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  15/12/2017 - 15:01

 

  home>musica > rock

Scanner - musica
 


Gomez
Liquid skin
[Hut 1999]

 




                     di Paolo Boschi


Bring it on
Liquid skin
In our gun


I cinque Gomez tornano con un nuovo album ad appena un anno dall'esordio, davvero convincente, con Bring it on. La formula è invariata rispetto al passato: d'altra parte che motivo avrebbe avuto la poliedrica band di Southport per cambiare un sound unico ed originale come il proprio, un vero, irripetibile marchio di fabbrica? Perché, nonostante il gruppo sia divenuto più noto ed apprezzato, la prima impressione che la loro musica continua ad offrire è che si tratti a tutti gli effetti di una band d'oltreoceano, e di quelle 'buone' per giunta. I Gomez tessono una ragnatela arrichita dagli apporti estemporanei di tutti i generi tipici degli Stati Uniti: dosi generose di blues da una parte, di country, soul e rhythm'n'blues dall'altra, il tutto condito con un pizzico di tex mex, divagazioni jazz e sprazzi di funky – vi pare impossibile? Ascoltare per credere –. Un disegno armonico complesso ed arricchito oltre misura, che risulta 'pieno' e corposo anche nei momenti intimistici, che sono non pochi in questa recentissima 'pelle liquida' – perché attendersi qualcosa di diverso da un titolo virtualmente impossibile da un gruppo inglese di nascita ma americano per estrazione sonora? –. In Liquid skin si succedono quattordici brani all'insegna di una generalizzata varietà, equamente divisi tra canzoni di pensosa contemplazione sentimentale e pezzi più tesi ed energici. Il bello è che non c'è uno solo per cui sia semplice trovare un immediato riferimento a livello di genere o di autore: dall'ottimo apripista Hangover fino al conclusivo Devil will ride tutto stupisce per felicità d'invenzione musicale, sia dal punto di vista dei testi sia per quanto riguarda le musiche. Ogni tanto si può tracciare a pelle un richiamo, pur approssimativo: ad esempio Fill my cup ricorda certe ombrose sperimentazioni lennoniane nell'ultimo periodo con i Beatles. Sorprendono molto spesso gli attacchi dei brani, sempre ‘strani’, ma perfetti: basti pensare a quello decisamente inusuale che apre Rhythm & blues alibi, che poi si sviluppa come ballata malinconica arricchita da momenti (quasi) rock. E, come nell'album d'esordio, ogni tanto arrivano dal nulla anche brani con una tessitura armonica attraverso i quali il gruppo di Southport strizza l'occhio a sonorità latinoamericane, come in Rosalita o nel refrain tex mex di California – in tal senso è impossibile dimenticare in Bring it on l’originalissimo singolo che lanciò i Gomez: 78 Stone Wobble –. Un album da ascoltare e riascoltare all'infinito perché, come si può immaginare, un simile sforzo di varietà si apprezza col succedersi degli ascolti plurimi, vivamente consigliati.

Gomez, Liquid skin [Hut 1999]

Voto 7½ 

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