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  30/06/2022 - 03:55

 

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Antonio Tabucchi
La testa perduta di Damasceno Monteiro
Milano, Feltrinelli, 1999; pp. 240
Un romanzo poliziesco (e morale) di Antonio Tabucchi

 




                     di Paolo Boschi


Si sta facendo sempre più tardi
La testa perduta di Damasceno Monteiro
Sostiene Pereira


Pubblicato per la prima volta nel 1997, a tre anni da Sostiene Pereira, La testa perduta di Damasceno Monteiro è ambientato in Portogallo come la precedente prova letteraria di Antonio Tabucchi, ed è incentrato nuovamente sulla figura di un giornalista, stavolta giovane ed operante ai giorni nostri. Un truculento fatto di cronaca è il punto di partenza della storia: il ritrovamento del corpo decapitato di uno sconosciuto nel parco municipale di Oporto: il direttore del giornale “Acontecimento” di Lisbona invierà in loco a seguire le indagini il giovane cronista Firmino che, intervistando Manolo il Gitano (il ritrovatore del cadavere) e facendo ricerche in proprio, riuscirà a dare il nome di Damasceno Monteiro alla sfortunata vittima. Da qui si dipana un'inchiesta giornalistica con l'andamento di un thriller cui non mancano, però, gli elementi di descrizione urbana e sociale costanti nell'opera di Tabucchi. Dal punto di partenza del ‘normale’ fattaccio di cronaca nera si sviluppa un caso giudiziario dal finale dolceamaro: allo stesso tempo la trama, da detective story annunciata e scoperta, assume le connotazioni del romanzo morale e civile. Il protagonista, il giovane Firmino, è un giornalista di cronaca nera dotato di discrete prudéries letterarie – non a caso si ripropone di scrivere un saggio sul secondo filone neorealista del romanzo portoghese del Dopoguerra –, che scopre Oporto insieme al lettore e, da osservatore passivo, da cronista canonico, si sforza di far emergere la verità in prima persona, denunciando il coinvolgimento della polizia nell’omicidio. Tenterà di aiutarlo a far trionfare la giustizia l'avvocato Mello Sequeira, detto Loton per la vaga somiglianza all’attore Charles Laughton: una figura indimenticabile, nobile di famiglia ed anarchico per vocazione, realista ed allo stesso tempo metafisico, difensore degli emarginati ma ben lontano dal dichiararsi sconfitto. La testa perduta di Damasceno Monteiro ha la ‘presa’ narrativa di un poliziesco ed allo stesso tempo la passione del romanzo morale.

Antonio Tabucchi, La testa perduta di Damasceno Monteiro, Milano, Feltrinelli, 1999; pp. 240

Voto 8 

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