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  10/12/2019 - 05:44

 

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La nostra vita
Regia di Daniele Luchetti
Cast: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli, Alina Berzunteanu, Marius Ignat; drammatico; Italia; 2010; C.

 




                     di Paolo Boschi


I piccoli maestri
Dillo con parole mie
Mio fratello è figlio unico
La nostra vita


Chi sono veramente, oggi, gli Italiani? Devono esserselo chiesto i tre sceneggiatori de La nostra vita , ovvero il fidato duo Petraglia-Rulli, già autori della sceneggiatura de La meglio gioventù, più lo stesso regista Daniele Luchetti, non nuovo a riflessioni attualizzanti sui malcostumi nazionali da Il portaborse fino al recente Mio fratello è figlio unico, passando per La scuola e Dillo con parole mie. Stavolta dall’altra parte della macchina da presa c’è una vita fortemente rappresentativa del panorama nazionale: si tratta infatti del giovane imprenditore romano Claudio, che usualmente lavora in nero, non paga le tasse, passa il tempo libero nei centri commerciali con la famiglia e non ha orizzonti culturali di sorta (eccettuando forse Vasco Rossi). Con la moglie Elena, in dolce attesa del terzo figlio, il protagonista vive un rapporto di sana carnalità, alimentato dai comuni sogni consumistici ma tutto sommato appagante. Quando di punto in bianco Claudio si ritrova vedovo, non inizia neppure ad elaborare il lutto, semplicemente decide di riempire l’incolmabile vuoto relazionale piombato sui suoi tre figli con la felicità economica. Per riuscirci rimesta nel torbido giocando la carta di un lavoratore rumeno morto in un cantiere non a norma – a suo tempo non denunciato per non bloccare i lavori – con il vecchio imprenditore per cui lavora di solito: purtroppo Claudio non ha i mezzi per orientarsi a vista nell’ambiguo mondo dei palazzinari e si trova smarrito nel rispettare i tempi di consegna con la sua variopinta compagnia di dipendenti clandestini in nero – memorabile la scena in cui tutti (nessuno escluso) scappano dal cantiere all’arrivo del fratello di Claudio, carabiniere in divisa, per una semplice visita di cortesia –. Sull’orlo della bancarotta, troverà aiuto in coloro che gli vogliono più bene, i suoi familiari e il vicino Ari, pusher paralitico di buon cuore. Alla fine la verità più bruciante sul vuoto di valori in cui aleggia la vita del protagonista arriva però dal giovanissimo Valeri, il figlio del rumeno morto sul lavoro, quando Claudio gli rivela la verità sulla morte del genitore dopo averlo preso sotto la sua ala protettiva ed averci stretto un rapporto d’amicizia piuttosto intimo: il ragazzo gli rimprovera con disarmante sincerità che non tutto si può aggiustare con i soldi. È questa triste verità che resterà nella testa dello spettatore dopo i titoli di coda, a riverberare come un’eco sgradevole. Viene da chiedersi a che serva tirare avanti in una nazione popolata per la stragrande maggioranza  da gente il cui sogno principale è apparire in televisione, esibire il possesso di oggetti di lusso, vantarsi della beata ignoranza che riempie le loro vite, gioire sinceramente di evadere il fisco. Ma per andare dove? A questa domanda ha risposto con efficacia Daniele Luchetti, fotografando con lucidità nel film uno spaccato sconfortante della società italiana. Dal punto di vista registico è d’obbligo segnalare la struggente sequenza del funerale. Nel cast brilla il solito, bravissimo Elio Germano, più vero del vero. Da vedere.

La nostra vita, regia di Daniele Luchetti, con Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli, Alina Berzunteanu, Marius Ignat; drammatico; Italia; 2010; C.; dur. 95’

Voto 7½ 

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