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  16/12/2017 - 15:50

 

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Scanner - musica
 


The Corrs
In Blue
[Atlantic 2000]

 




                     di Paolo Boschi


Talk on Corners
Unplugged
In blue


Viene da Dundalk, al confine tra Eire e Irlanda del Nord, il nuovo fenomeno del pop mondiale: trattasi di band a gestione familiare che assortisce un fratello e tre sorelle, nel dettaglio Jim e le incantevoli Andrea, Caroline e Sharon Corr. Quanto a suonare, i Corrs sanno suonare per davvero e spesso più di uno strumento, provenendo da una famiglia di musicisti. La loro carriera è iniziata nel 1995 con Forgiven not forgotten ed è andata in esponenziale crescendo, prima con Talk on corners (del 1997), poi con l'Unplugged nel 1999, fino a In Blue, che li ha definitivamente lanciati nell'Olimpo discografico. Alla fama dei Corrs non ha purtroppo corrisposto una progressiva ricerca musicale: partiti come esponenti del folk celtico-irlandese, i quattro fratelli hanno aumentato sempre più il tasso di pop commerciale nei loro dischi, riducendo nel contempo qualunque componente contribuisse all'originalità delle proprie canzoni. In Blue, proprio per tale motivo, funziona a due livelli: al primo impatto di generalizzata accettazione acustica - trattandosi di brani mostruosamente orecchiabili -, fa seguito una sensazione di indifferenza (prima) e di fastidio (con il ripetersi degli ascolti successivi): in pratica un disco che costituisce l'ideale sottofondo per chiacchierate o riflessioni, disimpegnato, accattivante quanto basta, musica che non cattura internamente ma che si fa soltanto ascoltare (questo sì) con estrema facilità. Ridotti ormai a echi sporadici le ataviche influenze celtiche, il genere privilegiato di In Blue è un tranquillo pop rock da era della globalizzazione: nella track list i Corrs alternano addirittura quindici brani, con pochi picchi creativi ed una curiosa linearità complessiva. Nonostante il titolo lasci intuire malinconie in arrivo, l'album è spesso vivace e costantemente orecchiabile: si comincia con la verve del fortunatissimo singolo Breathless - ma mozzafiato, più del brano, restano le indubbie grazie delle tre sorelle -, seguito a ruota da Give me a reason, intrigante e vagamente elettronico, ma pur sempre pop sentito e risentito. All'interno di In Blue si fa sentire anche l'esperienza dell'accorto Mutt Lange, marito e produttore di Shania Twain, stella canadese del country, che ha collaborato a Breathless, All the love in the world e Irresistible (due ballate fin troppo patinate). Insomma, saltando tra una traccia e l'altra, di cose notabili non se ne sentono molte, tutte le canzoni in genere sembrano uniformate da un buonismo ottimistico che tutto avvolge ed incarta grazie alla voce zuccherosa e cristallina della bella Andrea. Alcune canzoni sono obiettivamente gradevoli, come Somebody for someone, Radio e At your side (queste due già in versione acustica nell' Unplugged), All in a day, la ritmata No more cry o la deliziosa (e delicata) Rain: ma l'impressione è che si tratti di brani carini quanto estemporanei sotto il profilo artistico-emozionale. Lasciano trasparire qualche atmosfera irlandese qua e là, certo, ma soltanto scorci da cartolina, rarefatti e scelti ad hoc: non a caso l'unica genuina espressione celtica dei Corrs trova spazio soltanto nell'ultima traccia, la strumentale e suggestiva Rebel Heart.

The Corrs, In Blue [Atlantic 2000]

Voto 6Ĺ 

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