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  23/02/2020 - 02:59

 

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Scanner - cinema
 


Panic Room
Regia di David Fincher
Cast: Jodie Foster, Forest Whitaker, Kristen Stewart, Jared Leto; thriller; Usa; 2002; C.
Dall'autore di Se7en un thriller a claustrofobia

 




                     di Paolo Boschi


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Pericolo, oscurità e claustrofobia: sono gli ingredienti vincenti di Panic Room di David Fincher, un regista che in passato ha dimostrato di trovarsi decisamente a proprio agio con il genere thriller (vedere in merito Seven e The Game). La storia affonda le sue radici narrative in una delle preoccupazioni più pressanti ed attuali negli Stati Uniti, ovvero l’ossessione per la sicurezza della casa, per la protezione delle mura domestiche da aggressioni da parte di criminali. In particolare il dettaglio architettonico che crea la situazione di maggior tensione drammatica nel plot è la presenza, nel prestigioso immobile a tre piani (con ascensore) acquistato dalla giovane divorziata Meg Altman, della cosiddetta panic room, una stanza blindata costruita per offrire rifugio ai proprietari nel caso in cui eventuali malintenzionati riescano a penetrare nelle loro abitazioni: il locale è dotato di un circuito interno di video con otto telecamere per seguire i movimenti degli intrusi, di generi alimentari di sussistenza e di una linea telefonica protetta per avvertire le forze dell’ordine, un luogo insomma che sulla carta potrebbe offrire asilo per circa un mese. Ma la situazione al centro di Panic Room è riposta in un intricato mosaico di dettagli discordanti, di eventi scoordinati, di personaggi fuori posto che, nel loro complesso, contribuiscono ad alimentare la forza altamente emotiva della storia in direzione dello scioglimento finale, amplificata da un’insostenibile suspense centellinata sapientemente per tutta la durata del plot. Accade infatti che l’incursione dei tre ladri avvenga la prima notte di permanenza della protagonista e della figlia Sarah nella nuova casa (quando la linea telefonica protetta non è ancora attivata), che l’oggetto del furto sia nascosto (ad insaputa delle due) proprio nella panic room, che la madre (ferita dal recente divorzio dal marito fedifrago) soffra di latente claustrofobia e la figlia di diabete (la stanza blindata è priva di siringhe ed insulina, ovvio) e che i ladri non siano propriamente professionali: uno è il nipote dell’ex proprietario (miliardario eccentrico che ha nascosto in casa un tesoro di titoli al portatore), un altro è il tecnico che ha costruito il sistema di sicurezza della casa (costretto al furto dal bisogno), il terzo un violento conducente d’autobus aggiuntosi all’ultimo minuto, il sadico della situazione. Il rifugio si rivelerà una micidiale trappola per topi per le due protagoniste, assediate all’interno senza possibilità di comunicare, come pure una fortezza inespugnabile per i ladri all’esterno. Davvero notevole lo stile di regia di David Fincher, che sembra voler circoscrivere con spiazzanti carrellate interne le mura, le finestre e gli anfratti oscuri in cui andrà in scena il teatro della crudeltà di Panic Room, animato dalla dicotomia tra l’ansia per la sicurezza domestica a tutti i costi della proprietaria e tra la primigenia avidità che muove gli intrusi. Intensa e serrata come richiesto dal genere la recitazione del cast, in cui è doveroso segnalare le prove di Jodie Foster e di Forest Whitaker, bravi come di consueto.

Panic Room, regia di David Fincher, con Jodie Foster, Forest Whitaker, Kristen Stewart, Jared Leto; thriller; Usa; 2002; C.; dur. 1h e 55'

Voto 7½ 

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