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  24/05/2012 - 09:34

 

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Io non ho paura
Regia di Gabriele Salvatores
Cast: Diego Abatantuono, Dino Abbrescia, Aitana Sánchez-Gijón, Giuseppe Cristiano; drammatico; Italia; 2002; C.
Dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti

 




                     di Paolo Boschi


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Io non ho paura
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Uno dei rischi maggiori per un regista impegnato a traslare un romanzo sul grande schermo è quello di non reggere il passo della fonte letteraria: per fortuna in Io non ho paura di Gabriele Salvatores tutto (o quasi) finisce per andare per il verso giusto, anche grazie all’indispensabile aiuto in cabina di sceneggiaura da parte di Niccolò Ammaniti, l’autore dell’omonimo romanzo, uno dei migliori della narrativa italiana degli ultimi anni. La storia è ambientata in un paesino isolato dell’entroterra pugliese durante l’estate del 1978, una delle stagioni più torride del secolo scorso: protagonista della vicenda è Michele, nove anni, che trascorre una serie infinita di giornate libere dall’impegno scolastico, tutte apparentemente uguali a se stesse, giocando con i coetanei locali e perlustrando i dintorni in interminabili escursioni in bicicletta, con la sorellina più piccola sempre appresso. E’ proprio durante un’escursione a due ruote attraverso infiniti campi di grano che i ragazzi si ritrovano davanti ad una casa diroccata mai vista prima: Michele per penitenza accetta di entrare nel rudere, riprende con gli altri la via di casa, poi torna indietro in cerca degli occhiali della sorella e s’imbatte, casualmente, in qualcosa che non dovrebbe esserci: un enorme buco scavato nel terreno e nascosto senza troppa cura. Spinto dalla naturale curiosità propria alla sua età il ragazzo decide di dare una sbirciatina: un particolare fuori contesto lo farà fuggire a gambe levate, continuando a tormentarlo la notte successiva, una volta spente le luci della sua camera d’infanzia. Il successivo sopralluogo svelerà al piccolo protagonista un mistero criminale che la sua età rende arduo decifrare: il buco è la prigione improvvisata di un bambino dell’età di Michele, in catene e quasi nudo, sporco e denutrito, biondo ed apparentemente folle. Un telegiornale illuminerà Michele, mettendolo sull’avviso e costringendolo ad incarnare il suo nuovo ruolo di ‘angelo custode’ del nuovo amico, vittima di un rapimento che, con lo scorrere della storia, pare coinvolgere tutto il paese in una congiura giustificata dal sogno di una vita diversa. Io non ho paura ricostruisce con indiscutibile efficacia visiva, anche sul versante documentaristico, l’atmosfera fine anni Settanta che si respira nel romanzo attraverso continui rimandi a telegiornali di repertorio, abbigliamento, canzoni e dettagli d’epoca. Fedele ed efficace anche l’ambientazione del film, in grado di catturare tutti i colori vivaci di un Sud afoso ed assolato. Il pregio principale di Io non ho paura consiste però nella precisione di dettaglio con la quale Salvatores ha saputo focalizzare l’immaginario infantile della vittima, del suo salvatore e del piccolo gruppo di compagni di quest’ultimo: un arcobaleno emotivo che alterna tutti i colori dell’amicizia, del sogno, del tradimento e della paura che un bambino possa provare. L’unico neo riscontrabile è l’interpolazione (peraltro autorizzata) del finale, meno eplosivo e più ‘finito’ rispetto al romanzo. Da non perdere.

Io non ho paura, regia di Gabriele Salvatores, con Diego Abatantuono, Dino Abbrescia, Aitana Sánchez-Gijón, Giuseppe Cristiano; drammatico; Italia; 2002; C.; dur. 1h e 36'

Voto 7/8 

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