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  20/02/2019 - 12:18

 

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Francesco Randazzo
Por el bien de todos
Regia di Alexandra Von Hummel e con: Alexis Moreno, Tamara Acosta, Susana Hidalgo, Marcelo Alonso, Daniel Antivilo, Rodrigo Soto, Manuel Peña; scena: Rodrigo Ruiz y Ricardo Romero
Protagonista al Festival della Drammaturgia Europea Contemporanea dal 27 agosto al 5 settembre 2010 a Santiago del Cile

 




                     di Sandro Damiani


A cavallo tra agosto e settembre 2010, Santiago del Cile ha ospitato la decima edizione del Festival della Drammaturgia Europea Contemporanea. Tra gli autori presentati, un italiano: Francesco Randazzo, scrittore assai prolifico di commedie che pur occupandosi di questioni legate al sociale non mancano di respiro universale e con un linguaggio altamente poetico. La piece di Randazzo, messa in scena da un complesso della capitale cilena diretto da Alexandra Von Hummel (alcuni anni fa presento' a una rassegna diretta da Antonio Latella uno spettacolo tratto da "Terrore e miseria del Terzo Reich di Brecht, con la compagnia Teatro La Maria della capitale cilena), è “Per il bene di tutti” ("Por el bien de todos"). Il testo è della metà degli anni Novanta e nel 1996 ottenne il prestigioso Premio Candoni Arta Terme, la cui giuria quell'anno era presieduta da Franco Quadri. Nonostante si trattasse di un'opera spaventosamente attuale – e a quindici anni di distanza, se possibile, lo è ancor di più: tanto siamo peggiorati! - nessuna compagnia, neanche le più (sedicenti) coraggiose e “politicamente impegnate”, se la sono sentita di allestirlo. Tema scabroso? Peggio: tema che tocca le corde di ogni singola persona, o meglio (o peggio?) le corde più marce dell'essere umano, quelle per intenderci che sotto sotto si trovano in ognuno di noi o si trovavano prima di un sano (auto)lavaggio del cervello a base di letture, conoscenze, presa di coscienza e via dicendo. Sicché, premi, articoli e complimenti - tanti. Come pure la pubblicazione, a cura del CSST di Udine. Messe in scena – nisba. Fino al 2001, quando – mi si perdoni la civetteria – da direttore della Compagnia del Dramma Italiano di Fiume, in Croazia, lo produssi, affidando la regia allo stesso Randazzo. E fu un successo, nonostante sulla scena, anzi lo spettacolo, si chiudesse e si chiude, con un morto. Che dico, una morta: una ragazzina quattordicenne in fuga dal proprio paese verso l'Occidente libero e democratico. Morta ammazzata – ma pensa un po' te?! – per mano di persone libere e “democratiche” che per il bene della comunità, dunque di tutti, ritengono che l'immigrato clandestino non solo non debba essere lasciato libero, ma neppure vada rispedito al proprio paese, sennò magari ci riprova. E comunque, lasciarlo vivere significherebbe non dare il giusto esempio che consiste appunto nel far capire e far sapere che in quel dato villaggio, paese, città, stato non si entra. Detta in soldoni, l'opera preconizzava le famose “ronde” nostrane... “Per il bene di tutti” e' stato rappresentato poi, nel 2009 al Festival Universcnes di Tolosa, dov'e' stato pure pubblicato in edizione bilingue italiano-francese. Nello stesso anno, il testo è andato in scena in Italia: al Festival "In altre Parole" di Roma, diretto da Pino Tierno e Marco Belocchi (unica rappresentazione, sic!), ed stato trasmesso per radio nella trasmissione RadioTeatro di Federico Raponi. *** Tornando alla messa in scena fiumana, debbo dire che il suo buon esito – tra le dieci e le quindici repliche in Croazia e Slovenia, tenuta massima di un qualsiasi spettacolo dell'unico Teatro stabile di lingua italiana fuori dai confini nazionali – era tutt'altro che scontato. Erano passati poco più di cinque anni dalla fine del conflitto intrajugoslavo, scatenato dal nazionalismo serbo forte dell'alleanza con quella che era stata l'Armata Popolare Jugoslava, e il sentimento più diffuso, in Croazia, era da un lato un quasi fanatico attaccamento alla “propria roba” (stato, lingua, bandiera, inno, confini) e dall'altro un non celato odio verso l'altro, concretamente i Serbi, ma più in generale chiunque fosse in odore di inimicizia etnica. Evidentemente, però, non avevo tenuto conto che i dispensatori di odio (non di rado comprensibile, ma mai giustificato o tollerato!) erano più rumorosi che non numerosi. I numeri, al contrario, dicevano ben altro, come del resto si stava dimostrando con la disfatta politica, propria di quella stagione, del partito nazionalista, sicché opinioni del pubblico e pareri della critica erano concordi nel reputare il testo "azzeccato e brutalmente giusto" al pari dello spettacolo. Ricordo che, nella convinzione che il testo e lo spettacolo sarebbero stati capiti e certamente presi da una famosa associazione ricreativo-culturale italiana con una capillare presenza lungo tutta la Penisola con circoli e manifestazioni, andai a parlarne col presidente nazionale della stessa, persona squisita, gentile, indubbiamente intelligente, sensibile e progressista. Ma non se ne fece nulla. Evidentemente gentilezza, intelligenza, squisitezza, sensibilità' e progressismo non erano tali da permettersi il lusso di diffondere il messaggio di Francesco Randazzo... Speriamo che da Santiago arrivi l'eco dell'ottimo risultato ottenuto dalla piece del poeta siciliano – ma anche regista e attore – Francesco Randazzo, già' allievo di Andrea Camilleri all'epoca degli studi all'Accademia D'Arte Drammatica Silvio D'Amico. E consoliamoci col fatto che tra gli artefici della rassegna cilena e dunque a suo modo “promoter” della messa in scena di “Per il bene di tutti” possiamo annoverare l'Istituto Italiano di Cultura della capitale sudamericana.

Voto 7 + 

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