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  26/06/2019 - 05:48

 

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Super size me
Regia di Morgan Spurlock
Cast: Morgan Spurlock; documentario; U.S.A.; 2004; C.
Dentro la spirale del fast food

 




                     di Paolo Boschi


Super Size Me
Che fine ha fatto Osama Bin Laden?


Ci sarà un motivo per spiegare perché il popolo americano sta diventando sempre più grasso? Due ragazze nel 2002 hanno citato McDonald's accusando la notissima catena di fast food quale principale responsabile della loro obesità: il giudice ha stabilito che le due giovani querelanti avrebbero dovuto dimostrare in qualche modo i (presunti) nefasti effetti sull'organismo umano di un'alimentazione integralmente di marca McDonald's. A Morgan Spurlock, giovane documentarista americano del West Virginia, classe 1971, è venuto in mente l’idea di provarci: dopo essersi messo nelle mani di un gruppo medico di supporto – un cardiologo, una gastroenterologa, un medico generico, una dietologa e un fisiologo dell’esercizio –, si è sottoposto ad un check-up approfondito prima di iniziare il suo tour de force nei fast food della grande M, come li chiamano gli americani. Appurato di godere di una salute di ferro e di avere un fisico da atleta, Spurlock dipana a nostro uso e consumo le quattro semplici regole a cui si atterrà nel corso del suo pazzesco esperimento: ad esplicita domanda, solo Super Size Menu; solo cibi McDonald’s, acqua inclusa; assaggiare tutto quello che c’è sul menu, almeno una volta; tre pasti al giorno, niente scuse: colazione, pranzo e cena. Trenta giorni di Big Mac e patatine fritte produrranno danni immaginabili all’organismo dell’autolesionista regista statunitense, oltre le aspettative del suo team medico di supporto, però, che alla fine dell’autopunitiva esperienza consiglierà moderazione per il futuro. Super size me è un documentario che non trae la propria forza dall’accuratezza dell’inchiesta di base, ma dall’incisività delle immagini, dal ritmo spesso dirompente del montaggio, talvolta supportato da una colonna sonora di marca pop: uno stile insomma che si ispira chiaramente all’illustre esempio di Michael Moore e che, esattamente come accade nei film del corpulento cineasta di Flint, è disposto a tutto (faziosità compresa) per raggiungere il proprio risultato, ma ha anche l’indiscusso merito di riuscire a divertire per lunghi tratti del percorso filmico. Non è scientifico il taglio del sondaggio telefonico con cento nutrizionisti, per esempio, dimostra poco il fatto che Spurlock tenti invano per decine di volte di parlare con i responsabili McDonals’s, risulta piuttosto scorretto il parallelo tra la classica famiglia americana che ignora l’inno nazionale ma ricorda il jingle di McDonald’s, come la trovata (comunque geniale) dei bambini dell’asilo che scambiano Gesù con George Bush Jr. ma identificano subito il clown eletto a simbolo pubblicitario della McDonald’s: il tutto, abilmente cucinato in sala di montaggio, finisce per costituire un soggettivo atto d’accusa nei confronti non solo della più nota catena di fast food a livello internazionale, ma generalmente di tutta l’industria alimentare americana, rea di intrufolarsi nelle mense scolastiche e di puntare su fasce di utenza sempre più verdi. Ma nel libero mercato l’esigenza di regolamentazione non va imputata a chi governa? La questione è certamente troppo complessa per un solo film: quel che è certo è che con il suo polemico (e volutamente fazioso) documentario Spurlock ha conquistato il pubblico, aggiudicandosi peraltro il premio per la miglior regia all’edizione 2004 del Sundance Film Festival e la nomination di categoria all’Oscar.

Super size me, regia di Morgan Spurlock, con Morgan Spurlock; documentario; U.S.A.; 2004; C.; dur. 1h e 38’

Voto 7½ 

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