quanto mai azzeccato: la protagonista, Aurora Del Valle, è infatti una fotografa di trent’anni che ricostruisce, attraverso un’ideale carrellata di stinte fotografie, il passato della sua grande famiglia, sia da parte materna che paterna, suddiviso nelle tre parti del romanzo: un prologo dal 1862 al 1880, l’infanzia e l’adolescenza dal 1880 al 1896, la giovinezza dal 1896 al 1910. Nelle prime pagine ritroviamo la famiglia di Eliza Sommers, proprietaria di una pasticceria cilena di Chinatown, a San Francisco, e del guaritore cinese Tao Chi'en, ovvero i protagonisti de La figlia della fortuna, genitori di Lynn Sommers, futura madre di Aurora Del Valle, la ragazza più ricercata dai fotografi cittadini per la sua incredibile bellezza, sedotta ed abbandonata dal bohémien Matías, figlio del facoltoso Feliciano Rodríguez de Santa Cruz e della dinamica Paulina del Valle, capace di far sfilare per le vie della città un imponente letto con baldacchino fatto costruire da artigiani a Firenze appositamente per sbeffeggiare la giovane amante del consorte. E continuiamo assistendo al matrimonio riparatore offerto da Severo del Valle, l’onesto cugino dello sleale seduttore, innamorato irreparabilmente della splendida ragazza, poi morta dando alla luce la sua bambina. E quindi arriva l’infanzia tra i profumi della pasticceria dei teneri nonni materni, e poi, dopo la morte violenta di Tao Chi’en, il trasferimento nel palazzo della straordinaria nonna paterna, ed il ritorno in Cile, società infinitamente più chiusa e tradizionalista rispetto agli Stati Uniti, e dilaniata da conflitti bellici. Ritratto in seppia continua con lo sbocciare dell’amore per la fotografia, e quindi dall’incontro con l’uomo della vita, destinato a rivelarsi un’amara delusione. Un romanzo intrigante e di piacevole lettura, sicuramente tra i migliori della Allende.

Isabel Allende, Ritratto in seppia, Milano, Feltrinelli, 2001; pp. 272

Voto 7½ 

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