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Ligabue
Il reportage di Scanner dal concerto
Con Piccoli Omicidi, Nucleo, Aura, i Rio del fratello di Ligabue, Marco, i Folkabbestia, Edoardo Bennato ed Elisa
Campovolo, Reggio Emilia, 10 Settembre 2005

 




                     di Alessandro Staderini


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Dopo 3 anni di silenzio, Ligabue decide di tornare con un unico concerto dal vivo in concomitanza con l’uscita del nuovo album, Nome e Cognome. Il luogo destinato ad ospitare l’evento è l’area del Campovolo di Reggio Emilia. In pratica si tratta dell’aeroporto di Reggio Emilia a due passi da casa sua.

E’ un’area sterminata che ha già accolto in passato il concerto degli U2. Questa volta la cosa è un po’ diversa, per l’occasione ci sarà un dispendio economico e di energie non indifferente, 4 palchi, 8 megaschermi, grappoli di casse acustiche appesi ovunque.

Per chi, come me, si presenta al Campovolo verso le 16 l’impatto è forte, una marea sterminata di persone bivaccano nell’attesa dell’inizio del concerto, impossibile da una qualunque posizione uno si trovi, vedere contemporaneamente i 4 palchi. Su quello principale si alternano, intanto, diversi artisti, Piccoli Omicidi, Nucleo, Aura, i Rio, del fratello di Ligabue, Marco, i Folkabbestia, fino ad arrivare ad Edoardo Bennato ed Elisa.

Il concerto è suddiviso in diverse parti, la prima si svolge sul palco denominato Main, dove Ligabue si esibisce con la sua attuale band. Il secondo denominato Vintage dove suona con la sua vecchia band, i Clandestino e sugli altri 2 laterali mette in scena un set acustico, solo voce e chitarra ed uno dove ricalca in piccolo il tour nei teatri, accompagnato esclusivamente da Mauro Pagani.

Il concerto inizia con 10 minuti di ritardo, e già dalle prime note si capisce che qualcosa non sta funzionando nell’amplificazione. Il volume è molto basso ed intere zone del campo non riescono a sentire assolutamente niente. Probabilmente ci sono problemi anche sul palco, in quanto Ligabue, per un paio di volte perde completamente l’intonazione della canzone.

Mentre si levano fischi e proteste la gente comincia a cercare un punto da dove poter ascoltare un pò meglio. Ancora peggio quando la scena si sposta sul secondo palco. Qui il suono arriva ancora più impastato, la chitarra di Max Cottafavi, e la tromba del solo su Ho Messo Via, proprio non si sentono.

Man mano che l’esibizione va avanti le cose migliorano, il suono diventa più potente, la voce si distingue meglio.

Veniamo alla musica. Ligabue si presenta in forma smagliante, fisico tonico, voce potente, grande presenza sul palco. Attacca subito con il singolo del nuovo album, Il Giorno dei Giorni, e poi via via tutte le canzoni più belle degli ultimi album. A questo punto si sposta su uno dei palchi più piccoli dove si esibisce solo con la chitarra acustica. Snocciola tre pezzi e via di corsa (forse in macchina), sotto le voci di un coro che intona l’intro di Libera Nos a Malo, sul palco Vintage.

Qui, a parte l’amplificazione, assistiamo alla parte più bella del concerto, paradossalmente, anche la più nuova.. Una dopo l’altra vengono alla luce le canzoni che l’hanno reso famoso. Da Marlon Brando E’ Sempre Lui, passando per Bambolina e Barracuda, Sogni di R&R, Non E Tempo Per Noi, Sarà un Bel Souvenir, Ho messo Via fino ad arrivare a Bar Mario.

A questo punto tocca a Mauro Pagani affiancare Luciano sul palco Teatro, dove, con una versione da brividi de, Il Giorno di Dolore Che Uno Ha, si arriva al culmine dell’emozione. Alla fine di nuovo di corsa per la raggiungere il palco principale per la jam finale con tanto di fuochi d’artificio. Ultimo pezzo della serata una struggente versione di Leggero, solo voce e chitarra.

Per tutto il concerto i brividi si sprecano, vedere 200.000 persone con le mani alzate, o che cantano all’unisono è una cosa indescrivibile.

Alla fine della serata la certezza è quella di aver partecipato ad un evento, non una presentazione di un album nuovo da parte di un cantautore, ma della celebrazione di un viaggio. Un viaggio intrapreso da Luciano nel lontano 1990 con la pubblicazione del primo album che, per i successivi 15 anni l’hanno portato in giro per l’Italia ad elargire emozioni, per lui e per tutti coloro che l’hanno sempre seguito con affetto e stima.

Poco contano i problemi legati all’organizzazione di un evento del genere, l’importante è poter dire: Io c’ero!

Voto 8 

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