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  24/05/2022 - 19:57

 

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Antonio Tabucchi
Sostiene Pereira
Milano, Feltrinelli, 1997; pp. 214
Un grande romanzo di Antonio Tabucchi

 




                     di Paolo Boschi


Si sta facendo sempre più tardi
La testa perduta di Damasceno Monteiro
Sostiene Pereira


Con lo splendido romanzo Sostiene Pereira Antonio Tabucchi ci racconta – ovviamente romanzandola, quindi ritoccando ed inventando qua e là – la storia di un maturo giornalista, Pereira appunto, storico redattore di un quotidiano di Lisbona, il “Lisboa”. La storia è ambientata nel 1938, un periodo nel quale in Portogallo iniziava a farsi sentire la morsa della dittatura salazarista. Direttore della pagina culturale del sabato, a Pereira accade di fare la conoscenza di una coppia di giovani rivoluzionari: da quel momento il protagonista inizia a risvegliarsi dallo stato di torpore in cui si era rifugiato da tempo in seguito alla morte della moglie. A scuoterlo definitivamente servirà la morte del giovane Monteiro Rossi, collaboratore (mai pubblicato) di ritratti di artisti scomodi al regime. Il buon Pereira riuscirà a farlo collaborare postumamente con un trucco, per poi darsi egli stesso alla fuga, rinnovato nello spirito. E’ una storia che ‘prende’ in progressione, conquista con la forza del periodare “Sostiene Pereira”, ripetuto all’infinito, il tic narrativo col quale Antonio Tabucchi ci fa entrare nel punto di vista del suo personaggio: punto di vista privilegiato per assistere e partecipare al suo graduale cambiamento interiore, al suo risveglio politico, sociale, umano. Un grande romanzo che fa molto pensare e resta dentro. Nel 1995 Roberto Faenza ne ha tratto l’omonimo film con Marcello Mastroianni: la traslazione di Sostiene Pereira sul grande schermo è felicemente riuscita, per quanto (come spesso succede in queste operazioni di contaminazione) si riveli meno incisiva della fonte letteraria. In questa riedizione nella collana “Universale Economica” Antonio Tabucchi ha aggiunto una nota finale sulla genesi del romanzo, ispirato ad un ‘Pereira’ realmente esistito, fuggito dal Portogallo e conosciuto fuggevolmente dall’autore toscano a Parigi alla fine degli anni Sessanta.

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Milano, Feltrinelli, 1997; pp. 214

Voto 8½ 

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