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  16/12/2017 - 17:56

 

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Scanner - musica
 


Mark Knopfler
Sailing to Philadelphia
[Mercury 2000]
Il leader dei Dire Straits in rotta (solista) verso Philadelphia

 




                     di Paolo Boschi


Sultans of swing. The very best of Dire Straits
Sailing to Philadelphia by Mark Knopfler


Diciamo la verità: la voce lieve e profonda allo stesso tempo del leader dei Dire Straits non poteva che regalarci una prova solista come Sailing to Philadelphia, insieme delicato ed ombroso, vera musica da viaggio, magari un coast to coast aereo per i cieli americani, come l'album pare suggerire fin dalla copertina. Mark Knopfler, classe 1949, continua a rileggere per l'ennesima volta il mito degli States, una frequentazione di lunga data (e con frequente scalo aereo proprio a Philadelphia) fin dal notevole Brothers in arms (1985), dove tra l'altro gli Straits ci proponevano So far away, brano prototipico dell'on the road a stelle e strisce. Quanto alla musica lo Knopfler solista, cantante e chitarrista di gran classe, pare attenuare volutamente la sua vena di rock writer di razza per concedersi ad una terra di nessuno dove il bello e l'insostenibile sono di casa, tra un po' di country, sprazzi di blues, alchimie folk e venature da southern pop rigorosamente made in U.S.A. Gli danno una mano nell'operazione due guest stars del calibro del grande James Taylor - che duetta con Knopfler nella soave title track ispirata dalla famosa linea di comunicazione Mason-Dixon - e del mitico Van Morrison nell'intensa The last laugh, semplicemente meravigliosa e concepita da Knopfer proprio pensando all'artista irlandese. La track list di complessivi tredici brani si apre con il singolo What it is, un ritmato pop rock che subito rimanda alla premiata scuola Dire Straits, e poi inizia a salire nei cieli come l'areo di copertina senza perdere mai quota fino all'ultima traccia. Dopo il debutto solista con Golden heart nel 1996 Mark Knopfler presenta un disco di chiara impostazione intimistica, dove aleggia di massima un country blues che si adatta di volta in volta a colorare gli stati d'animo soffusi nei brani, tra la chitarra sbarazzina che domina la spensierata Who's your baby now, non indispensabile ma piacevole, l'atmosfera di frontiera di Baloney again o la densa malinconia di Silvertown blues. Il cantante scozzese replica talvolta se stesso ed i Dire Straits, dando l'impressione di concentrarsi più sulle parole che sulla musica, anche perché certi accordi, come accade nella desertica Prairie wedding (ispirata alla tradizione dei matrimoni per posta) fanno ormai parte del suo bagaglio cromosomico, e nonostante ciò suonano sempre originali. La coda del disco presenta un gioiello country come Speedway to Nazareth, lo strano blues rurale di Junkie doll e la splendida One more matinee, per una chiusura all'insegna della delicatezza. Un grande disco: Sailing to Philadelphia conferma in pieno, quando mai ve ne fosse bisogno, l'immenso talento di Mark Knopfler.

Mark Knopfler, Sailing to Philadelphia [Mercury 2000]

Voto 8 

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