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  24/05/2022 - 21:31

 

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Erriquez
Addio poeta rock
Scanner ricorda il formidabile agitatore culturale Enrico Greppi
Il compositore cantante, chitarrista, fondatore e ideologo della Bandabardò il 14 febbraio 2021 si è spento nella sua abitazione di Fiesole

 




                     di Giovanni Ballerini


"Fa piacere che dovunque andiamo, in ogni concerto, ispiriamo grande simpatia perché dissacriamo qualsiasi cosa. Affrontiamo i problemi con un sorriso e siamo educati, ma a modo nostro. Ci prendiamo in giro in continuazione. Se tutti avessero l’autoironia dei toscani sarebbe meglio”.
Aveva passato l’adolescenza in Belgio e Lussemburgo, ma era molto legato alla Toscana, alla sua Firenze, dove è nato nel 1960 e dove è tornato a 19 anni per realizzare i suoi sogni creativi Enrico Greppi, in arte Erriquez, il compositore cantante, chitarrista, fondatore e ideologo della Bandabardò, che il 14 febbraio 2021 è morto nella sua abitazione di Fiesole. L’improvvisa scomparsa di questo formidabile agitatore culturale è un macigno scagliato sul rock, un asteroide che lascia il segno sulla scena musicale italiana. E’ strano e doloroso pensare che una mente acuta e gentile come la sua non ci sia più, che non incontreremo più per le strade fiorentine e sul palco quel ragazzone intelligente, crepuscolare e ironico, sempre disponibile nonostante la notorietà che si era guadagnato dagli anni Ottanta ai giorni nostri, suonando con gioia, componendo musiche e testi in italiano in cui la tradizione cantautorale si specchia in una festa di note rock.
Io l’ho conosciuto ai tempi dei Vidia. Ed è stato un piacere chiacchierare con quel ragazzo dai modi educati, con la mente aperta, un volto antico e un naso che Paolo Conte avrebbe definito bartaliano. Io iniziavo a farmi strada nel giornalismo musicale, prima in radio, poi nei quotidiani e nei mensili, lui calcava i palchi con la determinazione giusta, mettendosi in luce in quella magica stagione new wave che fece di Firenze la capitale del rock. Mi sorpresi a complimentarmi spesso sui progressi che il suo gruppo stava facendo per emergere dall’underground con idee originali, fuori dal tempo. Ma, i Vidia, che esprimevano un sound raffinato e crepuscolare, nonostante le intuizioni e la caparbietà di Enrico, le attenzioni che le dedicò anche Gianni Maroccolo l’allora bassista dei Litfiba che produsse l’unico album del gruppo “Solo un folle può sfidare le sue molle”, nel 1991 si sciolse. Ci volle l’incontro con l’estroso chitarrista Alessandro Finazzo (Finaz) per indurre Enrico a formare due anni dopo un autentico capolavoro di band, la Bandabardò. Con loro due in questa avventura che ha regalato grandi emozioni nei live di un tour senza fine in Italia, tutta Europa e non solo altri volti noti (e simpatici) dell’underground come i due Crazy Mama, il chitarrista abbellitore Andrea “Orla” Orlandini e il batterista volante Alessandro Nutini “il giovane Nuto”, ma anche Marco “Don” Bachi (contrabbassista), Federico “Pacio” Pacini (fisarmonica e tastiere), Ramon Jose Caraballo (percussioni e pennellate cubane), Carlo “Cantax” Cantini (fonico). “Il progetto della Bandabardò è quello di fare esplodere l’energia del rock in un set totalmente acustico – spiegava Enrico agli inizi della nuova avventura musicale -. i Vidia erano troppo introversi e intimisti. La Bandar riesce invece sempre a creare un’atmosfera allegra, espansiva, a tratti persino contagiosa”. Chi li ha visti dal vivo ha scoperto la loro sincera carica performativa. E si è lasciato trascinare a cantare e ballare le loro canzoni. Tutti in coro, proprio come allo stadio: “Feste su feste, dal tramonto all’alba. Danze e carezze”, ma anche “Attenziò, Concentraziò, ritmo e vitalità. Devo dare di gas, voglio energia, metto carbone e follia. Se mi rilasso collasso, mi manca l'aria e l'allegria”. A nome Bandabardò sono usciti 10 album di brani originali, 2 live e 1 raccolta, un repertorio pervaso da brani travolgenti, canzoni brillanti, perfettamente calibrate in quanto a ritmo, impegno e armonia. E’ stato davvero bello lasciarsi contagiare in questi anni dall’energia adrenalinica della formazione fiorentina capitanata da Erriquez. Questo ensemble post fricchettone e stradaiolo si è fatto strada interpretando magistralmente il ruolo di portabandiera della filosofia dei concertini da ballo: ogni esibizione della Banda si è sempre trasformata in un grande festa popolare, in un momento collettivo in cui la musica diventa un tramite per tentare un’attiva rivalutazione dei rapporti umani, dei miscugli razziali e culturali.
Chitarre acustiche suonate alla maniera manouche (ma, con un ritmo più veloce, spesso quasi da cartone animato), percussioni, basso e batteria in controtempo, ma soprattutto brani scatenati quanto basta per scatenare divertenti pogo dance, ballate dolci, ma non scontatte fatte apposta per essere metabolizzate dalla gente, proposte in chiave acustica perché chiunque le possa risuonare, come succedeva negli anni ’70 accanto a metafisici falò sulla spiaggia.
“E’bello fare vivere a tanta gente un momento collettivo di ritmo, poesia, danza, di sorrisi, non effimero – sottolineava Erriquez -. Nei concerti si pensa, si ragiona, si canta, ci si conta, ci si sfoga, ci sono tante sensazioni positive”.
Difficile non essere d’accordo con questo rocker atipico che con le sue composizioni e in ogni performance ha saputo esaltare il pubblico con un suono squisitamente unplugged, con brani che fanno pensare al primo Battisti, a De André, ma anche ai Violent Femmes, a Les Vrp, alla Wedding & Funerals Band di Goran Bregovic.
In ogni session la band (anzi la banda) ha incarnato la rivincita del libero sogno hippy e esaltato l’anima da ensemble stradaiolo. Dopo tante atmosfere dark c’era finalmente un gruppo di busker ante litteram capace di coinvolgere la platea con le storie metropolitane (che narrano di amori, impegno ma anche di emarginazione), con la baldoria più sfrenata a far da cornice a testi impegnati e libertari che un ispirato Erriquez, ha realizzato confrontandosi con le musiche composte da Finaz, con il caos festoso creato da tutti i componenti della Banda. Per 29 anni un nugolo di spettacoli, concerti e dischi stracolmi di canzoni/sogno che hanno sempre un lieto fine, un ritmo elettrizzante. Perché quella della Bandabardò è sempre stata musica positiva, ad alta frequenza per sconfiggere la noia, l’omologazione, il conformismo (anche rock) con intelligenza e divertimento. Sembra ieri, ma la banda il 7 dicembre 2018 festeggiò al Nelson Mandela Forum di Firenze festeggiò i suoi primi 25 anni di carriera in una festa concerto a cui parteciparono anche Tonino Carotone, Carmen Consoli, Max Gazzè, Modena City Ramblers con Cisco e Piero Pelù. E’ lo stesso leader dei Litfiba a unirsi al cordoglio, ricordando l’amico alla sua maniera alla presentazione del nuovo romanza del rocker Spacca l'infinito:
“La scomparsa di Enrico Greppi ha tanti significati per me: come artista e come intellettuale è una perdita durissima da accettare - perché Erriquez era un uomo di grande cultura e ragionamento - ma soprattutto come amico. Siamo stati bambini e ragazzi insieme. Con lui e i suoi cugini, Michele e Tommaso andavamo in giro a fare i ragazzacci sul Mugnone, al Ponte Rosso, in Piazza della Vittoria e Savonarola. E Abbiamo poi condiviso i primi sogni legati alla musica. E’ scattato fra noi un senso di fratellanza, del resto amavamo le stesse musiche, anche quelle meno in evidenza, come quelle francofone (da Les Negressesses Vertes ai Mano Negra, da Les casse pieds ai Chihuahua), che abbiamo imparato ad apprezzare nel tempo anche in parallelo, quando lui viveva in Lussemburgo e io a Parigi. Non è stato quindi un caso se, fin dal primo concerto della Bandabardò all’Arca di Follonica, sulle palafitte, abbia in qualche modo condiviso con lui e con loro spesso il palco. La Banda è un gruppo di poeti entusiasti guidati da Errico, la loro frenesia mi ha contagiato: sono venuti in tour con me, ho partecipato ai loro cd, gli facevo le sorprese, piombando sul palco quando meno se lo aspettavano. Mi sento davvero orfano in questi giorni, ma faccio alla Banda l’augurio di trovare la formula giusta per rappresentare la loro musica perché c’è bisogno di quelle canzoni, della loro intensità, della loro musica”.

Voto 9 

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