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  23/02/2020 - 03:07

 

  home>musica > cult

Scanner - musica
 


Sheryl Crow
Tuesday Night Music Club
[A&M 1993]

 




                     di Paolo Boschi


Tuesday Night Music Club
Sheryl Crow
The globe sessions
C'mon C'mon


Il suo nome è Sheryl Crow e quelli che sarebbero divenuti i suoi molti estimatori hanno cominciato a conoscerla con il videoclip di All I wanna do, singolo marcato da un contagioso refrain di sapore vagamente hawaiiano, un brano apparentemente spensierato ma dotato di un testo intrigante ed affatto scontato, al di là della cortina fumogena del ritmo. Questa canzone, comunque, a prescindere dalla sua qualità e dalla sua destinazione (doveva essere usata come B-side e restar e esclusa dall’album d’esordio), ha finito per segnare lo spartiacque tra quella che era stata una sfortunata corista nata nel 1962 nei pressi di Memphis e la migliore esponente femminile del rock americano contemporaneo, cantautrice versatile e di talento, musicista fin dalla prima infanzia. Sheryl negli anni Ottanta comincia a lavorare per molti grandi dello showbiz, ma solo Don Henley la incoraggia a scrivere, procurandole infine un contratto con un’etichetta discografica: la rockeuse registra così il suo primo album, rifiutandosi poi di pubblicarlo per pudore commerciale. Per Sheryl Crow seguirà un oscuro anno di silenzio, illuminato soltanto dalle estemporanee jam sessions con un gruppo di amici il giovedì sera. Da questa esperienza nascono spontaneamente le undici tracce di Tuesday Night Music Club<, trainato verso tre Grammies e vendite milionarie dal successo dell’ennesimo, sopracitato singolo. A rendere Sheryl una rockstar definitivamente è poi l’incredibile consenso di pubblico per la splendida apripista Run Baby Run, utilizzata in un noto spot televisivo, probabilmente il miglior brano di tutto l’album. notevole disco d’esordio della cantautrice americana assembla comunque un buon numero di memorabilia: dall’intrigante Leaving Las Vegas (che entrò nella colonna sonora di Kalifornia) alla conclusiva ballata I shall believe, eterea ai confini del religioso, dal sound West Coast di Strong Enough alle schegge elettroniche diThe Na-Na Song, dal rock teso di Solidify alle screziature jazzistiche di We do what we can. Il resto sono un pugno di ballate sospese tra inquietudini esistenziali e relazionali (Can’t cry anymore, No one said it would be easy e What I can do for you). Un disco che profuma di vissuto, un esordio sorprendente, una favola divenuta magicamente realtà, l’eccezione che conferma la regola nel duro mondo del music business...

Sheryl Crow, Tuesday Night Music Club [A&M 1993]

Voto 8 

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