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  23/06/2024 - 20:38

 

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Alessandro Baricco
City
Milano, Rizzoli, 1999; pp. 323
L'ultima fatica letteraria dello scrittore torinese

 




                     di Paolo Boschi


City
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Senza sangue


Di Alessandro Baricco si sa ormai quasi tutto per la notorietà che gli è derivata dalle collaborazioni con la Rai e da estemporanee partecipazioni a vari talk shows televisivi, talvolta nella veste di conduttore, di marca culturale, ovviamente: nato a Torino nel 1958, Baricco può già contare un ruolino letterario di tre romanzi – Castelli di rabbia (1991), Oceano mare (1993) e Seta (1996) -, due testi teatrali – Davila Roa e Novecento (1994) – e due saggi – Il genio in fuga e L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin -, oltre a innumerevoli collaborazioni con i più importanti quotidiani e riviste nazionali. Uno scrittore completo che, oltre a esser capace di inventare ottime storie, è anche un profondo conoscitore (e critico) della scena letteraria internazionale e che, particolare non secondario, sa anche raccontare come pochi le storie degli altri autori, con quelle pause strategiche e quei commenti ‘universali’ che contraddistinguono come un marchio di fabbrica il suo stile di scrittura. Parlando di City, edito da Rizzoli, molti (lui per primo) hanno osservato che, dopo il precedente Seta, forse sarebbe stato meglio pensare a un titolo un po’ diverso – anche perché per esclusione ora non gli resta che scrivere Sete -. Continuando nelle variazioni sul tema, Baricco ha ben pensato di evitare un’eccessiva esposizione sui media, preferendo un lancio del libro a livello virtuale, con un apposito sito dove si possono leggere i retroscena di City in italiano o in inglese, e dove lo spazio per la fantasia semmai si moltiplica: vi si può ascoltare, ad esempio, perfino la musica del romanzo, amplificando il già considerevole piacere testuale. Rispetto al precedente Seta, Baricco offre al suo pubblico un’opera di maggior respiro, con numerosi personaggi, storie ad incastro ‘variato’ e ambientate, per gran parte, non nel passato ma ai giorni nostri. I personaggi di City hanno nomi che starebbero bene nel cast di un film americano: c’è un ragazzino, genio precoce, che si chiama Gould; poi c’è una strana ragazza che si chiama Shatzy Shell – e non è parente dei produttori di benzina – e che continua a prendere appunti in un registratore tascabile per il sogno della sua vita – un western virtualmente infinito, che fa da racconto nel racconto –; c’è un gigante buono che parla e sta sempre assieme a un ragazzo muto col cranio rasato (che nonparla ma ‘dice’ quel che pensa). City più che raccontare una città, è un romanzo a forma di città – Calvino docet –: col suo tono affabulatorio e trasognato Baricco ci ha disegnato dentro un paio di quartieri, con le storie dei suoi personaggi che, come tante strade, a volte s’incontrano, a volte scorrono parallele.

Alessandro Baricco, City, Milano, Rizzoli, 1999; pp. 323

Voto 7½ 

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