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  05/03/2024 - 12:50

 

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Green Zone
Regia di Paul Greengrass
Cast: Matt Damon, Brendan Gleeson, Greg Kinnear, Amy Ryan, Jason Isaacs, Said Faraj, Michael O'Neill, Khalid Abdalla, Yigal Naor, Antoni Corone, Raad Rawi; drammatico/bellico; U.S.A./Fran./Spa./Gran Bret.; 2010; C.

 




                     di Paolo Boschi


Bloody Sunday
The Bourne Supremacy
United 93
The Bourne Ultimatum
Green Zone


Si apre a Baghdad nel 2003 l’ultima fatica di Paul Greengrass, che in Green Zone ha ritrovato dall’altra parte della macchina da presa Matt Damon dopo i fasti di The Bourne Ultimatum e The Bourne Supremacy. Questa volta il buon Matt non indossa i panni di un superagente che ha perso la memoria, ma quelli più normali di Roy Miller, un coraggioso ufficiale dell’esercito americano impegnato col suo gruppo per rintracciare i depositi di quelle armi di distruzione di massa che avevano indotto l’amministrazione Bush a muovere guerra all’Iraq e ad abbattere il regime di Saddam. Il punto è che ogni pista da seguire pare inutile e le armi di distruzione di massa sembrano svanite nel nulla o, chissà, forse non ci sono mai state. I superiori di Miller tra l’altro non brillano per spirito d’iniziativa e forse nascondono perfino qualcosa dietro una cortina di silenzio. In ogni caso il protagonista non intende darsi per vinto facilmente e così, quando riceve casualmente da un civile iracheno l’informazione relativa ad una riunione segreta di alcuni alti papaveri dell’esercito di Saddam convocati dall’autorevole generale Al Rawi, l’ufficiale decide d’impulso di seguire la traccia andando oltre le regole. Passo dopo passo scoprirà che gli indizi che hanno spinto gli Stati Uniti d’America a portare la guerra in Iraq erano fondamentalmente una rete di menzogne elaborate ad arte per eliminare il problema Saddam dallo scacchiere mediorientale, un piano ben organizzato che è servito anche a manipolare abilmente la stampa. Alla fine il tormentato protagonista cercherà di fare la cosa giusta e portare la verità alla luce usando come testimone il generale Al Rawi, ma si ritroverà a cozzare contro l’ostacolo di alcuni suoi colleghi deviati e disposti a tutto per impedirglielo. Green Zone miscela in ugual misura azione e denuncia con l’amalgama della consueta perizia documentaristica di Paul Greengrass, che anche stavolta si serve della telecamera a mano per incrementare il tasso di realismo della storia. Nel film non brillano particolarmente i personaggi, che si rivelano tutti un po’ troppo monotematici e finiscono assorbiti dal plot centrale senza approfondimenti di sorta (compreso il protagonista). A livello narrativo peraltro non risulta abbastanza convincente la denuncia casuale che innesca tutta la vicenda (The Hurt Locker si muoveva su tutt’altro livello), ma lo spirito (almeno quello) è politicamente corretto e condito da una puntina di indignato cinismo, che non guasta mai quando i maneggi della politica turbano la pace internazionale e costringono un intero popolo ad abbracciare la democrazia con la forza, un concetto eticamente piuttosto ossimorico. Alla fine con qualche eccesso di retorica si intuisce che c’è del marcio proprio nella cosiddetta green zone, quel ristretto territorio ‘bonificato’ in cui si sono insediati i vincitori per pilotare gli sfortunati iracheni nella ricostruzione del loro stato.

Green Zone, regia di Paul Greengrass, con Matt Damon, Brendan Gleeson, Greg Kinnear, Amy Ryan, Jason Isaacs, Said Faraj, Michael O'Neill, Khalid Abdalla, Yigal Naor, Antoni Corone, Raad Rawi; drammatico/bellico; U.S.A./Fran./Spa./Gran Bret.; 2010; C.; dur. 116’

Voto 7 

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