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  25/08/2019 - 04:17

 

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400 volte Zagor
In edicola il n° 400 di Zagor
Un albo tutto a colori per festeggiare l'eccezionale traguardo!

 




                     di Moreno Burattini


Zagor, lo Spirito con la Scure
Cico, il miglior amico di Zagor
Il mito di Darkwood
Za-Gor-Te-Nay e gli indiani
Hellingen, il nemico numero uno di Zagor
I nemici dello Spirito con la Scure
I Trapper
Zagor da record
Il club di Zagor


Zagor nasce il 15 giugno 1961: in quella data esce infatti in edicola "La Foresta degli Agguati", la sua prima avventura. A quasi quarant'anni di distanza, il personaggio continua a presentarsi mensilmente all'appuntamento con i suoi lettori. Se si eccettua il caso di Tex (sulla breccia ininterrottamente dal 1948), nel panorama fumettistico italiano non ci sono altri eroi di carta che possano vantare un simile record di longevità editoriale. Diabolik, datato 1962, è buon terzo. Di Zagor sono stati pubblicati finora 239 albetti "a striscia", 400 albi giganti, 40 numeri fuori serie (compresi gli Speciali di Cico), 2 volumi cartonati di grande formato, un'edizione Oscar Mondadori. In tutto, quasi 45.000 pagine a fumetti, per un totale di oltre 220.000 vignette. Con l'albo datato novembre 1998, Zagor taglia il traguardo del quattrocentesimo albo della serie "gigante", cioè quella attuale. Come tradizione, la Sergio Bonelli Editore festeggia l'avvenimento regalando ai lettori (allo stesso prezzo di sempre) un'avventura tutta a colori: "Il ponte dell'arcobaleno", scritta da Mauro Boselli e disegnata da Gallieno Ferri, il creatore grafico del personaggio e disegnatore decano della testata, da sempre titolare delle copertine e autore delle storie più belle. La storia riporterà Zagor alle origini della propria leggenda, a scavare nel passato, fino a uno sconvolgente incontro con il padre morto tanti anni prima. Quasi quarant'anni in edicola sono un record davvero invidiabile per una pubblicazione a fumetti, e il risultato è tanto più sorprendente se si considera che Zagor, apparentemente, sembra un personaggio d'altri tempi. E' un eroe in costume come l'Uomo Mascherato, vola di ramo in ramo come Tarzan, ha sul petto un cerchio giallo come Superman, difende i poveri e i deboli come Robin Hood o come Zorro, vive in un mondo incantato e immaginario come Conan. Però, queste caratteristiche che sembrano datarlo ed etichettarlo come un reduce dal glorioso passato, gli conferiscono anche un'aura di atemporalità, lo collocano nel limbo dei miti sempre attuali, lo fanno diventare un simbolo vivente dell'avventura, un archetipo della positività. Negli ultimi anni Zagor è riuscito a mettersi al passo con i tempi senza scontentare i tradizionalisti della vecchia guardia: le avventure degli anni Novanta sono dinamiche, avvincenti, drammatiche, scritte e disegnate da giovani autori (fermo restando il maestro Ferri) che hanno saputo interpretare l'eroe alla luce di suggestioni nuove, aggiornando i ritmi narrativi della scansione delle scene. Così, Zagor ha finito per essere non un superstite ma un eroe moderno e ancora incredibilmente attuale. Anzi, nonostante l'età, Zagor sta vivendo una seconda giovinezza. Lo dicono i critici: la rivista Fumo di China ha dichiarato il 1995 "Anno della Scure". Ma lo dicono anche i dati di vendita, i positivi commenti dei lettori, il clima di soddisfazione che si respira alle mostre quando gli autori incontrano il loro pubblico. Merito della gran voglia di fare di sceneggiatori e disegnatori, della attenta pianificazione dei supervisori e dei tanti brainstorming fra i primi e i secondi. Zagor vive nell'America della prima metà del secolo scorso: un'epoca in cui le guerre indiane non hanno ancora decimato i pellerossa e le terre di frontiera sono selvagge e inesplorate. Il ruolo del personaggio è quello di mediatore fra le due diverse culture, quella bianca e quella rossa. In un'epoca come la nostra segnata dalle tensioni fra il nord e il sud del mondo, la foresta di Darkwood pare proprio una metafora della società multirazziale che tra mille difficoltà si va costituendo, e un personaggio che come Zagor cerca di smussare i punti d'attrito fra le diverse culture è forse più attuale oggi di trent'anni fa. Così come l'amore per la natura che si respira nelle sue pagine e che è presente fin dalle prime storie, realizzate quando ancora l'ecologia non era di moda. Per chi legge Zagor, "Balla coi lupi" e "L'ultimo dei Mohicani" hanno scoperto l'acqua calda. E perfino Dylan Dog arriva secondo: Darkwood è anche il regno dell'orrore. Non quello più insulso e più splatter, che ti disgusta soltanto; ma quello che ti scava nell'anima e ti lascia alla fine un nodo alla gola proponendoti alla fine il dubbio se anche il mostro non abbia diritto alla pietà. Leggetevi le storie con il licantropo, con l'Uomo Lupo, con il Mostro della Laguna Nera. E pensate poi che perfino Tiziano Sclavi ha fatto su Zagor le prove generali per il suo Investigatore dell'Incubo. Le avventure di Zagor non sono, infatti, soltanto storie western: spesso e volentieri vengono contaminate da suggestioni provenienti dai confinanti regni dell'orrore e del fantastico. Da che cosa deriva la voglia del creatore del personaggio di mescolare i generi? Sicuramente dalla sua grande passione per il cinema. Non tanto, o non solo, quello con la "C" maiuscola: ma anche, e forse soprattutto, quello dei vecchi B-movies, dei film cosiddetti "di paura", d'orrore, di mistero, di soprannaturale. Bonelli attinse a piene mani, durante la sua lunga e ineguagliabile gestione del personaggio, a un vastissimo repertorio delle pellicole degli anni Quaranta e Cinquanta che costituiscono il suo background culturale al pari dei mille fumetti e libri divorati durante la sua gioventù. Infatti, ampliando il discorso, non si può fare a meno di notare come Nolitta-Bonelli utilizzi del resto non solo suggestioni cinematografiche, ma anche, e a piene mani, spunti provenienti dalle fumetti e libri. Si capisce dunque perché Stefano Cristante, in un suo breve articolo contenuto nel volume Un Editore Un'Avventura, scriva che "Zagor è un personaggio molto complesso, in lui si mescolano troppe cose, bisogna essere preparati a tutto". E' vero: la saga dell'eroe di Darkwood si è andata costituendo come una vera e propria miniera di citazioni multimediali dove è possibile reperire riferimenti cinematografici, fumettistici, letterari, teatrali, musicali e chi più ne ha più ne metta. E questo molto tempo prima che Ken Parker, Martin Mystère" e Dylan Dog facessero diventare di moda la tecnica dell' inside-joke e della palese citazione. Un villain come Hellingen, in nemico per antonomasia dello Spirito con la Scure, ci offre un esempio davvero emblematico: dicevamo di come il personaggio sia stato mutuato dal "Virus" di Walter Molino e dalle figure di mad doctor presenti in molti film (Frankenstein, il dottor Cyclops, lo scienziato di Metropolis, eccetera). Tuttavia, alla sua prima apparizione, lo vediamo costruire Titan, un gigantesco robot con il quale minaccia una tribù di indiani Ottawa. Costoro, per difendersi dal colosso di metallo, hanno costruito una palizzata che circonda il loro villaggio, e ritenendolo una divinità sperano di rabbonirlo con l' offerta di doni: tutto ciò richiama alla mente il film King Kong, del 1933, dove gli indigeni fanno altrettanto nei confronti del gorillone di Edgar Wallace. Ma ecco che, come in un complicato gioco a incastri, il robot trova un preciso riferimento in una storia di Brick Bradford del 1939, "Il Mostro d'Acciaio". Tra i vari generi (o "filoni") presenti all'interno della serie (quello western, quello più genericamente avventuroso, quello legato ai viaggi, quello giallo, quello sociale e politico) il fantastico, nelle sue varie sfaccettature dell'horror, del mistery, della fantasy, della fantascienza, ha sempre avuto in Zagor un ruolo privilegiato. Se è vero che l'elemento soprannaturale è presente anche in Tex (basti pensare a Mefisto) è altrettanto vero che lì viene avvertito come una digressione, se non come una stonatura, all'interno della solida impalcatura del western classico e tradizionale. In Zagor invece ciò non accade: il fantastico è di casa, da sempre. Fa parte del personaggio. Zagor possiede addirittura una sorta di sesto senso premonitore in grado di fargli percepire presenze ostili (umane e non) attorno a lui. Non si deve comunque credere che la derivazione sostanzialmente cinematografica degli elementi soprannaturali di Zagor comporti un'eccessiva banalizzazione nelle descrizioni o un uso inaccettabilmente distorto della materia. Al contrario, i riti magici e i fenomeni paranormali vengono ricostruiti con una insospettabile cognizione di causa, evidente frutto di un notevole lavoro di documentazione. Esempi ne sono le cerimonie e gli incantesimi praticati da Kandrax, il druido di una tribù celtica sbarcata sulle coste americane duemila anni prima di Colombo, e riuscito a conservarsi in una sorta di animazione sospesa fino ai tempi di Zagor; ma anche i riti vudu dell'isola di Haiti, dove Zagor sbarca nel corso delle sue avventure; e pure la magia orientale di Dharma, una strega della lontana India. Potremmo continuare citando il Golem, creatura di pietra animata grazie a tecniche di magia e alchimia ebraiche, o del Wendigo, mostro della mitologia nordamericana. Uno degli sceneggiatori che hanno sostituito Guido Nolitta quando costui è stato costretto ad abbandonare il personaggio, è proprio quel Tiziano Sclavi osannato creatore di Dylan Dog: ed è a Tiziano Sclavi che dobbiamo una delle avventure dello Spirito con la Scure più smaccatamente "fantastica" in senso "fantasy". Vi viene infatti introdotto per la prima volta il tema degli universi paralleli, e lo Spirito con la Scure si trova proiettato in un mondo irreale e fantastico, ispirato a Tolkien, popolato da elfi, nani, maghi e castelli incantati. Non manca la levata dalle tombe di un intero esercito di scheletri, che marciano contro Zagor suscitando il ricordo di B-movies animati in "stop-motion". I mostri incontrati e combattuti da Zagor sono maneggiati dagli autori con indiscutibile buon gusto e profondo rispetto per il lato oscuro della realtà, senza ricerca gratuita dell'effetto splatter. L'orrore di Zagor secondo Nolitta non è mai insulso, ma cerca di scavare nell'animo e non di rado lascia un nodo alla gola, proponendoti alla fine il dubbio se anche il mostro non abbia diritto alla pietà. Per convincersene, basterebbe leggere (o rileggere) avventure come "L'uomo lupo", "Acque misteriose" o "L'orrenda magia", dove il licantropo, la creatura della Laguna Nera e l'uomo-tigre si rivelano alla fine più vittime che carnefici. Tutto ciò indica una straordinaria modernità del personaggio, e spiega perfettamente perché, a distanza di tanti anni dalla sua creazione, Zagor continui a raccogliere i favori del suo pubblico. A chi dice che Zagor è un personaggio ormai inesorabilmente datato per il suo costume dalla foggia indiana che potrebbe sembrare a qualcuno persino ridicolo, si può agevolmente far notare che proprio i super-eroi americani vanno in giro con delle tenute ancora più vistose e pittoresche, e lo fanno con disinvoltura non fra gli alberi di una foresta di centocinquanta anni fa, ma fra i grattacieli delle metropoli contemporanee.

Voto 8 

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