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  24/05/2022 - 21:37

 

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Scanner - musica
 


Acquaraggia
Pontifex. Dylan on the Great Wall
Un ponte fra culture
I cavalli di battaglia del menestrello interpretati con l’antica arpa cinese Guzheng, le campane tibetane, chitarra, voce e altri strumenti acustici ed elettrici da musicisti italiani, cinesi e tibetani

 




                     di Giovanni Ballerini


Li avevamo lasciati nel 2016 alle prese con un indovinato “ Rock Covers”, l’album distribuito da Audioglobe che, come uno scrigno, conteneva e faceva brillare di intensità 16 canzoni scritte da diversi autori. Giovani storyteller italiani, americani, olandesi, danesi e australiani (fra cui anche Paolo Nutini), che con le loro canzoni rinnovavano con intensità e gioia metropolitana il mito e l’attualità del rock and roll.
Li ritroviamo con un’altra scommessa ricca di suggestioni. E significati, non solo musicali.
Stiamo parlando degli indomiti Acquaraggia. La band, che dal 1981 vivacizza l’underground fiorentino con concerti, album e invenzioni di qualità, torna alla ribalta con “Pontifex. Dylan on the Great Wall”, un album che guarda alla lezione del grande menestrello di Duluth (che a maggio del 2021 compie 80 anni) in maniera diversa dal solito. Il gruppo capitanato da Giuseppe Oliviero aveva già omaggiato il grande Bob nel 2004 con il vibrante bootleg Acquaraggia sings Dylan, stavolta lo fa in punta di penna, anzi di cetra, con un lavoro delicato e intenso che vuole essere anche un ponte fra culture. <
Da Blowing in the wind a Knoking on the heaven's doors, da Lei lady Lei a All along the watchtower. Le nove canzoni dylaniane, che nel disco vengono abbinate a un brano tradizionale cinese e a una ouverture, vengono suonate sulla base dell’antica arpa cinese chiamata Guzheng dalla virtuosa cinese Nie Xin.
Sui candidi germogli di note create da questo strumento tradizionale a 21 corde, della famiglia delle cetre e dalle campane tibetane, si innestano i ritmi e gli arricchimenti sonori degli Acquaraggia e di vari musicisti cinesi e tibetani. A fare da collante e a dare profondità al lavoro, che è stato presentato anche alla Bob Dylan's Week, la voce e la chitarra di Giuseppe Oliviero, che se la cava benissimo in chiave dylaniana. “Ho deciso di chiamare il disco Pontifex Dylan o the Great Wall perché il Pontefice nell’accezione più antica costruisce i ponti tra le civiltà e di questo oggi ne abbiamo davvero un gran bisogno, visto il clima di guerra fredda che si sta instaurando nel mondo, anche a causa delle recenti drammatiche situazioni sanitarie. – spiega Giuseppe Oliviero -. Per questo l’album, mantenendo la sua essenza Dylaniana si avvantaggia dell’interscambio culturale e umano fra l’underground fiorentino e le comunità cinesi che popolano la realtà fiorentina e pratese. Le canzoni di Bob Dylan rappresentano ciò che di meglio la cultura Occidentale ha prodotto nella ricerca di un sempre maggiore livello di civiltà , giustizia sociale e pacifismo. Noi le abbiamo messe in collegamento con una cultura apparentemente lontana, come quella cinese, che nel disco si esprime attraverso la Guzheng, l‘antica arpa orientale. Sulla base delle sue sonorità abbiamo cercato di interpretare alcuni capolavori del nostro Bob”.
La copertina del disco è stata disegnata da Gaia Ramalli, la grafica è stata curata da Enrico Guerrini. Il lavoro risulta ben curato da tutti i punti di vista, pur mantenendo le sue caratteristiche underground.
Per avere una copia del disco basta mandare mail a giuseppe@acquaraggia.it o mettersi in contatto con il sito della band Acquaraggia.

Voto 7 ½ 

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