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  25/08/2019 - 09:31

 

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Scanner - live
 


Sandro Damiani
Fra Croazia e Italia
Scanner intervista il direttore artistico della Settimana internazionale del monodramma
Storie di teatro croato e sloveno, nonché, dall'Italia e anticipazioni del festival di Umago 2010

 




                     di Giovanni Ballerini


Fra i personaggi del teatro internazionale ci piace sottolineare il ruolo di Sandro Damiani, che da qualche tempo ha iniziato a collaborare come critico con Scanner, ma che continua, con grande lena, la sua attività di operatore teatrale (in tante direzioni) fra la Croazia e l’Italia.
Sessant’anni nel 2010, Premio Flaiano per la promozione del teatro italiano all'estero, ha fondato e dirige a Umago, nell'Istria croata, la Settimana internazionale del monodramma.
Alle prime due edizioni hanno preso parte una quindicina di spettacoli: alcuni tra i migliori della produzione croata e slovena, nonché, dall'Italia - tra gli altri - “Rabinovich e Popov” di e con Moni Ovadia, “Musineri” diretto da Claudio Di Scanno, con Susanna Costaglione, “Orson Welles Roast” con Giuseppe Battiston, “Diario erotico di Ofelia” di Mario Moretti, con Sara Platania...
La manifestazione si svolge a cavallo tra marzo e aprile. Damiani ha già fatto una prima selezione, vediamo insieme che cosa prepara per la terza Settimana.
“Crisi economica permettendo...”
Già, anche da voi tagli a sfare.
“Si, ma in modo differenziato. Ci arrivo. Intanto ecco alcuni nomi che vorrei avere a Umago in primavera: Gianpiero Frondini con la sua versione del “Santo Giullare Francesco” di Dario Fo; Enrica Rosso con “Frida” di Valeria Moretti; Saverio La Ruina con “Dissonorata” (che ha riscosso un grande successo in ottobre a Zagabria e a Spalato); Pier Paolo Palladino con “La battaglia di Roma”, “Isabella” del compianto Andrea Bendini con Giusi Merli, “In vino recitas” del veneziano Giovanni Giusto e un mono prodotto dalla Piccionaia dei Carrara di Vicenza. Inoltre, ci dovrebbe essere una nostra produzione, tratta dalle “Ballate di Petrica Kerempuh” di Miroslav Krleza, tradotte da Silvio Ferrari, interprete e regista Luigi Marangoni. Questo, per quanto concerne la presenza italiana. Poi ci sono gli spettacoli croati, sloveni, uno ciascuno da Sarajevo, da Belgrado, dalla Moldova e dalla Romania”. E poi c'e' l'anomalo Maksim Cristan, scrittore e performer croato, divenuto un fenomeno editoriale due anni fa grazie al libro “Fanculopensiero” pubblicatogli da Feltrinelli. Maksim reciterà in italiano e in croato".
Dicevi, “crisi permettendo”.
“Beh non e' una novità che i primi a subire i contraccolpi dei guai economici di un paese sono i settori della cultura e dell'arte. Forse, nel nostro caso la cosa tuttavia non dovrebbe avere effetti devastanti, anzi, nel senso che la nostra rassegna dovrebbe vedere tutti i comuni limitrofi – vicino a Umago ci sono Cittanova, Parenzo, Buie, Pisino, Verteneglio, Grisignana, anche Pola – stringersi attorno a noi dandoci modo di presentare due spettacoli al giorno, uno da noi e uno presso di loro, in orario diverso in modo da venire incontro sia alle esigenze della giuria e della critica, che agli habituées”.
Dunque e comunque, anche da voi il teatro piange. Di più, di meno?
“Ma sai, chi piange di solito vuol far vedere che nessuno piange quanto lui, ma qui la situazione è di gran lunga meno drammatica. Per il semplice motivo che quasi tutte le compagnie professionali della Croazia (ce ne saranno una sessantina) sono protette dal posto fisso”. Da non crederci, eh? Attori, tecnici, personale amministrativo: tutti in paga dal primo gennaio al 31 dicembre. Idem dicasi per un regista, un dramaturg, uno scenografo e un costumista a testa. Un capitolo di spesa, questo, che nessuno – Comuni, Regioni, Stato – può toccare. I tagli riguardano invece le sovvenzioni alla produzione. E tutto sommato, non è malaccio. Basta con sedicenti Strehler e Brooke che spendono e spandono senza offrire nulla. Vediamo cosa sanno fare senza soldi... E comunque, alle rassegne le produzioni croate costano poco, proprio perché già godono di entrate
per fare il lavoro che fanno".
Hai vissuto quasi trent’anni a Firenze. Tra l'altro, sei stato critico teatrale, cominciando in un'epoca in cui c'erano Poesio, Lombardi, Lucchesini, Lia Lapini; e ci scrivevano pure Ferrone, Tei, Chiavarelli, la Mamone e la Libero. Cosa ricordi di quel periodo?
“Per prima cosa che avevamo parecchio spazio, la critica la potevi scrivere senza la tortura dei tre o quattro modulini, inoltre veniva letta. Ma soprattutto c'era molta collegialità. Il papà di tutti noi, Poesio, non se ne stava nell'empireo; con intelligenza e ironia ci dava delle dritte senza farcelo capire, a noi più giovani e ringhiosi...”
E la scena, come si presentava?
“Non so bene come si presenti oggi, ma non mi pare di perdere troppo. All'epoca, accanto ai bluffatori pubblici e privati c'erano grandi mestieranti e veri e propri maestri. C'era ancora il “teatro politico”: all'Affratellamento. E c'era il vernacolo becero. Non ci mancava nulla”.
E la scena croata ed ex jugoslava?
“A me pare fosse più viva in epoca (pseudo) socialista. C'era la censura, ma proprio per le uscite più eclatanti (e comunque, meno valide sotto il profilo stilistico). Se debbo fare un rapporto con il teatro italiano, a me pare che la scena italiana sia rimasta la più “teatrale”, nel senso che sono rarissimi gli spettacoli privi di teatralità in senso di spettacolarità, piccola e grande. Il guaio è quando ti soffermi nel dettaglio: letture registiche furbe e approssimative, recitazione da dimenticare (ma da quel poco che vedo, mi pare che le ultime generazioni di attori siano più preparati e meno succubi dei registi). Da questa parte dell'Adriatico, invece, le regie spesso sono solo dei buoni compitini, senza stacchi di reni; in
compenso, gli attori sono formidabili. Hanno una base eccezionale. E quel che é più importante, raramente si rischia di vedere un titolo più di due volte ripetuto nel corso di una e anche più stagioni. Classici, moderni e contemporanei sono presenti in pari misura, mentre le drammaturgie contemporanee nazionali hanno moltissimo spazio, e non perché vi siano dei “premi alla produzione”, semplicemente, perché si ritiene che il mondo di ieri e di oggi è bene vederlo raccontare con gli occhi di oggi”.
Per alcuni anni hai diretto l'unica compagnia stabile italiana all'estero, il Dramma Italiano di Fiume. Che mi dici di questa esperienza, per altro abbastanza unica?
“A Fiume ho fatto allestire venticinque spettacoli, una media di tre, quattro lavori a stagione. Purtroppo il bacino d'utenza e' piccolo e quindi alla, massimo decima replica il lavoro viene messo in cantina. In compenso ho potuto dar vita a spettacoli di non poco interesse: tanto teatro moderno e contemporaneo italiano: Ghigo De Chiara, Ruggero Rimini, Fo, Moretti, la Maraini, Bassetti, Randazzo, Carbone, Sodomaco i classici Ruzante (“La Vaccaria”, in coproduzione con il Piccolo di Milano), Goldoni, Pirandello e Peppino De Filippo, i letterati Vegliani, Maier e, grazie all'intuizione di Angelo Savelli, un Tomasi Di Lampedusa: “Le fredde stelle del Gattopardo”, con una trentina di repliche tra Firenze, Pistoia e Pescia. Il problema, con un complesso espressione di una Minoranza nazionale, e' di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze della platea locale e quelle di “ponte” culturale ossia con un occhio alla promozione e diffusione della drammaturgia italiana in Croazia e Slovenia. Inoltre, dovendosi aprire all'Italia, un mix di autori croati da far conoscere oltre
confine e autori italiani che i registi e le compagnie italiane con cui si fanno le coproduzioni, possano spendere nel territorio in cui operano. E' l'unico modo per poter uscire dal guscio e, credo, il più giusto”.
Ovviamente, hai lavorato molto con i teatranti fiorentini...
“Si, tanti. Ho ingaggiato i registi Savelli e Pedullà, gli scenografi Del Savio, Rocchi e Stefania Battaglia, questi ultimi due anche come costumisti; i musicisti Faralli e Bindi e numerosi attori: Marcellina Ruocco, il caro Pierluigi Zollo, Monica Menchi, Giusi Merli, Fernando Maraghini, Gianluca Guidotti, Francesco Manetti, Giovanni Fochi, Stefania Stefanin, Marzia Risaliti, Andrea Bruno Savelli”.
Con alcuni di loro avevi lavorato negli anni Settanta a Firenze, come attore...
“Già. Ma ho il rimpianto per quelli che non ho potuto chiamare per vari motivi. Penso a Valentino Signori, scomparso però prima che, nel 1997, prendessi la direzione del teatro fiumano, i gemelli Frazzi, e poi, tra coloro che ci sono venuti a mancare, la Nativi, il Piacentini e Franco Difrancescantonio, mentre tra quelli in attività, Sergio Ciulli e Anna Montinari”.
Non hai più un teatro, ma sei comunque organizzatore teatrale. E' dura?
“Lo sarebbe, se non curassi produzioni che hanno per protagonista una delle più grandi attrici del centro ed est Europa, Ksenia Prohaska. Passa da Filumena Marturano a Madre Coraggio, da Ariel a Serafina Delle Rose... questo con i vari Stabili in cui e' chiamata. Con me ha alcuni recital, di cui uno e' “Raccontare Edith Piaf”, il monodramma “Marlene Dietrich” (con cui abbiamo girato mezza Europa, siamo stati negli USA, il La Mama compreso; una decina di piazze italiane e Premio Adelaide Ristori al Mittelfest) e l'atto unico “Billie Holiday”. Recita e canta, accompagnata da un pianista e talvolta, da qualche altro strumentista. Naturalmente non recita solo in croato, ma anche in inglese e italiano”.
Per concludere, torniamo alla Settimana Internazionale del Monodramma. Quando sarà definitiva la composizione del cartellone?
“In linea di massima, già a gennaio 2010”.
Ci risentiamo, allora ad anno nuovo…

Voto 7 + 

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